Pensioni, la rivalutazione può saltare? Il parere della presidente Bce

Simone Micocci

6 Marzo 2023 - 07:30

“No alla rivalutazione delle pensioni, rende l’inflazione incontrollabile”: le parole di Christine Lagarde, presidente della Bce, spaventano i pensionati. Ma possono stare tranquilli.

Pensioni, la rivalutazione può saltare? Il parere della presidente Bce

Christine Lagarde, presidente della Bce, si è detta contraria all’indicizzazione per legge delle pensioni, dando così un chiaro segnale a quei Paesi che ancora la adottano (tra i quali appunto figura l’Italia).

Parole che comunque non dovrebbero avere - almeno per il momento - conseguenze per l’Italia visto che non è nei piani del governo Meloni rivedere ulteriormente le regole rispetto alla rivalutazione. Quanto fatto con la legge di Bilancio 2023, con cui questo sistema è stato reso meno conveniente per le pensioni elevate, è sufficiente per il momento, indipendentemente da quelli che sono i segnali che arrivano dalla Bce.

Nel dettaglio, Lagarde - che ha confermato un nuovo aumento per i mutui con tasso variabile - ha spiegato la ragione per cui è contraria alla rivalutazione annua delle pensioni, suggerendo poi delle alternative ai governi per i periodi di elevata inflazione come quello che stiamo vivendo.

Perché la presidente della Bce è contraria alla rivalutazione delle pensioni

Ogni inizio anno in Italia le pensioni - così come pure diversi trattamenti assistenziali, vedi l’assegno unico - vengono adeguate al costo della vita così da mantenerne inalterato il potere d’acquisto. Tuttavia, quello che a tutti gli effetti è uno strumento di sostegno, specialmente per i redditi più bassi, non piace alla presidente della Bce.

Interrogata sull’indicizzazione per legge delle pensioni all’inflazione, infatti, Christine Lagarde ha espresso il proprio disappunto: in periodi come questi in cui la Bce sta facendo il possibile per frenare l’inflazione e renderla stabile intorno al 2%, misure come la rivalutazione rappresentano un ostacolo. Come dimostrato in passato, infatti, strumenti come la nostra perequazione sostengono solo apparentemente i redditi, in quanto in realtà contribuiscono ad alimentare l’inflazione rendendola incontrollabile.

Quindi, se da una parte “rimborsano” i pensionati per la perdita al potere d’acquisto registrata negli ultimi 12 mesi, dall’altra contribuiscono ad alimentare ulteriormente l’ascesa dei prezzi, facendo così scattare un circolo vizioso che potrebbe non arrestarsi mai, con conseguenze importanti anche sulle casse dello Stato in quanto, ovviamente, deve farsi carico dell’incremento.

Sì ai bonus estemporanei

Ma senza rivalutazione, in che modo si possono tutelare coloro che ne pagano le conseguenze? Secondo Lagarde in periodi di alta inflazione in cui “molte persone soffrono”, come ad esempio i pensionati a basso reddito, i governi dovrebbero pensare a misure mirate di sostegno - come i bonus - purché estemporanei.

In questo modo, una volta che l’inflazione si arresterà, ad esempio con il calo dei costi dell’energia, si potranno rapidamente eliminare, evitando quindi che possano alimentare l’aumento dei prezzi.

La visione di Lagarde lontana da quella del governo Meloni

Va detto che a oggi le parole della presidente della Bce sembrano essere molto lontane dalle intenzioni del governo Meloni che come detto non è disposto a rinunciare alla rivalutazione né tantomeno ha intenzione di tornare a misure estemporanee come i bonus contro il caro energia (da 200 prima, da 150 euro poi) introdotte dal governo Draghi.

Giorgia Meloni ha più volte ribadito di voler abbandonare l’approccio delle misure una tantum in favore di riforme di lungo periodo, ad esempio con il taglio del cuneo fiscale per gli stipendi.

Le parole della presidente della Bce, quindi, almeno per il momento cadono nel vuoto, per la felicità dei pensionati che non devono temere una stretta definitiva alla rivalutazione. Anzi, come vi abbiamo spiegato qualche giorno fa, proprio in questi mesi stanno accumulando un altro tesoretto che verrà pagato a gennaio prossimo, ossia l’arretrato della rivalutazione dovuto al conguaglio tra tasso provvisorio del 7,3% (applicato dall’Inps) e quello definitivo dell’8,1%. Una differenza dello 0,8% che contribuirà ad aumentare ulteriormente le pensioni, senza dimenticare poi l’incremento per la nuova rivalutazione in base al tasso che verrà registrato per il 2023.

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