Dal boom di Internet Explorer (che oggi è diventato un meme) al quasi monopolio di Chrome, ecco la classifica dei browser più usati dagli europei negli ultimi anni
C’è una “guerra” che si è combattuta per sedici anni sotto i nostri occhi, sui nostri schermi, a ogni singolo clic. Nessun proiettile, nessun trattato: solo una barra degli indirizzi e milioni di utenti che, quasi senza accorgersene, hanno scelto da che parte stare. Il campo di battaglia è quello dei browser, i programmi con cui apriamo Internet ogni giorno, e il vincitore ha un nome solo: Google Chrome. Nel 2009, quando la nuova sfida tra browser stava entrando nel vivo, il web europeo parlava ancora soprattutto la lingua di Internet Explorer e Firefox.
Oggi lo scenario è ribaltato: secondo i dati StatCounter, Chrome supera il 60% della quota di mercato dei browser in Europa, mentre il glorioso IE di Microsoft è ridotto a una presenza residuale. Ecco come ci siamo arrivati, cosa dice la classifica e perché in Italia il predominio di Google è ancora più marcato.
Chrome domina, Explorer è polvere: la classifica europea in sedici anni
Il processo evolutivo del web lato search racconta una parabola quasi perfetta. Nel 2009 la fascia di Internet Explorer riempiva quasi metà del grafico: il browser preinstallato su ogni PC Windows era la porta d’accesso al web per la stragrande maggioranza degli europei. Accanto, Firefox, il ribelle open source che a inizio decennio rappresentava l’unica vera alternativa. Di Chrome, lanciato da Google nel settembre 2008, si vedeva solo una sottile striscia.
Poi la valanga. Anno dopo anno la quota di Chrome si allarga fino a divorare il grafico, mentre quella di Explorer si assottiglia fino a sparire. I numeri, secondo Statista su dati StatCounter, sono impietosi: la quota di IE in Europa è crollata dal 46,8% del 2009 a un residuale 0,10% del 2025, un dato che vale più di mille parole sulla fine di un’era. Chrome, nello stesso anno, ha raggiunto circa il 60,5%.
Browser internet più usati dal 2009 ad oggi in Europa
Dati StatCounter
La fotografia più recente conferma il predominio. Ecco la classifica dei browser più usati in Europa secondo gli ultimi dati StatCounter disponibili (luglio 2026):
| Browser | Quota di mercato (Europa) |
|---|---|
| Chrome | 60,71% |
| Safari | 18,67% |
| Edge | 7,24% |
| Firefox | 4,94% |
| Samsung Internet | 3,32% |
| Opera | 2,42% |
Il dato più interessante, però, non è solo la vetta ma il centro della classifica. Il secondo posto è saldamente di Safari, il browser di Apple, la cui presenza è strettamente legata all’ecosistema dei dispositivi della Mela. Sul terzo gradino c’è Edge, il browser con cui Microsoft ha sostituito Internet Explorer e che dal 2020 è basato sul motore open source Chromium, senza però riuscire a insidiare il predominio di Chrome. E Firefox, un tempo alfiere della libertà del web, oggi scivola sotto il 5%: resta quarto, davanti a Samsung Internet e Opera, ma lontanissimo dai fasti degli esordi. Un ridimensionamento che fotografa bene quanto sia cambiato il pluralismo del web rispetto agli anni delle origini.
In Italia Google stravince: 7 utenti su 10 scelgono Chrome
Se in Europa il dominio è netto, in Italia diventa quasi plebiscito. Sempre secondo StatCounter, a luglio 2026 Chrome nel Bel Paese tocca il 70,49%: sette utenti su dieci navigano con il browser di Google, quasi dieci punti sopra la media continentale. Un divario significativo, che può essere letto anche alla luce della fortissima diffusione dell’ecosistema Google e Android nel nostro Paese.
Dietro Chrome, il quadro italiano si differenzia da quello europeo. Safari si ferma al 13,55%, un valore sensibilmente inferiore alla media europea, anche se la quota del browser non coincide automaticamente con quella dei dispositivi Apple. Curioso il testa a testa per il terzo posto, dove Firefox (5,68%) resiste e supera addirittura Edge (5,26%), ribaltando la gerarchia continentale. Chiudono Samsung Internet (2,25%) e Opera (1,44%). L’Italia si conferma così uno dei mercati in cui la presa di Google è più solida e, allo stesso tempo, uno di quelli in cui Firefox mantiene una quota relativamente più alta rispetto alla media europea.
Perché Chrome ha inghiottito tutti: la strategia silenziosa di Google
Come ha fatto un browser nato nel 2008 a spazzare via concorrenti con anni di vantaggio? La risposta sta in un intreccio di velocità, ecosistema e potere distributivo che nessun rivale è mai riuscito a replicare.
Il primo fattore è tecnico. All’esordio Chrome puntò tutto su velocità, semplicità e isolamento dei processi: il motore JavaScript V8 e un’architettura multiprocesso - che isolava le schede e i componenti del browser, così che un problema su una singola pagina non trascinasse con sé l’intera applicazione - offrivano un’esperienza che Explorer, appesantito dagli anni, non poteva reggere.
Ma la vera arma è stata la distribuzione. Google dispone di uno dei canali più potenti del web: il proprio motore di ricerca. Per anni l’azienda ha promosso Chrome all’interno dei propri servizi, offrendo agli utenti un percorso immediato per installarlo. A questo si aggiunge Android, il sistema operativo mobile più diffuso al mondo, sul quale Chrome è preinstallato come browser predefinito su moltissimi dispositivi: un canale di distribuzione capillare che nessun concorrente può eguagliare.
Infine, l’ecosistema. Gmail, Google Drive, YouTube e un account unico che sincronizza password, cronologia, segnalibri e impostazioni tra tutti i dispositivi: Chrome non è più solo un browser da tempo ma la chiave d’accesso a un intero mondo digitale firmato Google. Il risultato è un fortissimo effetto di ecosistema: cambiare browser non significa rinunciare ai servizi di Big G, ma spesso comporta la riconfigurazione di strumenti alternativi per sincronizzazione e gestione dei dati. Una frizione sufficiente a tenere centinaia di milioni di utenti ancorati alla scelta predefinita.
Un dominio “legale”?
Questa posizione dominante, però, non è priva di ombre. La forte concentrazione del mercato dei browser attorno a Chrome e all’ecosistema Chromium - il progetto open source su cui sono costruiti anche Edge, Opera e Brave - solleva interrogativi crescenti su concorrenza, privacy e controllo del web. Non a caso, negli Stati Uniti la posizione di Google è finita al centro di una lunga battaglia antitrust. Nell’agosto 2024 il giudice Amit Mehta aveva stabilito che l’azienda aveva mantenuto illegalmente un monopolio nella ricerca online e nella pubblicità a essa legata. Nel successivo procedimento sui rimedi, il Dipartimento di Giustizia aveva chiesto misure molto incisive, arrivando a proporre la cessione di Chrome.
Il 2 settembre 2025, però, Mehta ha respinto la richiesta di obbligare Google a vendere Chrome e Android, giudicando la cessione una misura troppo drastica e rischiosa e scegliendo rimedi meno radicali: il divieto di stipulare accordi esclusivi per la distribuzione di Search, Chrome, Assistant e Gemini e l’obbligo di condividere con i concorrenti alcune categorie di dati legati alla ricerca. Google ha comunque annunciato l’intenzione di ricorrere in appello. La sfida dei browser, forse, non è finita: ha solo cambiato campo di battaglia, spostandosi dai nostri schermi alle aule dei tribunali.