Quando si perde il reddito di cittadinanza

Ai fini del mantenimento del diritto al reddito di cittadinanza ci sono diversi obblighi da rispettare, pena la perdita del beneficio economico.

Quando si perde il reddito di cittadinanza

Per ottenere il RdC 2019 bisogna soddisfare requisiti e rispettare doveri e obblighi: nel caso in cui le regole previste non vengano rispettate, quindi, si rischia di perdere il reddito di cittadinanza e di dover aspettare diversi mesi prima di farne nuovamente richiesta.

Nel dettaglio, ci sono diverse fattispecie che possono portare alla perdita del reddito di cittadinanza: conoscerle tutte è molto importante, così da non rischiare che vi venga tolto il sussidio economico riconosciuto ai fini dell’integrazione del reddito familiare.

Di seguito faremo chiarezza su tutti i casi in cui si perde il reddito di cittadinanza, nonché sulle sanzioni previste per i vari inadempimenti da parte dell’interessato. Per maggiori informazioni sul reddito di cittadinanza, come ad esempio per requisiti e importi, vi invitiamo a consultare la nostra guida dedicata.

Perdita del diritto di cittadinanza per scadenza temporale

Il diritto al reddito di cittadinanza è limitato nel tempo: il beneficio economico, infatti, può essere riconosciuto per un massimo di 18 mensilità continuative.

Scaduto questo termine non si perde definitivamente il diritto al RdC; qualora l’interessato ne soddisfi ancora i requisiti potrà infatti chiedere il rinnovo della misura. Tra l’ultima erogazione del reddito di cittadinanza e la nuova decorrenza dello stesso, però, deve essere trascorso almeno un mese di sospensione.

Perdita del diritto di cittadinanza per cambio dei requisiti

Ai fini della richiesta del reddito di cittadinanza il nucleo familiare deve soddisfare determinati requisiti, quali:

  • cittadini italiani o di un Paese UE o stranieri con regolare permesso di soggiorno;
  • residenza continuativa in Italia da almeno 10 anni;
  • ISEE inferiore a 9.360€;
  • patrimonio immobiliare (con prima casa esclusa) inferiore ai 30.000€;
  • patrimonio mobiliare inferiore a 6.000€ (aumentabile per i nuclei numerosi);
  • non avere un’auto o una moto immatricolati negli ultimi 6 mesi, oppure con cilindrata superiore a 1.600 cc o 250 cc immatricolati negli ultimi 2 anni;
  • nel nucleo familiare non ci devono essere soggetti che negli ultimi 12 mesi hanno presentato le dimissioni volontarie.

Questi requisiti vanno rispettati per tutto il periodo in cui viene riconosciuto il reddito di cittadinanza. Qualora ne venga meno anche uno tra quelli sopra elencati il diritto al RdC decade. Ovviamente ciò non toglie che il nucleo familiare possa farne nuovamente richiesta qualora torni ad avere una situazione conforme a quella prevista.

Ad esempio, si ricorda che il 15 gennaio di ogni anno bisogna rinnovare l’ISEE ai fini del mantenimento delle prestazioni assistenziali riconosciute dallo Stato; potrebbe succedere che il nuovo ISEE sia superiore ai 9.360€ previsti per beneficiare del RdC e in tal caso, anche se non sono trascorsi ancora i 18 mesi, il diritto al contributo si perde.

Bisogna però fare una precisazione: dopo la perdita del RdC (avvenuta non in seguito ad una sanzione) la nuova richiesta può essere fatta solamente per il periodo residuo. Ad esempio, se il RdC è stato interrotto dopo il 3° mese, se ne può fare richiesta solamente per altri 15; resta salva comunque la possibilità per l’interessato di chiedere il rinnovo della misura al termine del 18° mese di fruizione.

Nel caso invece di perdita del diritto di cittadinanza per superamento sopravvenuto del reddito familiare per modificazione della condizione occupazionale di uno o più componenti della famiglia, l’eventuale successiva richiesta si considera come se fosse la prima (ma solo se è trascorso almeno un anno dal nuovo abbassamento del reddito).

