Perché c’è diffidenza nei test sierologici?

La campagna test sierologici a livello nazionale, gestita dalla Croce Rossa, non decolla. Per quali motivi? Tra diffidenza e poco coordinamento sanitario, la misura preventiva per il coronavirus rischia di essere un flop

Perché c'è diffidenza nei test sierologici?

La campagna test sierologici iniziata in Italia ad opera della Croce Rossa non sta dando i risultati sperati. Non in termini di dati sanitari - che invece si dimostrano molto utili per scovare gli asintomatici - piuttosto sul fronte della risposta dei contattati a campione.

Stando a quanto emerso finora, infatti, sono tanti gli italiani che, chiamati telefonicamente dagli operatori autorizzati, dimostrano diffidenza e rifiutano il controllo sierologico. Per quale motivo?

Un misto di sfiducia, paura e poca trasparenza nelle informazioni sta minando la campagna, che invece ha preziose potenzialità per scoprire in tempo nuovi e nascosti contagiati. E offrire un quadro epidemiologico nazionale.

Pochi test sierologici: gli italiani diffidenti. Perché?

Finora sono stati eseguiti 50.000 test sierologici sugli italiani scelti a campione per rappresentare in modo più omogeneo possibile territori, età della popolazione e professione.

La campagna prevedeva 150.000 prelievi del sangue da sottoporre a controllo per verificare la presenza o meno degli anticorpi sviluppati se in contatto con il virus SARS-COV-2.

Il numero, però, non è stato ancora raggiunto a causa soprattutto della difficoltà degli operatori della Croce Rossa di trovare persone disposte a sottoporsi al test. Per questo, l’iniziativa di portata nazionale è stata prorogata fino al 30 giugno.

Per poter ottenere numeri utili a una indagine sanitaria sono necessari almeno 35.000 risultati da un campione rappresentativo a livello statistico. Tale risultato ancora non c’è.

Per quale motivo molti italiani rifiutano il test sierologico? Il professor Walter Ricciardi ha provato a dare delle risposte nelle pagine de Il Messaggero:

Ci sono due elementi: il primo è l’obiettiva distanza tra gli italiani e la scienza; per gli italiani, le questioni scientifiche rimangono difficilmente comprensibili. Secondo elemento: bisogna migliorare la comunicazione, fare capire che iniziative come la campagna dei test sierologici sono importanti. Forniscono degli elementi alla scienza che possono aiutare tutti. Le istituzioni devono fare sforzi maggiori per spiegarlo

E poi serve efficienza sanitaria, proprio perché i test del sangue vanno di pari passo con i tamponi per il coronavirus.

Esiste, infatti, un timore purtroppo fondato che le persone risultate positive all’esame del sangue vengano poi lasciate in quarantena senza ulteriori interventi e spiegazioni. Lo ha ben chiarito Ricciardi:

“Molte persone temono, se risultassero positive al sierologico, di dovere restare isolate in casa in attesa del successivo tampone. Invece, bisogna spiegare bene che il servizio sanitario nazionale si farà carico del percorso. E le Regioni devono assicurare tempi rapidissimi per i tamponi

Troppe inefficienze, quindi, restano in piedi nella rete di prevenzione messa in moto anche con i test sierologici.

Test sierologici: perché sono importanti

Queste considerazioni su quanto sta accadendo sul fronte test sierologici stridono con l’importanza di sottoporsi all’esame del sangue.

Per esempio, nel Lazio l’indagine epidemiologica eseguita su 100.000 persone a campione delle categorie professionisti sanitari e delle forze dell’ordine ha evidenziato il 2,4% di positivi.

Sottoposti quindi a tampone, da quest’ultimi sono emersi circa 160 contagiati asintomatici, che non sarebbero quindi stati scoperti.

Ecco perché gli scienziati spingono sull’importanza dei test sierologici gratuiti della Croce Rossa.

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