Come funziona il pignoramento esattoriale diretto sul conto? Ecco le nuove regole sui controlli incrociati e cosa fare entro i 60 giorni di tempo.
Il pignoramento del conto corrente non è una novità per chi ha debiti con il Fisco. L’Agenzia delle Entrate utilizza da anni il pignoramento dei conti correnti per recuperare coattivamente i debiti tributari.
Il procedimento può essere attivato quando il debitore non salda le cartelle esattoriali entro 60 giorni dalla notifica. Una volta che è decorso questo termine l’Agenzia delle Entrate Riscossione può notificare alla banca un atto di pignoramento presso terzi, senza che ci sia bisogno dell’autorizzazione del giudice.
Il pignoramento del conto corrente
Quando la banca riceve il provvedimento di pignoramento del conto corrente dall’Agenzia delle Entrate Riscossione è tenuta a bloccare le somme presenti sul rapporto finanziario fino alla concorrenza dell’importo dovuto. Secondo l’art. 72-bis del DPR 602/1973, l’atto notificato alla banca contiene già l’ordine di versare le somme direttamente ad AdER entro 60 giorni. La banca non si limita a bloccare in attesa di un’udienza, ma ha l’obbligo di pagare direttamente se il debitore non salda o non ottiene una rateizzazione entro quel termine.
L’istituto del pignoramento presso terzi, poi, è stato ulteriormente rafforzato dalla Legge di Bilancio 2026 visto che ha previsto nuove forme di condivisione dei dati tra l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate Riscossione.
Proprio grazie a queste nuove condivisioni l’agente di riscossione riesce ad accedere più velocemente alle informazioni contenute nelle fatture elettroniche emesse dai contribuenti debitori. Questo permette di individuare tempestivamente le finanze che devono entrare al contribuente per aggredirle a stretto giro.
Questo meccanismo, quindi, fa in modo che al debitore non vengano pignorate solo le somme presenti sul conto corrente, ma anche i pagamenti in arrivo dopo la notifica dell’atto e compensi professionali. L’accesso alle fatture elettroniche serve all’AdER per fare il pignoramento dei crediti commerciali presso terzi (pignorare i soldi direttamente presso il cliente del debitore prima che arrivino a lui).
Le tutele per il debitore
Nonostante questi nuovi strumenti messi a disposizione per l’agente di riscossione, il debitore ha in ogni caso le sue tutele: non tutte le somme possono essere pignorate interamente. Somme derivanti dalla pensione o come retribuzioni per il lavoro svolto non possono essere pignorate interamente e restano soggette ai precisi limiti previsti dalla legge.
Notifica di pignoramento, cosa fare?
Una volta che viene notificato l’atto di pignoramento, prima che il provvedimento diventi definitivo il contribuente può agire per limitare i danni. Tra le diverse soluzioni che possono essere valutate ci sono:
- pagare il debito per evitare che il pignoramento diventi definitivo;
- chiedere la rateizzazione del debito per bloccare il pignoramento;
- impugnare eventuali cartelle esattoriali che presentano vizi di notifica o di prescrizione.
In questi casi, però, è importante fare in fretta perché se decorre il termine previsto dalla legge, la banca procede a versare le somme previste all’Agenzia delle Entrate.
Le novità previste rendono sempre più difficile ai debitori sottrarsi al pagamento dei debiti contratti: se non si paga l’agente di riscossione procede al recupero coattivo delle somme . Anche alla luce di queste modifiche, però, non bisogna allarmarsi. Il pignoramento non colpisce indistintamente tutti i contribuenti, ma soltanto quelli che hanno debiti con l’amministrazione finanziaria accertati.
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