Perdita del reddito di cittadinanza per nuova occupazione

Qualora uno o più componenti del nucleo familiare trovino lavoro bisogna darne immediata comunicazione all’Inps. In tal caso, il nuovo reddito da lavoro concorre nella determinazione del reddito familiare nella misura dell’80% (a decorrere dal mese successivo a quello di variazione) e fino a quando il maggior reddito non è ordinariamente recepito nell’ISEE per l’intera annualità.

In caso di nuova occupazione, quindi, due sono gli scenari possibili:

  • abbassamento dell’importo del reddito di cittadinanza: qualora nonostante l’aggiunta del nuovo stipendio il reddito familiare resti inferiore alla soglia prevista;
  • perdita del reddito di cittadinanza: qualora con l’aggiunta del nuovo stipendio il reddito familiare superi la soglia massima prevista.

Facciamo un esempio: ad una famiglia con reddito 0 composta da due persone entrambe maggiorenni e disoccupate, spetta un RdC pari a 700€ al mese (per un’integrazione annua di 8.400€).

Mettiamo il caso per cui una delle due trovi un lavoro part-time retribuito con 500€ al mese: in tal caso, il reddito familiare non è pari a 0 bensì equivale a 4.800€ annui, dal momento che su questo pesa l’80% dello stipendio percepito. Il nuovo importo del RdC, quindi, sarà di 300€ al mese.

A questo punto anche il secondo componente del nucleo familiare trova un impiego, retribuito però con soli 400€ mensili. In tal caso il nuovo reddito familiare sarà pari a 8.640€ e di conseguenza verrà meno il diritto al RdC.

Perdita del reddito di cittadinanza in seguito ad una sanzione

Ci sono dei casi dove invece la perdita del reddito di cittadinanza avviene a titolo sanzionatorio. Ad esempio, questo avviene quando uno dei componenti del nucleo familiare intraprende un’attività come lavoratore autonomo (svolta sia in maniera individuale che di partecipazione) e non ne dà comunicazione all’Inps entro 30 giorni.

Lo stesso vale in caso di variazione del nucleo familiare e non si presenta una DSU aggiornata entro il 2° mese dalla variazione. Ciò avviene però solo quando la variazione potrebbe comportare una riduzione del reddito di cittadinanza.

Il diritto al reddito di cittadinanza decade anche quando anche uno solo dei componenti del nucleo familiare (tra i soggetti obbligati):

  • non sottoscrive il Patto per il lavoro o di inclusione sociale con il centro per l’impiego;
  • non partecipa (in assenza di giustificato motivo) alle iniziative di carattere formativo;
  • rifiuta la terza offerta di lavoro congrua tra quelle ricevute nel corso dei 18 mesi;
  • rifiuta la prima offerta di lavoro congrua nel caso il RdC sia già stato rinnovato;
  • non partecipa ai lavori di pubblica utilità;
  • si assenta per la terza volta senza giustificazione valida alle convocazioni da parte del centro per l’impiego;
  • si assenta per la seconda volta ad un incontro di orientamento organizzato dal centro per l’impiego.

In caso di decadenza il RdC potrà essere richiesto solamente dopo che siano trascorsi 18 mesi.

Sanzioni penali

Concludiamo con le sanzioni che oltre a comportare la perdita del reddito di cittadinanza hanno delle conseguenze anche in campo penale. Questo vale in caso vengano date - con dolo - dati o notizie non corrispondenti al vero ai fini del riconoscimento del reddito di cittadinanza: in tal caso, oltre alla perdita del beneficio e al recupero delle somme indebitamente ricevute, è prevista la reclusione da 1 a 6 anni.

Inoltre, per una nuova richiesta del RdC dovranno essere trascorsi almeno 10 anni.

Lo stesso vale per coloro che una volta riconosciuto il diritto al RdC svolgono un lavoro in nero, non dichiarando il reddito percepito. Le sanzioni penali si applicano però solo quando il reddito da lavoro, nel caso in cui fosse stato dichiarato, avrebbe comportato la perdita del beneficio.

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