Perché nel rally azionario di novembre non c’è la Cina

Violetta Silvestri

30 Novembre 2023 - 11:51

Nel mese di novembre da record per le azioni, la Cina non brilla. Il dragone è l’anomalia dei mercati, trascinata al ribasso da una situazione economica ancora debole e incerta.

Perché nel rally azionario di novembre non c’è la Cina

Novembre si preannuncia un mese da record per le azioni, ma non in Cina. Il dragone, infatti, appare come un’anomalia nel contesto dell’ampio rally registrato in questo mese sui mercati globali.

Se da una parte l’indice azionario mondiale MSCI è ​​destinato a chiudere in rialzo di circa il 9% gli scambi di novembre (con la migliore performance del mese dal 2020, quando i mercati festeggiavano i vaccini anti-Covid), dall’altra l’indice cinese CSI 300 è sceso del 2,1% a novembre, la performance peggiore tra i principali benchmark azionari del mondo.

Le persistenti preoccupazioni degli investitori riguardo alla ripresa economica cinese stanno offuscando il sentiment, mentre le scommesse su un taglio imminente dei tassi di interesse da parte della Fed spingono Wall Street.

Il secondo mercato azionario più grande del mondo continua a soffrire in questo contesto ancora molto incerto sul superamento della crisi immobiliare e sul rilancio della domanda interna. Tuttavia, alcuni investitori intravedono quella ripresa che potrebbe spingere le azioni cinesi.

Azioni globali: nel record di novembre non c’è la Cina

Gli analisti fanno notare che il rally azionario di novembre è stato ampio, con l’S&P 500 di Wall Street in rialzo dell’8,6% nel mese e l’indice europeo Stoxx 600 del 6%.

I titoli growth globali nei settori high-tech sono aumentati dell’11%, mentre i titoli value, che appartengono principalmente ai settori ciclici e offrono dividendi elevati, hanno guadagnato il 6,5%.

Le principali banche centrali hanno aumentato i tassi di ben 3.965 punti base dalla fine del 2021 e gli investitori ritengono che sia stato raggiunto il livello massimo. I trader stanno già scontando circa 100 punti base di tagli dei tassi da parte della Fed e della Bce per il prossimo anno, mentre la maggior parte delle grandi economie ha sospeso gli aumenti dei tassi per vedere quanto aumenterà la stretta.

Per la Cina, la storia è completamente diversa. Il CSI 300 è in ribasso del 10% da gennaio e a novembre i fondi globali hanno ridotto le loro partecipazioni in azioni cinesi per il quarto mese consecutivo.

“Gli investitori sono rimasti delusi dalla ripresa economica della Cina, mentre gli utili del terzo trimestre e le indicazioni delle aziende non sono riusciti a impressionare”, ha affermato Redmond Wong, stratega della Saxo di Hong Kong.

Il sentiment è stato pessimo anche secondo Willer Chen, analista senior di Forsyth Barr Asia Ltd. “Se si guardano i numeri macro di questo mese, l’unico sussulto positivo probabilmente viene solo dalle vendite al dettaglio e dalla produzione industriale. Per quanto riguarda la politica, questo mese c’è stato molto rumore, ma nulla di concreto o confermato”.

I trader hanno inoltre attribuito poca importanza ai progressi compiuti nelle relazioni sino-americane durante l’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente americano Joe Biden all’inizio di questo mese.

I risultati tanto attesi dai principali colossi tecnologici come Meituan non hanno offerto grandi speranze, con le azioni dell’azienda di consegna di cibo crollate al livello più basso da marzo 2020 mercoledì dopo aver fornito una guidance debole per il quarto trimestre.

Tutti i motivi della sfiducia verso la Cina

A testimonianza della fragilità economica, i dati di giovedì 30 novembre hanno mostrato che l’attività manifatturiera cinese si è nuovamente contratta, mentre l’indicatore del settore dei servizi si è ridotto per la prima volta quest’anno.

I dati di inizio settimana hanno mostrato che i profitti delle società industriali sono aumentati a un ritmo molto più lento in ottobre rispetto al mese precedente a causa del persistere delle pressioni deflazionistiche.

Inoltre, le autorità di regolamentazione stanno stilando un elenco di 50 sviluppatori ammissibili a una serie di finanziamenti, ha riferito Bloomberg News il 20 novembre. Quella immobiliare è la crisi che più preoccupa le autorità e i mercati. Una settimana fa il colosso patrimoniale Zhongzhi ha comunicato insolvenze e un buco nei conti da 260 miliardi di yuan. Ora la società sarebbe sotto inchiesta.

La Cina ancora non riesce a convincere gli investitori che il suo obiettivo di crescita del 5% verrà soddisfatto. Anche l’OCSE ha previsto un rallentamento del dragone nel 2024, mentre le autorità spingono per un cambiamento radicale del sistema economico cinese: più innovazione e industria green e meno peso di settori tradizionali come infrastrutture e immobili.

La svolta per il dragone potrebbe essere più vicina di quanto non si preveda. Con l’incessante svendita che rende le valutazioni basse, diversi gestori di fondi globali stanno iniziando a scommettere su una ripresa. Fidelity International vuole aumentare l’esposizione alla Cina in modo misurato, mentre Invesco Ltd. ha affermato che è difficile avere una posizione sottopesata sul dragone.

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