Pensioni scuola: Quota 96 con il riconoscimento di lavoro gravoso?

Riforma delle pensioni: per gli insegnanti potrebbe esserci il riconoscimento di lavoro gravoso. Ritorna Quota 96?

Pensioni scuola: Quota 96 con il riconoscimento di lavoro gravoso?

Pensioni: per il personale impiegato nelle scuole potrebbe esserci - grazie alla commissione sui lavori gravosi istituita in Parlamento - il ritorno alla Quota 96 prevista prima dell’entrata in vigore della riforma Fornero.

Come noto, infatti, la commissione sui lavori gravosi è stata istituita appositamente per valutare la fattibilità di una riforma delle pensioni che possa prevedere dei requisiti differenti a seconda dalla gravosità del lavoro svolto. A tal proposito il personale della scuola spera che anche il loro possa essere riconosciuto, dopo diversi appelli, come lavoro gravoso; ricordiamo che questo oggi vale solamente per maestri e maestre degli asili nido e delle scuola dell’infanzia, mentre il resto del personale docente - così come gli ATA - non sono compresi nell’elenco.

A tal proposito i sindacati sperano che novità in tal senso possano arrivare al termine dei lavori della suddetta commissione, il che potrebbe portare al riconoscimento di una nuova forma di pensione anticipata per il solo personale della scuola.

L’Anief chiede il ritorno a Quota 96, mentre il Governo sembra essere più propenso ad una Quota 99. Vediamo come funzionano entrambe e cosa potrebbe cambiare per la pensione di insegnanti e ATA.

Pensione con Quota 96: come funziona?

Molti dei nostri lettori ricorderanno il funzionamento di Quota 96, abolita dalla riforma Fornero del 2011. Si trattava di una particolare forma di pensione anticipata riservata ad alcune specifiche categorie di lavoratori, tra i quali erano compresi gli insegnanti della scuola pubblica.

Così come per Quota 100, anche Quota 96 prevede una somma tra contributi ed età anagrafica il cui risultato deve essere almeno pari 96. Sono però previsti dei limiti: l’età anagrafica non può scendere sotto i 60 anni, mentre i contributi non possono essere meno di 35.

Quindi, grazie a Quota 96 si potrebbe andare in pensione a 60 anni se nel contempo sono stati maturati almeno 36 anni di contributi; chi invece ne ha “solamente” 35 dovrà attendere almeno fino al compimento del 61° anno di età.

In ogni caso con questa misura di flessibilità si potrebbe anticipare di molti anni l’accesso alla pensione. Per questo motivo i sindacati, che sperano nel riconoscimento di tutto il lavoro svolto dagli insegnanti - indipendentemente dall’ordine e dal grado - come gravoso, invocano un ritorno a Quota 96 così da favorire anche il giusto ricambio generazionale nelle scuole.

Pensione con Quota 99: come funziona?

Altra alternativa per il personale della scuola potrebbe essere la meno costosa Quota 99, misura proposta da Cesare Damiano. Con questa si potrebbe andare in pensione una volta che età anagrafica e contributi danno come risultato 99, con un limite di età pari a 63 anni e un minimo contributivo di 35 anni di contributi.

Al posto di Quota 100, quindi, potrebbe esserci una misura con la quale si andrebbe in pensione a 63 (con almeno 36 anni di contributi) o a 64 anni di età (con almeno 35 anni di contributi); sicuramente un vantaggio rispetto a quanto previsto oggi, ma sindacati e addetti ai lavori - per ovvi motivi - continuano a preferire l’ipotesi di un ritorno a Quota 96.

Vedremo con il proseguo dei lavori - e soprattutto con i risultati dello studio effettuato dalla commissione gravosi - quale potrà essere la strada pensata per l’uscita dal mercato del lavoro per il personale della scuola.

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