La corsa all’AI non è mai stata così serrata ma Grok di Elon Musk rimane un passo indietro. I motivi dietro l’attuale fallimento del chatbot di xAI.
Nel 2023, Elon Musk lanciò la startup xAI con l’obiettivo di creare un’intelligenza artificiale in grado di superare i grandi colossi come ChatGPT, Gemini e Claude. A detta del miliardario sudafricano, il chatbot integrato all’interno di X sarebbe stato più veloce e anti-woke. Negli anni sono stati investiti miliardi di dollari ed è stato dato accesso diretto a centinaia di milioni di utenti. Sembravano essere gli ingredienti perfetti per un successo scontato.
A tre anni di distanza, la realtà ci racconta di una situazione ben diversa. I download dell’app di Grok sono crollati dai 20 milioni di gennaio ai 8,3 milioni di aprile, con un calo del 60%. Una ricerca di Recon Analytics rivela che solo lo 0,174% degli americani paga per Grok, mentre per ChatGPT la percentuale sale al 6%.
E Musk come risponde? Cambiando strategia e passando da una fase di competizione per costruire il miglior sistema di intelligenza artificiale a una di ricerca e investimenti per la costruzione di data center sulla luna. Ma quali sono i motivi dietro l’insuccesso di Grok? Vediamoli insieme.
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I numeri dietro il flop di Grok
I numeri dietro Grok danno un quadro piuttosto chiaro sull’andamento del chatbot. Secondo i dati dell’analisi firm AppMagic, i download di Grok hanno raggiunto il picco di 20 milioni a gennaio 2026, per poi crollare ad aprile con 8,3 milioni totali. Il calo è stato quasi del 60%.
Una ricerca del Wall Street Journal condotta su oltre 260.000 americani rivela che solo lo 0,174% paga per Grok, mentre il 6% ha un abbonamento Pro con ChatGPT.
La situazione finanziaria di xAI non è migliore. Nel trimestre che si è concluso a settembre 2025, xAI ha riportato entrate di 107 milioni di dollari e una perdita netta di 1,46 miliardi di euro. Cosa vuol dire? Che l’azienda sta bruciando più di tredici dollari per ogni dollaro guadagnato.
xAI è stata valutata a 230 miliardi di dollari, una valutazione che rappresenta 460 volte il suo fatturato annuale stimato. Per fare un confronto, Anthropic ha una valutazione di circa 60 miliardi di dollari su un fatturato annuale di 30 miliardi.
La fuga dei fondatori
Un altro importante indicatore della crisi di Grok è la fuga delle persone che sono direttamente coinvolte nel progetto. Ben 10 dei 12 co-fondatori originali di xAI hanno lasciato l’azienda in questi tre anni. A marzo 2026 è arrivato il turno di Zihang Dai, uno dei membri senior dello staff tecnico di xAI.
Guodong Zhang, responsabile del pre-training dei modelli di Grok, si è dimesso dopo essere stato ritenuto responsabile dei problemi del prodotto di coding. Ma c’è anche di peggio. Gli ingegneri di SpaceX non usano Grok per i loro lavori di programmazione critica.
Per il coding verrebbe utilizzato Claude di Anthropic, a detta di Bloomberg, poiché Grok non ha le risorse sufficientemente efficaci per il lavoro che si vuole fare.
Lo scandalo etico
Uno dei motivi della crisi di Grok è da additare allo scandalo etico degli ultimi anni. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026, il sistema di generazione di immagini del chatbot di Elon Musk è stato usato in maniera massiccia per creare immagini sessuali non consensuali.
Secondo i dati del Center for Countering Digital Hate, tra il 29 dicembre 2025 e il 9 gennaio 2026 Grok ha generato circa 3 milioni di immagini sessualizzate, di cui oltre 23.000 apparentemente con minori.
Le conseguenze sono state immediate e su scala globale. Malesia e Indonesia hanno completamente bloccato l’accesso a Grok a gennaio, l’Olanda ha emesso un’ingiunzione che vieta a xAI di generare immagini di nudità senza consenso, con una multa di circa 115.000 dollari al giorno per non conformità.
Anche l’Unione Europea ha aperto un’indagine formale, mentre Francia e Spagna hanno presentato denunce penali. 57 deputati del Parlamento europeo hanno firmato una lettera chiedendo il divieto totale di Grok in tutta l’Unione Europea.
Il fallimento tecnico
È stato lo stesso Elon Musk ad ammettere pubblicamente il fallimento di Grok a marzo di quest’anno. Stando alle sue parole, xAI non sarebbe stata costruita bene la prima volta, per questo motivo va ricostruita dalle fondamenta.
Guardando ai dati, sul benchmark SWE-Bench gli sviluppatori professionisti hanno valutato Grok Code Fast con un 70,8%, contro l’80,9% di Claude Opus 4.5. Sono dieci punti percentuale, all’apparenza non tantissimi, ma che nei benchmark competitivi di AI rappresentano una grossa differenza tra uno strumento che i team adottano e uno che viene ignorato.
A marzo, Musk ha ordinato una nuova ondata di tagli in xAI, con alcuni dirigenti di SpaceX e Tesla incaricati di valutare il lavoro dei team tecnici.
Il flop commerciale
A gennaio di quest’anno, xAI ha annunciato l’arrivo di un ambizioso piano che voleva posizionare Grok all’interno dei governi federali americani. Stando all’inventario AI consolidato del governo riguardante il 2025, su più di 400 implementazioni federali documentate che menzionano un fornitore, solo 3 coinvolgono xAI o Grok, mentre le tecnologie di OpenAI appaiono 234 volte.
C’è un aspetto ancor più preoccupante. Grok è stato offerto ai governi a soli 42 centesimi per agenzia, un prezzo talmente basso da risultare simbolico. Nonostante questo, in pochissimi ne hanno valutato l’adozione per il proprio lavoro.
Secondo il Financial Times e il Wall Street Journal, il flop commerciale e tecnico di Grok va in contrasto con le ambizioni di SpaceX di un IPO da 1,75 trilioni di dollari. Questa valutazione dipende pesantemente dalla narrativa di Elon Musk come un innovatore nel segmento dell’intelligenza artificiale.
La perdita di hype
Un ultimo fattore da tenere in considerazione per valutare attentamente i motivi dietro il fallimento di Grok è la mancanza di hype col passare delle settimane. Nel momento del lancio, Musk aveva promesso di battere OpenAI, Google e Anthropic. E infatti i numeri iniziali del chatbot davano ragione al fondatore di Tesla, forse più per speranze che per altro.
A distanza di tre anni, i dati parlano chiaro. Grok non riesce ad ottenere nemmeno l’adozione del governo americano con prezzi di 42 centesimi. I download crollano, gli abbonamenti rimangono pochissimi e i fondatori iniziano ad andarsene.
Persino gli ingegneri interni delle altre aziende di Musk usano i competitor come chatbot di AI e i tribunali internazionali studiano mosse per vietarlo. La corsa all’intelligenza artificiale continua, ma Grok sembra essere il primo protagonista pronto a fare un passo indietro e a lasciare spazio agli altri grandi colossi del settore.