Perché la Spagna si sta avvicinando sempre di più alla Cina?

Federico Giuliani

14/05/2025

Gli investimenti diretti cinesi in Spagna sono cresciuti costantemente nell’ultimo decennio. Dal 2017 ad oggi sono più che raddoppiati arrivando a circa 12 miliardi di dollari.

Perché la Spagna si sta avvicinando sempre di più alla Cina?

Il recente viaggio effettuato da Pedro Sanchez in Cina è soltanto la punta dell’iceberg.

Da quando è salito al governo, nel 2018, il leader del Psoe, il Partito Socialista Operaio Spagnolo, ha stravolto l’agenda politica della Spagna. Nel giro di una manciata di anni, mentre il resto dell’Europa faceva i conti con problemi economici e instabilità governativa, Sanchez è riuscito a realizzare un piccolo miracolo a Madrid.

Non è un caso che nel 2024, per l’Economist, quella spagnola sia stata la migliore economia del mondo.

E che il Financial Times abbia recentemente ipotizzato per il Paese europeo un boom del pil talmente elevato da poter pensare di superare il balzo registrato negli Stati Uniti e diventare così “l’economia avanzata più in rapida crescita del pianeta”. Nel 2024, del resto, la Spagna ha registrato una crescita economica superiore al 3%, quasi il quadruplo della media dell’Eurozona. Il suo mercato azionario ha visto un aumento del 14,8%, e il tasso di disoccupazione è sceso ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni. Inoltre, l’inflazione è rimasta sotto controllo e la bilancia commerciale ha mostrato segnali positivi.

Nomura ha fatto notare che ogni tre mesi a Madrid il pil sale in media dell’1%, mentre nell’area euro i rialzi viaggiano intorno allo 0,4%. La nuova locomotiva d’Europa guidata da Sanchez ha inoltre deciso di guardare verso l’Oriente, in modo tale da tenere aperta la porta del commercio con la Cina, ha duramente criticato Israele per la guerra in corso a Gaza e preso le distanze dagli Stati Uniti di Donald Trump.

Il sentimento anti americano in Spagna

«Vi taglierete la gola da soli», ha dichiarato il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, riferendosi ai Paesi che pensano di allearsi con la Cina, poco prima che Sanchez atterrasse a Pechino, accompagnato da una delegazione di ministri e con l’obiettivo di promuovere il commercio, attrarre investimenti e posizionare Madrid come principale interlocutore dell’Ue con il gigante asiatico.

Non c’è da stupirsi che il governo spagnolo abbia in qualche modo ignorato l’avvertimento di Washington. Come ha spiegato The Spectator, il sentimento anti americano è infatti ben radicato in Spagna, dove ci sono nazionalisti che non hanno mai dimenticato l’umiliante sconfitta nella guerra ispano-americana del 1898, che causò la perdita di Cuba, Porto Rico e Filippine, e la fine dei sogni imperiali spagnoli. Altri ancora non hanno perdonato il sostegno Usa alla dittatura di Franco in cambio di basi militari durante la Guerra Fredda.

Arriviamo quindi al presente. Alcuni dei partiti minori che sostengono la coalizione di sinistra del governo Sánchez chiedono il ritiro della Spagna dalla Nato e si oppongono a qualsiasi aumento della spesa per la difesa chiesto da Trump. Sanchez, tra l’altro, ha più volte definito la Spagna e l’Europa attori chiave nella resistenza alla politica in stile Trump e ribadito la volontà di combattere «l’estrema destra internazionale».

La vicinanza di Madrid a Pechino

Sanchez e Trump si trovano su fronti opposti su molteplici tematiche che spaziano dalla guerra nella Striscia di Gaza alle normative su diversità, equità e inclusione. Il quotidiano spagnolo El Pais ha recentemente scritto che la retorica di The Donald è diventata così estrema che lo stesso Sanchez sarebbe in contatto regolare con altri leader mondiali e che starebbe «iniziando a prendere forma una grande coalizione alternativa di unità per preservare l’ordine mondiale conosciuto».

Quel che è certo è che Sanchez è stato il primo leader mondiale a visitare la Cina dopo lo scoppio della guerra dei dazi, nella la sua terza visita oltre la Muraglia in poco più di due anni. Gli investimenti diretti cinesi in Spagna sono cresciuti costantemente nell’ultimo decennio. Dal 2017 ad oggi sono più che raddoppiati arrivando a circa 12 miliardi di dollari. Ogni anno Madrid acquista da Pechino beni per un valore di circa 50 miliardi di dollari.

Tra i progetti più recenti citiamo l’approvazione del porto di Barcellona della costruzione di un terminal destinato ad accogliere i veicoli elettrici che la Cina esporta in Europa, e la realizzazione di un parco industriale green, in Spagna, da parte del colosso cinese delle turbine eoliche Envision Energy. Sanchez non ha dubbi: il Dragone è un partner imprescindibile per l’Europa. E per la Spagna, ovviamente.