Pensioni oggi, la Fornero difende la sua riforma: “Giusto l’innalzamento a 67 anni…”

Pensioni oggi: intervistata da La Repubblica Elsa Fornero difende il meccanismo dell’innalzamento, parlando di una esigenza di interesse generale.

Pensioni oggi, la Fornero difende la sua riforma: “Giusto l'innalzamento a 67 anni…”

Pensioni oggi con i riflettori tutti puntati ancora su di lei, l’ex ministro Elsa Fornero, che cattura le attenzioni nonostante l’inizio del tavolo tecnico governo-sindacati nato per cercare di apportare alcune modifiche last minute alla riforma.

Intervistata da La Repubblica, la Fornero difende la scelta dell’esecutivo di blindare l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, parlando di una misura necessaria per non scaricare il peso delle pensioni tutto sulle spalle dei più giovani.

Pensioni oggi, l’affondo della Fornero

Mentre sulle pensioni oggi tutto sembra tacere in merito alle trattative tra governo e sindacati, torna a parlare invece l’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero che è la madre della famigerata riforma che tanto ha fatto discutere.

Tra le varie misure varate nella riforma delle pensioni licenziata a fine 2011, quella che in questo momento sta facendo discutere più di tutti è senza dubbio il meccanismo dell’innalzamento dell’età pensionabile.

Riprendendo un principio ideato dal precedente governo Berlusconi, che prevedeva un aumento dell’età per andare in pensione visto il miglioramento delle aspettative di vita per gli italiani, la Fornero stilò una sorta di cronoprogramma per stabilire tutti gli step dell’innalzamento.

Se quindi a partire dal 1 gennaio 2018 anche le donne come gli uomini potranno andare in pensione a 66 anni e 7 mesi, a partire dal 2019 invece per tutti l’età pensionabile sarà di 67 anni. Non è finita però perché dopo tre anni dal primo step di innalzamento si inizierà a salire di due mesi ogni due anni.

Nella lunga trattativa per definire quella che doveva essere la Fase 2 della riforma delle pensioni, i sindacati molto hanno spinto per cercare di stoppare l’entrata in vigore di questo meccanismo.

Quando però l’Istat ha certificato l’effettivo miglioramento delle aspettative di vita, Palazzo Tesoro si è sentito così più che legittimato a non fare passi indietro, forte anche dell’appoggio sul tema di Bankitalia, Inps e Corte dei Conti.

Alla fine quindi nella riforma delle pensioni inglobata nella legge di Bilancio 2018, appena arrivata in Parlamento e ora in commissione, non è stata presa nessuna decisione riguardante l’innalzamento a 67 anni, che così può continuare il suo cammino.

Una scelta questa dell’esecutivo pienamente condivisa da Elsa Fornero, che in un’intervista sulle pagine di La Repubblica commenta in maniera favorevole la decisione di Palazzo Chigi di non cedere alle varie pressioni.

Questa è una scelta che risponde a un’esigenza di medio periodo nell’interesse generale e non, appunto, elettorale. Si è evitato di scaricare sui giovani il costo di un’operazione che avvantaggerebbe solo le generazioni più mature.

La Fornero quindi difende la sua riforma ma guarda con favore anche all’ipotesi, ormai diventata quasi una certezza, di escludere le categorie dei lavori gravosi dal meccanismo dell’innalzamento.

Infine l’ex ministro non risparmia anche una stoccata a Giulio Tremonti, inquilino di Palazzo Tesoro prima della caduta del governo Berlusconi, che negli ultimi giorni l’aveva attaccata duramente per la riforma che sarebbe stata scritta su “ordine dei tedeschi”.

Trovo penoso che una persona, che qualcuno definirebbe personalità, si abbassi a questo livello di polemica politica. Non gli fa onore. Evidentemente è entrato in campagna elettorale, io no. Lo spread che volava non fu colpa dei tecnici ma dell’impasse politico in cui il Paese era precipitato e di cui Tremonti era parte. Aggiungo che la riforma varata nel 2011 è ancora lì, che ci ha dato quella credibilità in Europa che con il governo che ci precedette era finita sotto le scarpe.

Si può non amare la Fornero, ma da questo punto di vista le parole verso Tremonti, padre assieme a Sacconi dell’innalzamento legato all’aumento dell’aspettativa di vita, sono abbastanza condivisibili vista la poca onestà intellettuale dimostrata dall’ex ministro dell’Economia del governo Berlusconi.

Una partita politica

L’aspetto sollevato dalla Fornero sul non cedere alle pressioni politiche è al momento al centro delle trattative in merito alla riforma delle pensioni. A marzo 2018 infatti gli italiani torneranno alle urne e la campagna elettorale è praticamente già iniziata.

Dire addio al meccanismo dell’innalzamento costerebbe alle casse statali quasi 3 miliardi ogni anno. Soldi questi che al momento non ci sono quindi, visto anche il fiato sul collo di Bruxelles, uno stop non è una strada praticabile.

Una sospensione di sei mesi, soluzione questa che nelle ultime ore sta prendendo sempre più piede, alla fine sarebbe soltanto un rinvio della decisione finale che sarebbe presa dal nuovo governo che, appena insediato, non avrebbe particolari esigenze elettorali per imporre il blocco.

In parole povere, per non far entrare lo scottante tema delle pensioni nella campagna elettorale, i partiti della maggioranza vorrebbero cercare di congelare fino a giugno l’innalzamento, senza però dire o garantire se uno stop al meccanismo possa essere effettivamente possibile.

L’ampliamento della platea dei lavori gravosi può essere senza dubbio un compromesso giusto, ma il problema di fondo di questa riforma rimane: secondo gli scaglioni di innalzamento, nel 2050 andremo in pensione oltre i 70 anni.

La Fornero ha ragione nel dire che bisogna pensare anche alle generazioni future, ma senza dei provvedimenti paralleli la sua riforma penalizza chi in questo momento sta per andare in pensione ma non dà garanzie neanche ai giovani, che dovranno in futuro lavorare sempre di più senza avere però la minima certezza di avere le giuste garanzie previdenziali una volta giunti, ormai vecchi, all’età prevista per potersi ritirare dal mondo del lavoro.

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Argomenti:

Elsa Fornero Pensione

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