Perché l’economia europea è in crisi a differenza degli Stati Uniti?

Redazione Money Premium

31 Marzo 2024 - 07:00

Negli ultimi anni, il PIL statunitense è cresciuto a un ritmo molto più sostenuto rispetto a quello europeo, riflettendo così il divario di performance borsistica.

Perché l’economia europea è in crisi a differenza degli Stati Uniti?

L’andamento dell’indice di borsa europeo, rappresentato dallo Stoxx600, ha continuato a sottoperformare rispetto all’indice di borsa americano, soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008 e la successiva crisi della zona euro.

Nonostante l’intervento storico di Mario Draghi con il suo «whatever it takes» nel 2012, le politiche fiscali europee non hanno subito cambiamenti significativi e la sottoperformance delle borse europee è proseguita fino ai giorni nostri.

Mentre negli Stati Uniti il settore tecnologico, rappresentato dai cosiddetti Magnificent 7, ha un peso considerevole sull’andamento dell’S&P 500, tale settore non è altrettanto rappresentato in Europa. Tuttavia, analizzando i dati, emerge che anche considerando i settori in modo equo, la sottoperformance dell’indice europeo è marcata, soprattutto a partire dal 2009. Ciò indica che le ragioni di questo divario di performance vanno cercate altrove e non solo nella mancanza di presenza nel settore tecnologico.

Un confronto tra la crescita del PIL degli Stati Uniti e quello dell’Europa rivela una prima chiave di lettura per comprendere il declino relativo dei due indici di borsa. Negli ultimi anni, il PIL statunitense è cresciuto a un ritmo molto più sostenuto rispetto a quello europeo, riflettendo così il divario di performance borsistica.

Dal 2009, la crescita del PIL degli Stati Uniti ha superato di gran lunga quella della zona euro: mentre nel 2010 il PIL reale della zona euro ammontava a 12,64 trilioni di dollari, nel 2022 era salito a 14,14 trilioni, registrando una crescita del 12%. Nel medesimo periodo, il PIL degli Stati Uniti è aumentato del 75%, passando da 14.5 trilioni a 25,4 trilioni di dollari. Tuttavia, questa carenza di crescita dell’economia europea non può essere attribuita solamente alle differenze strutturali delle due economie.

La risposta va ricercata nelle politiche fiscali adottate nel corso degli ultimi quindici anni (2009-2024). Mentre gli Stati Uniti hanno implementato politiche fiscali più dinamiche, la zona euro ha seguito una politica di austerity, caratterizzata da un rigido controllo della spesa pubblica, senza tener conto delle mutevoli condizioni economiche. Questa politica ha generato una mancanza di investimenti in conto capitale, scoraggiati da un basso ritorno sugli investimenti, a sua volta causato dalla scarsa crescita economica.

Parallelamente, il tasso di risparmio nella zona euro è cresciuto notevolmente rispetto agli Stati Uniti, deprimendo la domanda e disincentivando gli investimenti e l’aumento della produttività. L’Europa si trova ora di fronte a una scelta cruciale: continuare lungo la strada degli investimenti comuni, come indicato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, oppure rischiare di rimanere indietro rispetto agli Stati Uniti sia in termini di produttività che di performance dei mercati azionari.

L’esperienza del Giappone, che ha abbandonato politiche monetarie e fiscali restrittive, evidenzia come una svolta possa portare ad uscire da una lunga stagnazione economica. Al contrario, la Cina, con politiche conservative di crescita, rappresenta un esempio da non seguire.

Se gli indici di borsa sono indicatori significativi delle condizioni economiche di un paese o di una regione, allora è chiaro quale strada l’Europa debba intraprendere per invertire la tendenza attuale. Mentre l’indice di borsa giapponese è cresciuto del 286% dal 2010, quello europeo è aumentato solo del 99%, mentre quello cinese è rimasto stabile negli ultimi 14 anni.