Permessi non goduti: vengono pagati?

I permessi non goduti possono essere monetizzati, a differenza delle ferie. Il lavoratore, infatti, può rinunciarci e chiedere il pagamento dei giorni di permesso maturati.

Permessi non goduti: vengono pagati?

I permessi non goduti, a differenza delle ferie, non vengono persi dal lavoratore; infatti, qualora questo non ne usufruisca durante l’anno ha diritto al loro pagamento da parte del datore di lavoro.

I permessi non goduti, quindi, possono essere monetizzati dal lavoratore il quale non è obbligato ad usufruirne.

Ricordiamo invece che per le ferie non è così, dal momento che si tratta di un diritto al quale il lavoratore non può rinunciare neppure dietro il pagamento di una somma sostitutiva; d’altronde queste sono tutelate dalla stessa Costituzione, la quale ne riconosce la funzione di recupero delle energie e di soddisfazione delle esigenze a carattere ricreativo, culturale e familiari.

Per questo motivo non si può rinunciare alle ferie per poi monetizzarle alla fine dell’anno, salvo alcune eccezioni (clicca qui per scoprire quando le ferie non godute vengono pagate).

Discorso differente invece per i permessi non goduti, sia che si tratti dei ROL che di quelli riconosciuti per le ex festività ormai soppresse; in tal caso, infatti, il lavoratore non è obbligato ad usufruirne e per questo può rinunciarci accettando il loro pagamento.

Vediamo quindi cosa sono questi permessi e quando devono essere pagati al lavoratore.

Quando vengono pagati i ROL

I ROL sono i permessi di Riduzione Orario di Lavoro che il dipendente matura ogni mese così da poterli utilizzare in caso di necessità per assentarsi dal lavoro senza perdere la retribuzione.

È stato il cosiddetto “Protocollo Scotti” del 1983 a prevederli, riconoscendo però alla contrattazione collettiva la facoltà di disciplinare le regole di utilizzo e il monte totale da riconoscere al lavoratore.

È il CCNL di riferimento, quindi, a stabilire a quanti giorni di permesso ha diritto il lavoratore durante l’anno. Non tutti i dipendenti però hanno diritto ai ROL: la regola generale, infatti, prevede che questi siano riconosciuti solamente a chi lavora con orario full-time.

Per sapere quant’è il totale dei permessi ROL a vostra disposizione dovete consultare la busta paga dell’ultimo mese; nella parte bassa, solitamente vicino allo spazio dedicato alle ferie, infatti è possibile controllare i permessi maturati, quelli goduti e i residui, dei quali quindi potete ancora beneficiare.

I ROL hanno una scadenza, indicata dal singolo CCNL; a seconda del settore di riferimento, infatti, può essere di 12 o 24 mesi. A differenza delle ferie, però, una volta scaduti i permessi non sono persi, poiché il datore di lavoro ha il dovere di pagarli al proprio dipendente (l’importo è pari a quello di una giornata di lavoro).

Ecco perché alcune aziende per risparmiare preferiscono far sì che il lavoratore goda di tutti i permessi maturati, “invitandolo” a farlo entro la scadenza prevista.

C’è un caso però in cui i ROL non goduti vengono persi, ovvero una volta scaduti i termini della prescrizione (10 anni). Tuttavia mentre i 10 anni cominciano a decorrere dal momento in cui il relativo permesso non viene pagato, il diritto al pagamento degli stessi può essere rivendicato dal dipendente solamente una volta che il rapporto di lavoro è concluso, come stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 10341 del 2011.

Quindi solo una volta che avrete smesso di lavorare per quel datore di lavoro potrete rivendicare il vostro diritto ai ROL non goduti e non retribuiti, ma solo di quelli che fanno riferimento agli ultimi 10 anni.

Festività soppresse

Ci sono però altri permessi che il dipendente matura nel corso dell’anno e che possono essere monetizzati se non goduti. È il caso dei giorni di permesso riconosciuti per le festività soppresse, ma solo se queste cadono in un giorno lavorativo.

Nel dettaglio, sono ex festività quella di San Giuseppe (19 marzo), dell’Ascensione (10 maggio), SS. Pietro e Paolo (29 giugno, ma non per chi lavora a Roma dove è ancora una festività riconosciuta), il Corpus Domini (60° giorni dopo la domenica di Pasqua) e l’Unità Nazionale (4 novembre); tuttavia nel 2018 solo per le prime tre si matura un permesso, visto che le ultime due cadono di domenica.

Anche questi permessi se non goduti - solitamente nel periodo che va dal 16 gennaio al 14 febbraio) - vengono monetizzati (entro il febbraio successivo all’anno di maturazione); tuttavia anche in questo caso per avere informazioni certe su scadenze del pagamento dovete fare riferimento al vostro CCNL di riferimento.

Quello che è fondamentale sapere quindi è che a differenza delle ferie i permessi non goduti devono essere sempre pagati, dal momento che il dipendente non è obbligato ad usufruirne.

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