Tre test per isolare i contagi: l’esperimento dell’infettivologo Galli

L’infettivologo Massimo Galli sta sperimentando il triplete, indagine sull’epidemia e i contagi fondata su 3 test. Uno studio importante secondo l’esperto, soprattutto per isolare in fretta i positivi ed evitare nuovi focolai

Tre test per isolare i contagi: l'esperimento dell'infettivologo Galli

Tre test per individuare i positivi al coronavirus in modo veloce: questo il progetto “triplete”, in corso in quattro comuni lombardi per volontà dell’infettivologo Massimo Galli.

Il medico ha esposto il suo esperimento durante un’intervista de Il Fatto Quotidiano, insistendo sull’importanza strategica di riuscire a isolare in fretta le persone positive.

In questa avanzata Fase 2, e con l’estate ormai alle porte che attende anche l’arrivo di turisti stranieri, la capacità di affrontare efficacemente i possibili focolai farà davvero la differenza.

Ecco perché Galli insiste sul protocollo dei tre test, ora in applicazione in quattro paesi della Lombardia. La prevenzione a nuove ondata passa attraverso controlli epidemiologici a tappeto.

Il metodo dei tre test: come funziona

Il progetto epidemiologico guidato dall’infettivologo Galli, e interamente finanziato dalle donazioni avute per la ricerca, sta interessando 4 comuni lombardi: Castiglione d’Adda, Carpiano, Vanzaghello, Suisio.

Il protocollo seguito per individuare persone positive è stato denominato “triplete”, visto che consiste nella sottomissione a tre test, uno consecutivo all’altro.

Il professor Galli ha così spiegato il metodo:

“Facciamo prima i test rapidi pungidito a tutti. Poi, solo ai positivi alla rilevazione di IgG o IgM (gli anticorpi stabili o quelli di inizio malattia, ndr) facciamo anche il test venoso quantitativo (stiamo utilizzando più di un metodo) e infine il tampone. Questi ultimi due esami li facciamo non solo ai positivi ma anche a un campione dei negativi al kit pungidito, come controllo.”

L’esperimento è stato concluso con successo per adesione nel comune di Castiglione d’Adda e ora si avvia anche negli altri paesi.

Perché i test sono importanti

La prevenzione passa attraverso la diffusione capillare dei test, secondo Galli.

Questa strada, infatti, è una delle poche percorribili per isolare in modo efficace i positivi, nonostante la tiepida accoglienza del metodo a livello nazionale. L’infettivologo ha fatto notare, infatti, che:

“In questo Paese sembra che ci sia un atteggiamento prevalente nelle autorità sanitarie a disincentivare il test. Un errore gravissimo, specie se non viene data al più presto la chiara indicazione che chi risultasse IgG positivo e tampone negativo può rientrare a svolgere le sue normali attività”

D sottolineare, inoltre, che l’immunità di gregge è ben lontana dal proteggerci, anche in Lombardia dove i casi sono stati molti: “Chi dice che con il 60% si raggiunge l’immunità di gregge fa solo una sparata senza una vera base scientifica. Per quel che possiamo sapere la soglia potrebbe essere l’80 o anche il 90%”.

L’esperimento di Galli sui 3 test proseguirà finché ci saranno fondi. La prevenzione attraverso prelievi e tamponi potrebbe salvare da nuove ondate.

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