Petrolio a rischio, settore a picco con il boom di green e tech

Il petrolio non attira più gli investimenti come in precedenza. Ad avere maggiore peso nel mercato azionario sono le aziende tecnologiche. E il green avanza nel settore energetico. Analizziamo i rischi per il mercato del petrolio.

Petrolio a rischio, settore a picco con il boom di green e tech

Il petrolio rischia di non attirare più investitori e di perdere fiducia nei mercati. Ad avanzare nel panorama economico finanziario, infatti, sono le grandi multinazionali hi-tech, con ritorni sempre maggiori negli ultimi anni. Preoccupa anche l’aumento di investimenti nel green, con il balzo in avanti delle energie rinnovabili che potrebbero scalzare l’interesse verso l’oro nero.

Le grandi società petrolifere stanno restando indietro e le multinazionali rischiano di entrare in un periodo di declino costante. L’allarme è arrivato anche dai numeri all’interno dell’indice S&P 500. Exxon Mobil è uscito dai primi 10 titoli a più alta capitalizzazione per la prima volta in novant’anni e il peso del settore energetico all’interno dell’indice statunitense ha toccato un minimo di circa il 4%.

Malgrado la valutazione del petrolio e del gas nei mercati sia spesso volatile, il posizionamento nell’indice resta il più basso degli ultimi quarant’anni.

Le prospettive future sono più incerte e disegnano scenari meno rosei per chi finora ha fatto affari con il greggio. Sono questi segnali concreti? Davvero il petrolio non attira più?

Il petrolio pesa meno del tech, calano gli investimenti

Il petrolio perde il passo nelle preferenze degli investitori. Negli ultimi cinque anni, il 30% del rendimento dell’S&P 500 è stato generato dai cinque maggiori titoli tecnologici: Alphabet, Facebook, Apple, Microsoft e Amazon. Dal 2000 in poi le grandi multinazionali della tecnologia hanno registrato crescite costanti, con picchi che il settore energetico non ha affatto eguagliato. Nel 2018, per esempio, Forbes indicava ben 59 big del tech tra le aziende di maggior peso economico negli USA, con Amazon di Bezos in testa.

Sembrerebbe, dunque, che le grandi del petrolio non abbiano più attrattiva e margine di grande rendimento nel mercato finanziario globale. Nonostante il prezzo del petrolio stia viaggiando all’interno di un range di $50–$60 come in altri periodi storici, il declino c’è. E per mantenere la competitività, il mercato del petrolio potrebbe essere costretto a rivoluzionarsi.

La minaccia al petrolio arriva dalle energie rinnovabili

Se il petrolio non attira più nel mercato degli investimenti molto dipende anche dalla crescita importante delle energie rinnovabili. Il green e la sostenibilità avanzano all’interno del settore energetico, il che è destinato a causare un declino inarrestabile per il greggio.

Malgrado le prospettive di breve e medio periodo non siano così negative per il petrolio - che non potrà certo scomparire dall’oggi al domani - la necessità di una sostanziale rivoluzioni è concreta.

Secondo BNP Paribas il petrolio, per essere competitivo, deve assestarsi a quota 10 dollari al barile a causa del potere delle energie rinnovabili nell’era dell’auto elettrica. Un dato, questo, che si aggiunge all’attenzione per il green da parte delle multinazionali più importanti a livello mondiale.

Bezos ha affermato che entro il 2022 circa 10.000 veicoli elettrici saranno utilizzati per le consegne e che la sua azienda sarà carbon free già nel 2040. Google investirà 2 miliardi di dollari in progetti legati all’energia rinnovabile e la Duke Energy ha annunciato l’obiettivo di ridurre del 100% le emissioni di carbonio entro il 2050.

L’energia da fonti rinnovabili avanza e sta diventando attrattiva anche agli occhi degli investitori. Ecco un’altra minaccia per il petrolio che rischia davvero di non attirare più profitti come prima.

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