Test sierologico: quanto costa e dove farlo

Chiunque può fare il test sierologico per sapere se ha sviluppato gli anticorpi al coronavirus: basta rivolgersi alle cliniche accreditate, che però possono chiedere fino a 180 euro. Le cose da sapere.

Test sierologico: quanto costa e dove farlo

Dove è possibile fare il test sierologico e quanto costa? Negli ultimi giorni, e in vista della riapertura dei confini regionali e nazionali dal 3 giugno, è cresciuta a dismisura la domanda dei test sierologici da parte di privati cittadini.

Il test, che rivela la presenza di anticorpi contro il SARS-CoV-2 e che può essere utile per identificare l’infezione di COVID-19 nelle persone asintomatiche, consiste in un esame del sangue (in modalità pungidito o prelievo venoso) da effettuare nelle strutture del Sistema Sanitario Regionale o in laboratori di microbiologia e virologia pubblici e privati accreditati con il SSR.

Qui i dettagli su costo del test sierologico, dove si fa, chi può farlo gratis e cosa succede in caso di esito positivo.

Quanto costa il test sierologico

Come riportato sul sito del SSR del Lazio, nelle strutture pubbliche il test sierologico costa 15,23 euro. Il costo del test è a carico del soggetto che lo richiede, ma viene offerto a determinate categorie considerate più a rischio (per esempio medici, personale ospedaliero, forze dell’ordine, operatori e ospiti di strutture socio-sanitarie e di accoglienza in particolare RSA e RSD, lavoratori che svolgono attività a contatto con il pubblico).

I primi di maggio è partita l’indagine sierologica in tutta Italia su 150mila persone prese a campione da ISTAT che possono sottoporsi al test gratuitamente.

Chi vuole effettuare il test sierologico privatamente, sappia che il costo varia in base alla Regione e al centro diagnostico. In media costa sui 45 euro, ma i prezzi vanno dai 20 ai 180 euro. Prima di prenotare il test, si consiglia quindi di chiamare la clinica più vicina e chiedere informazioni sul costo, eventualmente confrontandolo con altre strutture della zona. Si faccia presente che la differenza di prezzo dipende dalla tipologia del test: il pungidito costa meno del test con prelievo venoso.

Dove fare il test sierologico

Per effettuare il test sierologico bisogna recarsi in centri analisi pubblici e privati autorizzati e/o accreditati con il Sistema Sanitario Regionale. Bisogna avere la ricetta del medico? La risposta è: dipende dalla Regione, perché alcune richiedono la prescrizione del medico curante, altre no.

Per sapere dove si può fare il test sierologico, si consiglia di andare sul sito della Regione in cui si vive per consultare l’elenco dei laboratori che effettuano l’esame. Qui è disponibile quello della Lombardia. Chi vive a Roma e nel Lazio, questi sono i laboratori analisi abilitati ad effettuare test sierologici per identificazione anticorpi diretti verso SARS-CoV-2.

Come funziona il test

I risultati del test sierologico arrivano nel giro di 48 ore. Se il test risulta negativo non vuol dire che si è immuni al coronavirus e non deve essere interpretato come una patente di immunità.

La negatività indica che molto probabilmente l’organismo non è venuto a contatto con il virus SARS-CoV-2 ma non dà garanzia di assenza da infezione.

Se il test dà esito positivo il protocollo prevede che venga informato tempestivamente il proprio medico che provvede a prescrivere il tampone naso/orofaringeo. Il giorno dopo (ed entro 48 ore) bisogna recarsi, preferibilmente con mezzi propri, presso una delle sedi drive in presenti sul territorio della propria Asl di residenza per fare il tampone.

Nell’attesa del tampone, bisogna rispettare le norme di distanziamento sociale, non uscire ed evitare ogni contatto diretto dagli altri anche in casa propria.

Fare il test sierologico conviene?

A differenza del tampone, che rivela se una persona ha il coronavirus in questo momento e che si fa via naso o bocca, il test sierologico sul sangue rivela se una persona ha contratto la malattia in passato ed è guarita senza mostrare sintomi. Questo perché il sangue di chi è stato contagiato dovrebbe essere pieno di anticorpi contro il virus. È proprio la presenza o l’assenza di tali anticorpi che viene misurata con questi test.

I test sierologici, se effettuati in modo ampio e rapido, possono fornire un quadro accurato del numero di contagi, quindi dirci quanto si è diffuso il coronavirus, il tasso di mortalità effettivo, e individuare tutte quelle persone che lo hanno preso senza saperlo.

Ma non solo: gli esperti ritengono che i test sierologici potrebbero avere un impatto immediato anche sul fronte della cura della malattia poiché localizzando i sopravvissuti che potrebbero donare il loro sangue ricco di anticorpi ai pazienti in terapia intensiva per rafforzare il loro sistema immunitario e aiutarli a guarire.

Inoltre medici, infermieri e altri operatori sanitari potrebbero sapere se già sono stati esposti e, supponendo che ora siano immuni, potrebbero continuare a essere in prima linea nella lotta alla malattia senza preoccuparsi troppo di ammalarsi o portare il virus in casa alle loro famiglie.

Ma attenzione: gli scienziati e l’OMS frenano sulla reale funzionalità dei test sierologici, in quanto non si hanno ancora abbastanza prove dell’efficacia dell’immunità data dagli anticorpi. La questione immunità al coronavirus, infatti, ha ancora molti interrogativi aperti a cui gli esperti stanno cercando di dare delle risposte.

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