Quando si parla di fondo pensione, una delle domande più comuni riguarda la composizione dell’investimento: meglio puntare su un’elevata quota azionaria o mantenere un profilo più prudente?
1La risposta dipende da diversi fattori, tra cui l’orizzonte temporale, la tolleranza al rischio e l’obiettivo finale dell’investitore.
L’obiettivo principale di un fondo pensione è garantire un’integrazione adeguata alla pensione pubblica, colmando il divario tra l’ultimo stipendio percepito e il primo assegno pensionistico.
Questo diventa ancora più cruciale in un contesto in cui il tasso di sostituzione delle pensioni pubbliche sta diminuendo, con proiezioni che indicano livelli inferiori al 50% per molti lavoratori.
Uno studio dell’OCSE, «OECD Pensions Outlook 2024», ha analizzato i rendimenti dei fondi pensione in diversi scenari, utilizzando dati storici dei mercati dal 1900 al 2021 su 19 paesi e simulando oltre 10.000 scenari con diverse asset allocation. Ecco alcuni dei principali risultati:
- Investire in azioni per tutta la durata dell’accumulo aumenta la probabilità di ottenere un tasso di sostituzione più alto rispetto a un portafoglio composto esclusivamente da obbligazioni (87% dei casi analizzati).
- In circa l’80% delle simulazioni, una forte esposizione azionaria si è rivelata la scelta migliore per garantire un elevato tasso di sostituzione.
- Se l’orizzonte di investimento si riduce da 40 a 20 anni, il vantaggio dell’azionario rimane, ma si abbassa al 69% dei casi.
- Un portafoglio life cycle, che riduce progressivamente la quota azionaria con l’avvicinarsi della pensione, si dimostra più resistente agli shock di mercato nell’ultimo anno prima del pensionamento.
- Il tradizionale portafoglio 60/40 (60% azioni, 40% obbligazioni) ottiene risultati peggiori dell’azionario puro nell’80% dei casi, con un tasso di sostituzione mediano inferiore di circa 10 punti percentuali.
Se è vero che una forte componente azionaria garantisce un rendimento potenzialmente più elevato, è altrettanto importante considerare il rischio della sequenza dei rendimenti negli anni immediatamente precedenti la pensione. Una correzione di mercato significativa poco prima del pensionamento può ridurre sensibilmente il montante accumulato.
Per questo motivo, molte strategie suggeriscono una progressiva riduzione dell’azionario, senza però eliminarlo del tutto. La cosiddetta strategia della tenda prevede una riduzione graduale della componente azionaria negli ultimi anni prima della pensione, ma senza azzerarla completamente, in modo da continuare a beneficiare dei rendimenti azionari pur proteggendosi dalle oscillazioni di breve periodo.
I dati suggeriscono che una strategia di investimento prevalentemente azionaria per almeno i tre quarti del periodo di accumulazione è, in media, la scelta migliore per massimizzare il tasso di sostituzione. Tuttavia, negli ultimi anni prima della pensione, potrebbe essere prudente ridurre l’esposizione azionaria, senza eliminarla completamente, per proteggersi dalle oscillazioni di mercato.
Se l’obiettivo è massimizzare il capitale da lasciare in eredità, un’esposizione azionaria più elevata anche dopo la pensione potrebbe avere senso. Al contrario, se l’obiettivo è garantire un reddito stabile, una strategia più bilanciata e meno volatile potrebbe essere la scelta ottimale.