I massimi del mercato non sono giustificati da un premio al rischio adeguato.Una frase che può voler dire tutto, come niente. Ma oggi potrebbe voler dire tutto. Perché sposta la bilancia delle probabilità verso una sola direzione: crollo azionario (USA).
I motivi, semplici e razionali, sono 3: disoccupazione bassa, aspettative sui tassi che non scendono, multipli azionari che non hanno più senso.
1. Un mercato del lavoro troppo “tranquillo”
Il tasso di disoccupazione americano è oggi a 4,12%. Sembra alto, ma è il contrario: segnala un mercato che non si sta rompendo, ma che nemmeno rallenta abbastanza.
Il risultato è che la Federal Reserve non ha urgenza di intervenire. Nessun segnale di stress, nessuna pressione a tagliare.
Questo livello “calmo” crea una situazione perfida: troppa stabilità per giustificare stimoli, troppo poco deterioramento per spingere il mercato a prezzare correttamente il rischio.
2. Tassi: sempre più “higher for longer”
Il mercato ha capito che l’era dei tagli facili è finita. Guardando ai Fed Funds Futures, la previsione più probabile per fine 2025 è una fascia compresa tra 375 e 400 bps. In pratica: appena due tagli da qui a un anno e mezzo.
Non è solo una statistica: è un cambio radicale nella narrativa.
L’’idea era che la Fed avrebbe sostenuto i mercati a ogni minimo scricchiolio. Ora, quella rete di salvataggio sta svanendo. E con essa anche la logica che ha giustificato multipli azionari elevati: “compra ora, tanto poi tagliano”.
3. Il premio al rischio non esiste più
La distorsione più grossa di tutte è questa: gli investitori hanno continuato a comprare azioni USA anche quando i rendimenti obbligazionari superavano gli earning yield azionari.
Tradotto: il premio al rischio era negativo.
S&P 500, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice S&P 500. Fonte: baha.com
Una scommessa che poteva funzionare solo se i rendimenti obbligazionari fossero crollati. Ma così non è stato.
Ora il sistema deve fare i conti con questa realtà: per riportare il premio al rischio su livelli razionali, serve un calo dei prezzi. Non per pessimismo, ma per matematica. Solo un abbassamento dei P/E può giustificare un nuovo ingresso razionale sull’azionario. Altrimenti, le obbligazioni continueranno ad avere un rendimento maggiore, con meno rischio. E in quel caso, la scelta è ovvia.
Quindi?
Non si tratta di prevedere un crollo domani mattina. Si tratta di riconoscere che l’asimmetria dei rischi potrebbe essersi ribaltata.
Le borse hanno corso troppo in avanti, e forse, senza basi solide sotto i piedi.
Il premio al rischio è evaporato, i tassi restano alti, e il mercato del lavoro impedisce alla Fed di cambiare rotta.