Perché è cambiato l’inno di Mameli e come

Ilena D’Errico

23 Dicembre 2025 - 19:11

L’inno di Mameli è cambiato (ma non davvero). Ecco come bisogna cantarlo d’ora in poi e perché.

Perché è cambiato l’inno di Mameli e come

L’inno di Mameli cambia rispetto al modo in cui l’abbiamo sempre cantato e anche se si tratta di una modifica minima è una bella sorpresa. In fondo, gli italiani sono ormai abituati da anni a celebrare l’inno nazionale in un certo modo e adesso, in particolar modo durante i contesti ufficiali, dovranno fare attenzione a non sbagliare. Il decreto del presidente Mattarella e le comunicazioni interne delle Forze Armate confermano infatti le regole aggiornate per l’esecuzione dell’inno di Mameli, senza che nessuno abbia osato toccare le parole scritte dal poeta. Si pretende, al contrario, una versione perfettamente aderente al testo ufficiale del Canto degli Italiani, senza la famosa aggiunta finale, come proposto dalla premier.

Come cambia l’inno di Mameli

Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli ha accompagnato la storia dell’Italia per moltissimi anni, cominciando ben prima di diventare l’inno ufficiale della nazione. In tempi relativamente recenti, però, gli italiani hanno condiviso un’abitudine non prevista dal testo dell’autore: il “” finale. Di fatto, molte persone credono che sia previsto nella versione di Mameli, tanto sono solite sentirlo cantare in questo modo. Da tempo la versione cantata dell’inno, subito dopo l’ultima frase “l’Italia chiamò” viene conclusa dal “sì!” gridato, un modo simbolico di dimostrare il senso di appartenenza, di prontezza e di coraggio che la canzone esalta.

Questa usanza, peraltro, non deriva neanche da qualche cambiamento fatto nelle occasioni di festeggiamento o semplicemente dall’imitazione. In realtà, lo spartito originale di Michele Novaro (che rimane oggi l’unico ufficiale) già prevedeva un sì finale che in origine non c’era. Un’aggiunta necessaria per esigenze musicali, come confermato dagli esperti solo qualche anno fa, visto che la ricostruzione storica del Canto è stata piuttosto elaborata. Il sì prolungato è quindi servito nella composizione, ma ha anche conferito maggiore enfasi al canto, accentuando anche - come descritto dallo stesso Novaro - per rappresentare “un grido supremo, il quale è un giuramento e un grido di guerra”.

Adesso, come è stato chiarito dal Dpr del 14 marzo 2025 e anche da una recente direttiva dello Stato maggiore della Difesa, il sì deve sparire dal canto dell’inno, quantomeno in alcuni contesti. Per il resto, nulla cambia. Le modalità d’esecuzione sono sempre le stesse, come pure il canto. Si segue lo spartito di Novaro, ripetendo consecutivamente le prime due quartine e il ritornello, avendo cura di evitare il “sì” finale.

Perché cambia l’inno?

L’addio al sì finale nell’inno nazionale è un cambiamento davvero marginale ma allo stesso tempo molto forte per chi da anni sente e canta le parole in un certo modo. Più che altro molti temono una riduzione della carica simbolica, rafforzata enormemente dall’urlo finale che rappresenta un momento di grande forza espressiva. D’altra parte, il Quirinale ha chiarito espressamente che non c’è alcun intento politico o simbolico in questa modifica, richiesta semplicemente per una ragione tecnica.

È un autentico adeguamento storico e filologico, che consente oltretutto di evitare qualsiasi discrepanza e assicurarsi che il Canto degli Italiani sia sempre lo stesso. La modalità ufficiale di esecuzione dell’Inno d’Italia si riferisce in ogni caso a contesti ufficiali, in particolare:

  • nelle cerimonie alla presenza di una bandiera di guerra o d’istituto;
  • in presenza del presidente della Repubblica;
  • durante le feste nazionali in Italia o all’estero;
  • eventi e cerimonie militari di rilevanza istituzionale (con le specifiche regole del caso).

Le bande e i cantanti potranno continuare a eseguire l’inno anche con variazioni del tono e degli strumenti, ma il testo deve essere rispettato minuziosamente. Nulla esclude di cantare l’inno di Mameli diversamente in situazioni d’altro genere, ma in pubblico e in tutte le situazioni di rappresentanza sarà bene adeguarsi alle indicazioni ufficiali.

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