Perché il rally dell’S&P 500 ha vita breve (e cosa aspettarsi)?
Alcuni analisti manifestano pessimismo e stimano crolli dei prezzi delle azioni fino al 70%. Dopo la miglior performance settimanale del 2024, si fanno strada nuovi timori di recessione. A far tremare i mercati sono i dati economici disastrosi in Cina e i segnali che gli Stati Uniti seguiranno l’esempio.
Ecco perché questa volta potrebbe non essere un falso allarme con il rischio di ribassi superiori al crollo di inizio agosto, quando l’indice S&P 500 ha perso circa il 10% sui timori che la Fed sarebbe intervenuta tardi per evitare che l’economia scivolasse in recessione.
Analizziamo i segnali da monitorare attentamente per capire quando finirà il rally del mercato (senza restare impreparati).
1) Normalizzazione della curva di rendimenti
In condizioni normali, i titoli obbligazionari governativi a lungo termine offrono rendimenti più elevati rispetto a quelli a breve termine, determinando uno spread positivo.
Curva normale
Fonte Elaborazione Money.it
Se rappresentiamo graficamente i rendimenti obbligazionari in funzione delle varie scadenze, la curva dei rendimenti risulta crescente. Si parla invece di curva invertita quando i rendimenti a breve sonno più alti dei rendimenti a lungo termine ed è spesso sintomo di recessione. Questa situazione si è manifestata negli ultimi mesi, dopo che la Fed è stata costretta ad alzare i tassi di interesse per combattere l’inflazione, frenando la crescita economica e spingendo verso il basso i rendimenti a lungo termine.
Differenziale di rendimento tra i Treasury a 10 anni e a 2 anni
Fonte FRED
Nonostante il differenziale di rendimento tra i Treasury a 10 anni e a 2 anni sia tornato positivo, i timori di recessione non si sono allontanati. Anzi, spesso la normalizzazione della curva dei rendimenti anticipa l’ingresso in recessione, con la Fed costretta a ridurre i tassi di interesse per risollevare l’economia (in questo caso per dare slancio all’occupazione).
2) Dati sull’occupazione in peggioramento
Tassi Fed e disoccupazione
Fonte FRED
Gli utimi dati sull’occupazione negli Stati Uniti hanno mostrato un quadro in deterioramento. Il rapporto JOLTS (Job Openings and Labor Turnover Survey) ha mostrato che le offerte di lavoro nel settore edile sono crollate del 46% negli ultimi sei mesi. Ad agosto, il rapporto sull’occupazione ha segnalato solo 142 mila nuovi posti di lavoro a fronte di 165mila attesi.
A riportare la maggior perdita di posti di lavoro sono stati i settori più ciclici, come il manifatturiero. Anche i lavori a tempo pieno sono diminuiti di 438 mila unità, per il settimo mese consecutivo, con un calo della crescita delle buste paga private sotto il 40%.
Buste paga US
Fonte Bloomberg
Complessivamente, il tasso di disoccupazione è aumentato dello 0,8% dai minimi di aprile 2023. Storicamente, questi dati segnalano l’ingresso in una fase di recessione nei mesi successivi.
3) Debolezza dei settori ciclici
Settore industriale vs S&P500
Fonte StockCharts, SeekingAlpha
Da mesi, i settori ciclici come quello industriale e dei beni di consumo stanno sottoperformando l’indice S&P 500, sostenuto da pochi titoli tecnologici come NVIDIA, Apple, Amazon e Microsoft.
L’andamento dei titoli industriali o dei beni di consumo è positivo quando l’economia è in crescita, grazie all’aumento della domanda di prodotti e servizi, mentre è negativo durante le fasi di rallentamento dell’economia, quando aziende e consumatori riducono i consumi.
Beni consumo vs S&P 500
Fonte StockCharts, SeekingAlpha
Un altro settore strettamente legato al ciclo economico è quello bancario: un aumento delle insolvenze e una contrazione della domanda di prestiti potrebbe anticipare una contrazione economica.
4) Relazione tra offerte di lavoro e S&P 500
Relazione offerte di lavoro (linea arancione) e S&P 500 (linea blu)
Fonte Bloomberg
La relazione tra il mercato del lavoro e quello azionario è storicamente un indicatore chiave per valutare la salute complessiva dell’economia. Durante un ciclo di crescita, un mercato del lavoro forte sostiene la fiducia degli investitori e fa aumentare i prezzi delle azioni, in particolare nell’indice S&P 500, che rappresenta un ampio spettro dell’economia statunitense.
Questa relazione storica sembra essersi interrotta negli ultimi due anni, con il boom dei titoli tecnologici a mega-capitalizzazione, come NVIDIA, Apple, Amazon, Microsoft e Google che hanno prosperato grazie al trend dell’intelligenza artificiale e cloud computing. Questa situazione ha spinto al rialzo le valutazioni dell’indice benchmark, che non riflette più l’andamento della maggior parte del mercato, che invece è su livelli inferiori a tre anni fa.
C’è quindi una netta divergenza tra pochi vincitori e molti perdenti che riflette una crescita concentrata di un piccolo gruppo di aziende e che potrebbe anticipare lo scoppio di una bolla speculativa.
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