Pensioni, nuovi bonus 2026 per chi non supera questo importo

Simone Micocci

9 Gennaio 2026 - 09:30

Pensioni, spettano ben 5 bonus a chi non supera i 7.950 euro l’anno. Ecco tutto quello che serve sapere.

Pensioni, nuovi bonus 2026 per chi non supera questo importo

Anche nel 2026 spetta l’integrazione al minimo della pensione, ossia quello strumento con cui l’importo dell’assegno viene aumentato fino al raggiungimento di una determinata soglia aggiornata a inizio gennaio per effetto della rivalutazione.

A indicare la soglia della cosiddetta pensione minima è stato l’Inps con la circolare n. 153 del 19 dicembre scorso. Nel dettaglio, il trattamento minimo per le pensioni di lavoratori dipendenti e autonomi dall’1 gennaio 2026 viene portato da 603,4 a 611,85 euro mensili, 7.954,05 euro annui.

Questo importo è molto importante in quanto determina l’accesso a cinque diversi bonus, a partire dalla suddetta integrazione al trattamento minimo al quale si aggiungono la rivalutazione straordinaria, l’incremento al milione, il nuovo aumento previsto dalla legge di Bilancio 2026 e il cosiddetto bonus tredicesima.

Ognuno di questi prevede dei requisiti differenti e solo in alcuni casi il pagamento è automatico.

Facciamo quindi chiarezza su cosa e quanto spetta a coloro che hanno una pensione che non supera i 7.955 euro circa.

Integrazione al trattamento minimo di pensione

Come anticipato, nel 2026 l’integrazione al trattamento minimo consente di aumentare la pensione fino a 611,85 euro al mese, pari a 7.954,05 euro l’anno, quando l’assegno percepito è più basso di questa soglia. Si tratta di un’integrazione economica riconosciuta dall’Inps per garantire un livello minimo di tutela, ma non spetta a tutti e non viene applicata automaticamente.

Per accedervi è necessario, prima di tutto, non essere un contributivo puro: l’integrazione spetta solo a chi ha una pensione calcolata in tutto o in parte con il sistema retributivo o misto, quindi a chi ha almeno un contributo settimanale versato entro il 31 dicembre 1995. In assenza di questo requisito l’aumento non è riconosciuto, anche se l’importo della pensione è molto basso.

Oltre al requisito contributivo conta anche la situazione reddituale. L’integrazione spetta per intero quando il reddito complessivo del pensionato è inferiore a 7.954,05 euro annui, cioè all’importo del trattamento minimo 2026. Se invece il reddito personale supera questa soglia ma resta al di sotto di 15.908,10 euro annui (due volte il minimo), l’integrazione è riconosciuta in misura parziale. Per le pensioni liquidate dal 1994 in poi si tiene conto anche del reddito coniugale: l’integrazione è piena se il reddito della coppia non supera 31.816,20 euro annui (quattro volte il minimo), mentre diventa parziale se è più alto ma resta sotto 39.770,25 euro (cinque volte il minimo).

Dal punto di vista del calcolo, l’integrazione piena porta semplicemente la pensione fino a 611,85 euro mensili. Quando invece spetta in forma ridotta, l’importo viene determinato sottraendo il reddito annuo del pensionato (o quello coniugale) dal limite previsto e dividendo il risultato per 13 mensilità, così da ottenere l’aumento mensile spettante.

È importante sapere che l’integrazione al trattamento minimo va richiesta: l’Inps non la riconosce d’ufficio. La domanda può essere presentata tramite i servizi online dell’Istituto, contact center o patronato. Con la richiesta è possibile ottenere anche gli arretrati fino a cinque anni, se i requisiti erano già presenti in passato.

La rivalutazione straordinaria

A questa si aggiunge poi una rivalutazione straordinaria applicata alle pensioni di importo più basso. Nel dettaglio, per tutti i pensionati con assegno inferiore al trattamento minimo Inps, anche a chi non ha diritto all’integrazione al minimo compresi i contributivi puri, si aggiunge un 1,3%. L’importo varia in base alla pensione percepita: più è basso l’assegno, più contenuto sarà l’aumento.

