L’Europa, spesso percepita come la sorella minore degli Stati Uniti nel panorama finanziario globale, potrebbe nascondere un asso nella manica nel campo del private equity.
Secondo dati forniti da Preqin, i fondi europei di buyout stanno mostrando rendimenti superiori rispetto ai loro omologhi nordamericani. Tuttavia, questo apparente vantaggio potrebbe essere più complesso di quanto sembri, e legato a fattori strutturali che richiedono un’analisi più approfondita.
Secondo Preqin, il rendimento interno medio (IRR) per i fondi di buyout europei lanciati nel 2021 si attesta al 14,5%, rispetto all’11,6% dei fondi nordamericani. Questa tendenza non è isolata: dal 2016 al 2021, cinque delle sei annate hanno visto i fondi europei superare i loro omologhi americani di una media di 1,1 punti percentuali.
Ma cosa c’è dietro questi numeri? Un primo elemento da considerare è che i fondi europei tendono a essere di dimensioni più ridotte rispetto a quelli americani. Fondi più piccoli spesso generano ritorni migliori, grazie al potenziale di crescita maggiore delle aziende in portafoglio. Inoltre, il mercato europeo si caratterizza per valutazioni più basse rispetto al Nord America, con uno sconto medio del 10% sui multipli EV/EBITDA per le acquisizioni effettuate tra il 2018 e il 2023.
I settori trainanti per i buyout europei includono IT, servizi industriali e business services, dove le valutazioni scontate sembrano offrire opportunità significative. Ad esempio, aziende europee con multipli di valutazione più bassi rispetto alle controparti americane hanno permesso ai fondi di sfruttare il divario di valore tra i due continenti.
Le valutazioni scontate non si limitano al private equity: anche i mercati azionari europei mostrano una sottovalutazione del 40% rispetto agli Stati Uniti. Questo divario, raddoppiato rispetto alla media decennale, potrebbe rappresentare un terreno fertile per acquisizioni da parte dei fondi.
I dati mostrano un crescente interesse dei fondi di private equity verso le aziende quotate europee. Nel 2024, i take-private nella regione hanno raggiunto un valore complessivo di 80 miliardi di dollari, pari al 60% del livello statunitense. Tra gli esempi più recenti c’è l’acquisizione da 5 miliardi di dollari del gruppo britannico di cybersecurity Darktrace da parte di Thoma Bravo.
Nonostante il contesto favorevole, il successo europeo solleva domande. Le valutazioni scontate in Europa spesso riflettono prospettive di crescita più lente in economie mature come Francia e Germania. Perché allora i rendimenti sono superiori?
Una possibile spiegazione risiede nella minore concorrenza per alcune asset in Europa, dove regolamentazioni e il coinvolgimento di sindacati e politici complicano i deal. Ciò potrebbe premiare i gestori di private equity per la loro capacità di navigare queste complessità.
Un’altra ipotesi è che i fondi europei stiano migliorando significativamente le aziende acquisite. EQT, ad esempio, ha trasformato Galderma, una ex divisione di Nestlé, portandola a una crescita annua composta del 12%, quasi il doppio del mercato di riferimento.
La possibilità che i gestori di private equity possano continuare a sfruttare “lo sconto europeo” dipende da molteplici fattori, inclusi i cambiamenti normativi e la performance economica della regione. Tuttavia, l’attuale interesse per le valutazioni basse suggerisce che l’Europa potrebbe continuare a rappresentare un’opportunità d’oro per il private equity globale.