Pil dell’Italia può ancora crescere del 3,1% nel 2022

Violetta Silvestri

28/06/2022

28/06/2022 - 10:26

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Si intravede un certo ottimismo sulle stime del Pil in Italia nel 2022. Pur in una cornice complessa e sfidante, il Mef non esclude che la crescita economica possa anche superare il 3,1%.

Pil dell'Italia può ancora crescere del 3,1% nel 2022

Italia: il Pil del 2022 sotto osservazione nelle stime del Mef.

Nella nota riguardante il programma trimestrale di emissione, la parte dedicata al quadro macroeconomico della nazione ha lasciato spazio all’ottimismo. “A dispetto di un contesto economico e geopolitico estremamente sfidante, l’economia italiana ha ripreso slancio dopo una partenza lenta a gennaio”, si legge nel report.

In attesa del disegno di legge di assestamento del Bilancio per le previsioni aggiornate e ufficiali, il Mef ha offerto una visione di insieme sul sistema Italia: perché il Pil può ancora crescere e superare il 3,1% in questo complesso anno 2022?

Italia: Pil può centrare e andare oltre il 3,1%. La nota Mef

Mentre l’Italia, come il resto d’Europa, s’affanna per riscattarsi dall’energia russa evitando un disastro per la crescita della nazione, il Mef ha pubblicato un aggiornamento sul quadro generale, con interessanti stime.

Non ci sono soltanto pessimismo e incertezza a guidare le previsioni per questo anno. Il 2022, infatti, può ancora chiudere con risultati importanti e un Pil a +3,1% come precedentemente previsto dal Tesoro.

Nello specifico, il Mef ha sottolineato che:

“La crescita acquisita del PIL per il 2022, pari al 2,6%, congiuntamente alle prospettive di un’accelerazione nel secondo trimestre rendono ancora plausibile raggiungere se non superare la previsione di crescita del DEF per l’anno in corso, pari al 3,1%

Per supportare questo quadro di positività, il Tesoro ha fatto riferimento a dati congiunturali piuttosto rincuoranti, quali:

  • produzione industriale in crescita dell’1,6% ad aprile dopo la brusca partenza di gennaio, con la terza variazione congiunturale positiva consecutiva;
  • produzione delle costruzioni robusta, posizionata ai livelli più elevati dell’ultimo decennio;
  • clima di fiducia delle imprese italiane in aumento a maggio e giugno;
  • ripresa del settore dei servizi e dei flussi turistici, favoriti dalla quasi completa eliminazione delle misure restrittive anti-Covid

Inoltre, “l’inflazione è prevista decelerare nella seconda metà dell’anno pur restando elevata in confronto agli anni scorsi e vulnerabile a nuove impennate dei prezzi energetici.”

Tuttavia, non mancano elementi avversi a una piena ripresa economica, che potrebbero ostacolare il target del 3,1% per il 2022.

Cosa può ostacolare la crescita in Italia nel 2022

Nel segno del realismo e della lettura attenta delle dinamiche economiche e geopolitiche internazionali, il Mef ha messo in guardia dai rischi che possono intaccare la crescita nel 2022.

Due gli ambiti di maggiore preoccupazione: lo spread, legato all’evoluzione dei tassi di interesse con la Bce protagonista e l’inflazione.

Il Tesoro, nel suo comunicato ha evidenziato che la crescita del Pil è auspicata al 3,1% “sebbene la recente correzione nei mercati finanziari e l’allargamento dello spread potrebbero avere effetti negativi sulla fiducia di famiglie e imprese nei prossimi mesi, nonché sulla spesa per beni durevoli attraverso l’effetto ricchezza nella seconda parte dell’anno”.

In più, “il protrarsi del conflitto in Ucraina ha mantenuto i prezzi dell’energia a livelli elevati e a metà giugno la riduzione delle forniture da parte di Gazprom ai Paesi UE stanno determinando in questi giorni una nuova, forte impennata delle quotazioni del gas”.

Per questo, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento continua e l’Italia ha registrato, nei primi quattro
mesi dell’anno, importazioni dalla Russia, tramite il gasdotto del Tarvisio, in calo del 28% rispetto allo stesso periodo del 2021, con un aumento di quelle dal TAP e dall’Algeria, oltre a import di GNL per gli impianti di rigassificazione.

Con il rincaro anche delle materie prime agricole, l’Italia ha inoltre subito una crescita dei prezzi più ampia e generalizzata, comprendente l’indice di fondo. Per questo, “è lecito immaginare che se si confermerà la tendenza alla stabilizzazione o al ribasso dei prezzi dell’energia, l’inflazione complessiva rallenterà nella seconda metà dell’anno”.

Come effetto dell’impennata dei prezzi energetici, la bilancia commerciale e quella delle partite correnti hanno registrato un peggioramento.

Infine, sul mondo del lavoro, il Mef ha ricordato che “in aprile la crescita dell’occupazione ha subìto una battuta d’arresto, ma la tendenza recente dell’occupazione è nettamente positiva. Il numero di occupati è tornato intorno ai livelli di inizio 2020 e il tasso di disoccupazione è sceso ad un livello (8,4%) che non si era registrato da oltre dieci anni.”

Luci e ombre, quindi, restano sulla strada della ripresa in Italia, con il target del +3,1% del Pil nel 2022 auspicato, ma non certo.

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