Permessi per votare alle elezioni: quando l’assenza dal lavoro è giustificata

Per chi lavora lontano da casa e soddisfa determinati requisiti è riconosciuto un permesso retribuito per recarsi nel Comune di residenza e votare; questa possibilità, però, è riservata ai soli dipendenti pubblici.

Permessi per votare alle elezioni: quando l'assenza dal lavoro è giustificata

In alcune circostanze ai lavoratori subordinati - esclusivamente del settore pubblico - possono beneficiare di permessi per votare.

Ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, infatti, sono riconosciuti dei giorni di permesso per recarsi nel seggio assegnato dall’Ufficio elettorale del Comune di residenza, ma solamente quando sussistono determinate circostanze che andremo ad analizzare nel prosieguo dell’articolo.

D’altronde, immaginiamo che in questi giorni chi si sta cominciando ad organizzare per andare a votare alle Elezioni Europee 2019 (senza dimenticare che in alcuni Comuni si vota anche per le amministrative e in Piemonte anche per le Regionali) si sta chiedendo quanti giorni di permesso retribuito si possono chiedere; a tal proposito ecco una guida con tutte le informazioni utili in merito.

Permessi per andare a votare

In linea generale il nostro ordinamento non riconosce alcun permesso per i dipendenti del settore privato che si recano a votare in Comuni diversi da quelli in cui prestano l’attività lavorativa.

Per le elezioni che si terranno domenica 26 maggio, quindi, i lavoratori privati che devono spostarsi di diversi chilometri per votare dovranno chiedere al proprio datore di lavoro un giorno di permesso non retribuito (come ad esempio il ROL, il permesso per riduzione dell’orario di lavoro) oppure una o più giornate di ferie.

Il permesso retribuito invece viene concesso ai dipendenti pubblici, purché soddisfino le seguenti condizioni:

  • devono votare in un Comune differente da quello della sede di servizio;
  • sono stati trasferiti in prossimità delle elezioni;
  • hanno provveduto nel prescritto termine di 20 giorni a chiedere il trasferimento di residenza, pur non avendo fatto in tempo a riceverlo.

In presenza di questi requisiti il dipendente pubblico può beneficiare di uno o più giorni di permesso a seconda della distanza che dovrà percorrere per andare a votare. Nel dettaglio:

  • 1 giorno di permesso per distanze comprese tra 350 e 700 chilometri;
  • 2 giorni di permesso per distanze superiori ai 700 chilometri e per i spostamenti da e per le isole.

Discorso differente per chi invece si assenterà dal lavoro per svolgere delle attività necessarie per garantire il corretto svolgimento delle elezioni (come ad esempio gli scrutatori): la loro attività è considerata a tutti gli effetti lavorativa e come tale va retribuita e dà diritto al riposo compensativo.

Agevolazioni per gli elettori pendolari

Anche se i lavoratori del settore privato non hanno diritto a dei giorni di permesso retribuiti per le elezioni possono comunque beneficiare - così come gli statali - di agevolazioni per le spese di viaggio sostenute. Si tratta di tariffe agevolate per chi prende treni, navi o aerei per andare nel Comune di residenza nel periodo delle elezioni.

Per usufruire di queste agevolazioni è necessario presentare la tessera elettorale o in alternativa si può firmare un’autocertificazione.

L’importante è che una volta adempiuto al proprio dovere di elettore venga presentata nuovamente la tessera elettorale che naturalmente sarà timbrata con il sigillo della sezione presso la quale si è votato.

Per ulteriori informazioni sulle agevolazioni e sugli importi delle tariffe ridotte vi consigliamo di consultare il sito della compagnia di trasporti che utilizzerete per spostarvi.

Permesso elettorale per gli occupati nel seggio

A coloro che durante le elezioni saranno chiamati a svolgere le funzioni necessarie per garantire il corretto svolgimento della competizione elettorale viene riconosciuto il diritto di assentarsi dal lavoro per tutto il periodo corrispondente alla durata delle votazioni e degli scrutini.

Possono usufruirne le seguenti figure:

  • presidente del seggio elettorale;
  • segretario del seggio elettorale;
  • scrutatore del seggio elettorale;
  • rappresentanti di lista;
  • rappresentanti dei promotori del referendum.

La loro attività viene considerata a tutti gli effetti come lavorativa, quindi il datore di lavoro nelle giornate delle elezioni non può richiedere delle prestazioni lavorative.

Per lo stesso motivo i lavoratori dipendenti hanno diritto alla normale retribuzione nei giorni del permesso elettorale e ad eventuali riposi compensativi.

La decisione su quando recuperare i giorni di riposo non usufruiti per partecipare alla competizione elettorale va presa in accordo con il datore di lavoro tenendo conto delle esigenze di servizio. È bene ricordare però che in più di un’occasione la Corte Costituzionale ha stabilito che è diritto del lavoratore recuperare le giornate di riposo nel “periodo immediatamente successivo ad esse”.

Quindi i lavoratori impiegati dal lunedì al venerdì hanno diritto a 2 giorni di riposo compensativo regolarmente pagati (uno per il sabato e uno per la domenica) oppure alla retribuzione giornaliera.

Per i dipendenti che fanno la settimana lunga - quindi lavorano 6 giorni su 7 - il sabato (se lavorativo) viene solamente retribuito senza il diritto al riposo compensativo.

Per il lunedì - giornata solitamente dedicata agli scrutini - l’assenza dal lavoro viene retribuita normalmente, come se fosse stato un giorno di presenza, senza dare diritto al giorno di riposo. Lo stesso vale per il martedì qualora le operazioni di scrutinio durassero oltre alla mezzanotte del lunedì.

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