In questo caso, però non è necessario presentare alcuna domanda: la rivalutazione viene applicata automaticamente dall’Inps a partire da gennaio 2026.

L’incremento al milione

Nel 2026 continua a spettare anche l’incremento al milione, la maggiorazione introdotta nel 2001 per aumentare le pensioni di importo molto basso.

L’incremento spetta di norma dai 70 anni, con la possibilità di anticipare l’accesso fino a 65 anni in presenza di almeno 25 anni di contributi (sono 1 anno in meno ogni 5 anni di contributi).

Dal punto di vista degli importi, l’aumento consente di portare la pensione fino al trattamento minimo maggiorato di 136,44 euro. Poiché nel 2026 il trattamento minimo è pari a 611,85 euro, la soglia massima raggiungibile sale a 748,29 euro mensili.

Per avere diritto all’incremento al milione nel 2026 è necessario anche rientrare nei limiti di reddito, che risultano pari a:

  • circa 9.690 euro di reddito individuale;
  • circa 16.735 euro di reddito coniugale.

Se l’aumento pieno comporta il superamento di queste soglie, l’incremento viene riconosciuto in misura ridotta, così da non oltrepassare i limiti previsti.

L’incremento al milione non è automatico: va richiesto all’Inps, anche tramite patronato, con la possibilità di ottenere fino a 5 anni di arretrati.

L’aumento di 20 euro per l’incremento al milione

Nel 2026 chi beneficia dell’incremento al milione riceve anche un aumento automatico di 20 euro, senza dover presentare alcuna nuova domanda. L’adeguamento è riconosciuto direttamente dall’Inps a favore di chi ha già ottenuto l’incremento e continua a rispettarne i requisiti.

Con questo intervento, l’importo dell’incremento sale complessivamente a 156,44 euro mensili, dato dalla maggiorazione storica di 136,44 euro più il nuovo aumento di circa 20 euro previsto per il 2026.

Considerando che nel 2026 il trattamento minimo è pari a 611,85 euro, la pensione minima con incremento al milione pieno arriva quindi a circa 768,29 euro al mese.

In questo caso l’aumento è automatico e si applica esclusivamente a chi è già titolare dell’incremento al milione. Restano fermi i limiti di reddito e i requisiti anagrafici previsti dalla normativa: chi percepisce l’incremento in misura parziale vedrà l’importo aumentare solo entro le soglie consentite, mentre chi perde i requisiti non beneficia dell’adeguamento.

L’importo aggiuntivo (il bonus tredicesima)

Nel 2026 l’importo aggiuntivo pagato a dicembre (il cosiddetto bonus tredicesima, pari a 154,94 euro annui) continua a spettare ai pensionati che rispettano specifici limiti di pensione e di reddito, calcolati sulla base del trattamento minimo Inps, che per il 2026 è pari a 611,85 euro al mese, cioè 7.954,05 euro annui.

Per quanto riguarda la pensione, l’importo aggiuntivo spetta per intero se la pensione annua è pari o inferiore a 7.954,05 euro. Se invece la pensione è superiore al minimo ma non oltre 8.108,99 euro annui (ossia trattamento minimo con l’aggiunta dei 154,94 euro), l’importo aggiuntivo spetta in misura parziale, pari alla differenza tra 8.108,99 euro e l’importo della pensione percepita.

Oltre a questo requisito conta anche il reddito complessivo assoggettabile a Irpef. Nel 2026, se il pensionato è solo, il reddito annuo non deve superare 11.931,08 euro, pari a 1,5 volte il trattamento minimo.

Se invece il pensionato è coniugato o unito civilmente, il reddito complessivo della coppia non deve superare 23.862,15 euro, cioè 3 volte il trattamento minimo.

Restano esclusi dall’importo aggiuntivo i trattamenti assistenziali (come pensione e assegno sociale, invalidità civile) e le pensioni non aventi natura previdenziale. L’erogazione avviene secondo le regole Inps e, in presenza dei requisiti, può essere riconosciuta anche in misura parziale.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.