Pignoramento conto corrente: come funziona e chi rischia di più

Come funziona il pignoramento del conto corrente? Analizziamo le procedure del vincolo forzato del denaro su depositi bancari o postali per estinguere un debito insoluto, evidenziando chi rischia di più

Pignoramento conto corrente: come funziona e chi rischia di più

Pignoramento conto corrente: come funziona? La procedura del vincolo forzato del denaro in deposito bancario o postale per soddisfare un credito segue specifiche regole.

Sul tema del pignoramento del conto corrente, che rientra nella categoria del pignoramento presso terzi, i rischi non sono uguali per tutte le categorie di lavoratori in possesso di un deposito presso un istituto bancario o postale.

Le regole procedurali in vigore sull’espropriazione di denaro in deposito da parte dei creditori differiscono in base al tipo di rapporto lavorativo del debitore insolvente e al conto in possesso.

Scopriamo nel dettaglio come funziona la procedura di pignoramento del conto corrente e chi rischia di più l’espropriazione forzata.

Pignoramento conto corrente: come funziona

Il pignoramento del conto corrente è uno dei vincoli giuridici previsti in tre forme (mobiliare, immobiliare e presso terzi) che consente per legge al creditore di recuperare quanto gli spetta dal debitore insolvente.

Nello specifico, l’espropriazione di denaro su un conto corrente postale o bancario avviene a seguito di una notifica innanzitutto al debitore che indichi: titolo esecutivo, atto di precetto (il debitore ha ancora 10 giorni per pagare) e atto di pignoramento.

Quest’ultimo è inviato anche all’istituto di credito interessato che può quindi bloccare una somma in deposito su un conto per garantire il pagamento da parte del debitore insolvente o la riscossione del creditore.

La legge stabilisce che, una volta presentato l’atto giudiziario di pignoramento, la banca o l’ente postale può procedere a bloccare la somma intera presente su un normale conto corrente, o una parte di essa (la parte che supera il triplo dell’assegno sociale) se il conto è di appoggio per la ricezione dello stipendio di un lavoratore.

Da sottolineare, che quando il debito è nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, quest’ultima può procedere al procedimento di pignoramento del conto senza intervento del tribunale.

Pignoramento conto corrente: limiti e casi particolari

Una volta attivata la procedura di pignoramento del conto corrente, possono palesarsi diversi scenari:

  • conto corrente vuoto o con saldo negativo: verranno bloccate eventuali depositi successivi;
  • conto corrente con somma uguale o inferiore alla somma da pignorare: conto è bloccato e anche eventuali bonifici, fino all’udienza di assegnazione;
  • conto corrente con saldo attivo: debitore può prelevare le somme in eccesso a quelle pignorate e può ricevere bonifici.

Inoltre, esistono delle particolari voci di accredito su un conto corrente che non possono essere coinvolte nel pignoramento. Esse sono gli assegni di accompagnamento per disabili, le rendite di assicurazione sulla vita e le pensioni di invalidità.

Se il conto corrente possiede solo queste entrate, di fatto non è pignorabile.

Per quanto riguarda il conto corrente cointestato, se il debito è personale non si intende valido per l’altro intestatario. Questo significa che può essere bloccato il 50% delle somme e quanto eccede può essere utilizzato anche dal debitore.

Dopo il pignoramento, però, la somma versata sarà disponibile solo al 50% del suo valore.

Pignoramento conto corrente di un professionista e di un lavoratore dipendente

Secondo la legge con il pignoramento di un conto corrente può scattare il blocco dell’intera somma o di una parte di essa.

Questa differenza significa che la giacenza presente su un conto corrente di un professionista viene bloccata per intero con il pignoramento. Per quanto riguarda il conto di un lavoratore dipendente, invece, il blocco dei soldi depositati avverrà solo se la cifra supera i 1.347 euro e nella misura dell’eccedenza del triplo dell’assegno.

Il pignoramento per il lavoratore autonomo, quindi, comprende da subito tutta la somma depositata. Per chi ha un lavoro subordinato e dipendente, viceversa, il blocco è limitato ad una parte della somma presente sul conto.

Da questo punto di vista, il professionista risulta essere la categoria che rischia di più. Considerando, però, le regole sulla durata del pignoramento il lavoratore dipendente assume una posizione più rischiosa. Analizziamo perché.

Pignoramento conto corrente: chi rischia di più

Il pignoramento del conto corrente di un lavoratore dipendente risulta più a rischio di quello effettuato sul deposito di un professionista perché ha una durata maggiore.

Il conto corrente del lavoratore autonomo, infatti, è liberato dal pignoramento quando il giudice autorizza il prelievo della somma del debito. Una volta estinto il pagamento verso il creditore, il conto corrente torna in piena disponibilità del professionista.

Il rischio per il lavoratore, invece, è maggiore. Il suo conto corrente, infatti, resta sottoposto a pignoramento anche nei mesi successivi all’atto di pignoramento. Nello specifico, verrà trattenuto il 20% da ogni mensilità ricevuta dal lavoratore sul conto corrente.

Il lavoratore dipendente rischia di più perché il pignoramento dura fino a quando sul suo conto verrà accreditato lo stipendio mensile.

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