Pensioni basse? La Fornero è solo un capro espiatorio. Ecco chi è il vero responsabile

Pietro Pisello

12/02/2026

La riforma Fornero incide principalmente sui requisiti di accesso alla pensione. Un problema reale ma diverso da quello degli assegni sempre più bassi.

Pensioni basse? La Fornero è solo un capro espiatorio. Ecco chi è il vero responsabile

Nel dibattito pubblico, quando si parla di pensioni, il “colpevole” ha quasi sempre lo stesso nome: la Fornero. Se le nostre pensioni saranno decisamente più basse di quelle dei nostri padri, la risposta sembra automatica: è colpa della Fornero. Un riflesso condizionato che si ripete nel tempo, fino a diventare quasi un mantra.

Eppure, la realtà è più complessa. La riforma del 2011 ha inciso soprattutto sui requisiti di accesso: età pensionabile e anni di contributi, più che sull’importo dell’assegno in sé. Il cambiamento strutturale che ha determinato l’abbassamento delle pensioni arriva da più lontano ed è opera di un altro governo, anch’esso tecnico, peraltro: quello guidato da Lamberto Dini nel 1995.

Vediamo allora cosa ha previsto davvero quella riforma e perché è lì che bisogna guardare per capire le pensioni di oggi e, soprattutto, quelle di domani.

Perché la riforma Fornero c’entra poco con le pensioni sempre più basse

La riforma Fornero, varata nel 2011 dal governo Monti in piena crisi del debito, interviene sul sistema pensionistico con l’obiettivo di rafforzarne la sostenibilità finanziaria. Il suo impatto principale non riguarda un taglio diretto degli assegni, ma un irrigidimento dei requisiti per l’accesso alla pensione.
La misura più rilevante è l’innalzamento dell’età pensionabile, progressivamente portata fino ai 67 anni, con un meccanismo automatico di adeguamento alla speranza di vita: se aumenta l’aspettativa di vita, aumentano anche gli anni da lavorare (peccato che non valga l’inverso).

Parallelamente vengono superate le “quote”, che consentivano di andare in pensione combinando età anagrafica e contributi, e si introducono soglie contributive più elevate per la pensione anticipata.
Dal 2012 il sistema contributivo viene applicato pro-rata a tutti per le anzianità maturate da quel momento in poi. Tuttavia, la riforma non modifica retroattivamente il calcolo delle pensioni già maturate.
In sintesi, la Fornero ha reso più stringenti tempi e condizioni di uscita dal lavoro, incidendo soprattutto sull’età e sui requisiti contributivi, più che sull’importo degli assegni in sé.

La vera responsabile delle pensioni più basse? La riforma Dini

Come già detto, la riforma Fornero incide principalmente sui requisiti di accesso alla pensione, più che sull’importo degli assegni. Le “colpe” della Fornero non sono dunque quelle di aver ridotto le pensioni, ma al massimo di aver alzato l’età di pensionamento, un problema reale e significativo del nostro sistema previdenziale, ma diverso da quello degli assegni sempre più bassi.
Il vero artefice della progressiva diminuzione delle pensioni è invece la riforma Dini. Questa misura ha avuto effetti che si sono dispiegati gradualmente nel tempo, rendendo visibili i suoi impatti sulle pensioni solo a distanza di anni e contribuendo a modellare la condizione odierna degli assegni.
La riforma Dini, approvata nel 1995 dal governo tecnico guidato da Lamberto Dini, rappresenta una svolta strutturale nel sistema pensionistico italiano. Il suo intervento centrale riguarda il metodo di calcolo dell’assegno, con il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo.

Con il sistema retributivo la pensione era calcolata sulla media degli ultimi stipendi, generalmente più elevati. La riforma introduce invece il metodo contributivo, che lega l’importo della pensione ai contributi effettivamente versati durante l’intera vita lavorativa, rivalutati nel tempo. In questo modo l’assegno diventa strettamente proporzionale alla storia contributiva individuale.
Il nuovo sistema si applica integralmente ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro dal 1996, mentre per chi aveva già versato contributi viene introdotto un meccanismo misto.
In definitiva, mentre la Fornero ha cambiato soprattutto quando si va in pensione, la riforma Dini è stata la vera protagonista della riduzione degli assegni nel tempo. Conoscere questa distinzione è fondamentale per interpretare correttamente il dibattito pubblico sulle pensioni. Dare tutta la colpa alla Fornero significa ignorare le riforme precedenti e la complessità del sistema previdenziale italiano. Per capire perché le pensioni future rischiano di essere ancora più contenute, occorre guardare oltre il dibattito quotidiano e analizzare la storia delle riforme, a partire proprio dal governo tecnico di Dini, che ha segnato una svolta strutturale destinata a influenzare generazioni di lavoratori.