Douglas A. Irwin offre una rapida panoramica di una grande tradizione americana – in particolare, “l’America discute di commercio da oltre 250 anni” (Peterson Institute for International Economics, 1 luglio 2026). Non ripeterò qui le argomentazioni, ma proporrò invece un paio dei suoi grafici di visione d’insieme.
Bilancia commerciale USA
Fonte: Peterson Institute for International Economics
Il primo mostra le importazioni (linea blu) e le esportazioni (linea rossa) come quota del PIL dal 1790 al 2025. Due schemi mi colpiscono. Il primo è che, dal circa 1840 al 1970, importazioni ed esportazioni degli Stati Uniti tendevano a stabilizzarsi attorno al 5% del PIL. Dal circa 1970 fino al 2010, il commercio come quota del PIL aumenta drasticamente, ma nell’ultimo decennio circa si è stabilizzato. L’altro schema degno di nota è che, per gran parte della storia degli Stati Uniti fino ai primi anni ’90, importazioni ed esportazioni erano in un relativo equilibrio, con alcune eccezioni.
Tuttavia, negli ultimi 30 anni circa, le importazioni statunitensi hanno costantemente superato le esportazioni. In altre parole, il consumo totale degli Stati Uniti (incluse le importazioni) ha superato la produzione totale (incluse le esportazioni). Mentre la tendenza politica standard è quella di attribuire la colpa ad altri paesi per non acquistare abbastanza esportazioni americane, affrontare realmente il deficit commerciale richiederà di confrontarsi con la questione del perché l’economia statunitense consumi più di quanto produca – il che, a sua volta, richiederà di fare i conti con gli enormi deficit di bilancio degli Stati Uniti.
La seconda figura mostra i dazi statunitensi dal 1790 al 2025. Il tasso medio dei dazi può essere calcolato in vari modi: in questa figura, la linea nera mostra i dazi medi solo sulle importazioni soggette a dazio, mentre la linea blu mostra i dazi medi rispetto al totale delle importazioni, incluse quelle non soggette a dazio.
Il quadro generale è che i dazi erano molto più alti per gran parte della storia degli Stati Uniti, per poi diminuire drasticamente dopo la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale, prima del recente aumento dei dazi legato all’era Trump. È inoltre interessante considerare l’ampiezza del divario tra le due linee: se i dazi si applicano alla maggior parte delle importazioni, le linee nera e blu appaiono molto simili, come accadeva dal 1790 fino circa al 1870. Successivamente, però, i dazi iniziano a essere applicati in modo molto più selettivo a specifici settori e beni, per cui i dazi su tali importazioni risultano più elevati rispetto alla prospettiva complessiva delle importazioni totali.
Andamento dei dazi nel corso della storia
Fonte: Peterson Institute for International Economics
Un ultimo punto, non illustrato qui, è che la spesa federale degli Stati Uniti si aggirava tipicamente intorno al 2% del PIL per i primi 130 anni circa della loro storia. Tuttavia, dopo la sequenza della Prima Guerra Mondiale, della Grande Depressione e della Seconda Guerra Mondiale, la spesa federale è aumentata in modo sostanziale, raggiungendo una media di circa il 21% del PIL negli ultimi 50 anni. Le fonti delle entrate federali sono principalmente le imposte sul reddito individuali e societarie, insieme alle imposte sui salari, mentre i dazi sono diventati molto meno necessari come fonte di entrate a partire circa dal 1950.
Questo articolo è ripreso e tradotto da Conversable Economist.