Perché il debito pubblico USA non preoccupa più di tanto gli analisti?

Redazione Money Premium

28 Febbraio 2025 - 08:27

Tre dei quattro settori economici – governo statale e locale, imprese e famiglie – sono in condizioni relativamente buone. Il debito degli enti locali e statali è ai livelli più bassi dagli anni ’50.

Perché il debito pubblico USA non preoccupa più di tanto gli analisti?

Il recente annuncio della Federal Reserve di New York ha evidenziato che il debito delle famiglie americane ha raggiunto i 18,04 trilioni di dollari a dicembre, un incremento dello 0,5% rispetto a settembre e quasi 4 trilioni in più rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019.

Questo valore comprende mutui, carte di credito e prestiti auto, e si inserisce in un contesto di crescente indebitamento pubblico e tassi di interesse più elevati.

A prima vista, questi numeri potrebbero suggerire un’imminente crisi del debito. Tuttavia, un’analisi più ampia del quadro macroeconomico rivela una realtà meno allarmante. Infatti, il rapporto tra debito totale degli Stati Uniti e PIL è rimasto relativamente stabile negli ultimi 15 anni.

Il picco del debito totale statunitense rispetto al PIL è stato raggiunto nel 2009, quando ha toccato il 252%, un valore che è rimasto stabile fino alla pandemia, durante la quale ha superato il 300%. Tuttavia, dalla fine della crisi pandemica, il debito è tornato a ridursi, attestandosi al 260% del PIL nel terzo trimestre dello scorso anno.

Un’analisi settoriale mostra che tre dei quattro principali settori economici – governo statale e locale, imprese e famiglie – sono in condizioni relativamente buone. Il debito degli enti locali e statali, ad esempio, è sceso all’11,5% del PIL, uno dei livelli più bassi dagli anni ’50. Anche il debito delle famiglie, per la prima volta in 25 anni, è inferiore al 70% del PIL. Inoltre, la ricchezza netta degli americani, esclusi gli effetti della pandemia, è ai massimi storici: il 778% del reddito disponibile.

A livello aziendale, il debito delle imprese come percentuale del PIL è ai livelli più bassi dal 2015, suggerendo che il settore privato ha gestito in modo efficace il proprio indebitamento. Le aziende statunitensi hanno sfruttato periodi di tassi bassi per rifinanziare il debito, riducendo così i costi del servizio del debito a lungo termine. Inoltre, il settore tecnologico e quello dei servizi hanno mostrato resilienza nel mantenere solidi flussi di cassa e ridurre l’esposizione finanziaria.

L’elemento più critico del quadro finanziario statunitense resta il debito federale, che rappresenta ormai il 41% dell’intero debito del paese. Questa quota è più che raddoppiata rispetto al 2008, raggiungendo il 106% del PIL. Tuttavia, secondo molti analisti, se c’è un settore in grado di sopportare un elevato indebitamento, quello è proprio il governo federale, che può contare sulla forza del dollaro come valuta di riserva globale e su mercati finanziari profondi e liquidi.

L’investitore Steve Eisman, noto per le sue previsioni sulla crisi finanziaria del 2008, ha recentemente affermato che il debito federale non è una minaccia immediata per l’economia americana. A suo avviso, le recessioni negli Stati Uniti sono state storicamente precedute da un eccessivo indebitamento del settore privato, non da un alto livello di debito pubblico.

Sebbene alcuni segnali di rischio permangano – tra cui un possibile indebolimento del mercato del lavoro, tassi di interesse elevati e bassi livelli di risparmio personale – la situazione economica complessiva degli Stati Uniti non sembra allarmante. Tuttavia, alcuni economisti mettono in guardia sugli effetti a lungo termine dell’aumento dei costi di servizio del debito, che potrebbero ridurre la spesa pubblica in settori chiave come infrastrutture e welfare.

Un altro fattore critico è rappresentato dalla politica monetaria della Federal Reserve. Se i tassi di interesse rimarranno elevati per un periodo prolungato, le famiglie e le imprese potrebbero trovarsi in difficoltà nel rifinanziamento dei propri debiti. La crescita economica potrebbe rallentare, aumentando il rischio di recessione nei prossimi anni.

Nonostante le numerose crisi affrontate dagli USA dal 2009 – tra cui la pandemia, l’inflazione, le tensioni geopolitiche e le turbolenze bancarie – il rapporto debito/PIL è rimasto stabile. Tuttavia, la sostenibilità del debito federale rimane una questione aperta e dipenderà in gran parte dall’evoluzione della politica fiscale e monetaria nei prossimi anni.

I catastrofisti del debito potrebbero avere ragione un giorno, l’eventuale crisi sarà probabilmente scatenata da fattori esterni piuttosto che dalla dimensione del debito nazionale. Per il momento, l’economia statunitense continua a dimostrare una sorprendente capacità di resistenza agli shock globali, mantenendo un fragile ma gestibile equilibrio.