Pensioni, nuova Fornero in legge di Bilancio 2026

Simone Micocci

30/12/2025

Pensioni, in legge di Bilancio peggiora la legge Fornero? Non proprio, facciamo chiarezza sulle novità previste.

Pensioni, nuova Fornero in legge di Bilancio 2026

Nella giornata di oggi - martedì 30 dicembre - alla Camera dei Deputati verrà approvata la legge di Bilancio 2026 che pertanto completerà il suo iter legislativo giusto in tempo con la scadenza di fine anno.

Entrano così in vigore le novità per le pensioni introdotte in manovra, modifiche in parte peggiorative tanto che c’è chi parla di “nuova Fornero” in legge di Bilancio. Un duro attacco a riguardo, ad esempio, è arrivato dall’ex presidente dell’Inps Pasquale Tridico, secondo il quale Giorgetti, in qualità di ministro dell’Economia, dovrebbe chiedere scusa per le promesse fatte sulle pensioni, in quanto in realtà c’è stato un “peggioramento della legge Fornero”.

Ma è davvero così? Tridico sta esagerando oppure davvero il governo ha ribaltato quanto aveva promesso di fare sul fronte previdenziale comportando persino un peggioramento delle regole? Analizziamo quanto davvero fatto in manovra per scoprirlo.

Pensioni, addio a Quota 103 e Opzione Donna non peggiorano la Fornero

Una delle novità più importanti in legge di Bilancio è quella per cui a partire dall’1 gennaio 2026 non si potrà più accedere alla pensione ricorrendo a due delle misure di flessibilità in vigore negli ultimi anni, Opzione Donna e Quota 103. Di fatto, non si potrà più accedere alla pensione a 61 anni - con la possibilità di scendere fino a 59 anni nel caso delle lavoratrici con figli - come pure a 62 anni e 41 anni di contributi con Quota 103.

Tuttavia, è vero che queste due misure comporteranno un peggioramento dell’età pensionabile - specialmente quella effettiva ossia l’età in cui in media si andrà in pensione considerando tutte le misure in vigore - ma non si può dire che da sole siano sufficienti per parlare di “peggioramento” della Fornero.

L’addio a Quota 103 e Opzione Donna, infatti, non comportano alcun cambio nelle regole di pensionamento definite nell’ormai lontano 2011: semmai definiscono il ritorno integrale alla legge Fornero, che dal prossimo anno avrà come alternativa solamente l’Ape Sociale.

L’aumento dell’età pensionabile non peggiora la Fornero

Un’altra novità - di cui gli effetti si vedranno nel 2027 a meno che il governo, come anticipato da Giorgetti, non riesca a intervenire con la manovra del prossimo anno - è quella che porta all’incremento dell’età pensionabile a partire dall’1 gennaio 2027. Nel dettaglio, inizialmente ci sarà un incremento di 1 mese su tutte le opzioni di pensionamento come definite dalla legge Fornero, mentre nel 2028 si salirà di un altro mese.

Ma anche qui, per quanto è vero che sono proprio i requisiti come descritti dalla riforma del 2011 a essere modificati, non si può dare la colpa al governo di questo. Il meccanismo che adegua l’età pensionabile alle speranze di vita, infatti, è insito nella Fornero stessa.

Il governo quindi non l’ha peggiorata, ne ha solo dato piena attuazione.

Silenzio assenso Tfr nel fondo pensioni

C’è poi un aspetto che inciderà, seppur non direttamente, sulle pensioni. È quella per cui per le assunzioni fatte a partire dall’1 gennaio 2026 ci sarà tempo 60 giorni per comunicare la destinazione del Tfr, ossia se lasciarlo in azienda oppure destinarlo a un fondo per la pensione integrativa.

Una novità che punta ad accrescere le adesioni ai fondi per la pensione, puntando così maggiormente sulla previdenza complementare che di fatto appare come l’unica soluzione per far sì che in futuro gli importi delle pensioni possano essere maggiormente adeguati al costo della vita.

Una modifica positiva a cui tuttavia se ne aggiunge un’altra che peggiora quanto fatto dal governo Meloni: dopo un solo anno, cessa la possibilità di considerare anche la rendita garantita dal fondo pensioni per accedere alla pensione anticipata a 64 anni di età - e 25 anni di contributi - riservata ai contributivi puri. Questa misura richiede anche un assegno almeno pari a 3 volte il valore dell’Assegno sociale per anticipare la pensione, limite che nel 2025 poteva essere raggiunto cumulando la pensione liquidata dall’Inps con l’eventuale rendita del fondo pensione.

Dal 2026 non sarà così: solo quanto si prende di pensione dall’Inps verrà valutato in tal senso.

Ma anche in questo caso non si può parlare di peggioramento della Fornero, visto che appunto viene cancellata una previsione che era stata voluta dal governo Meloni, salvo poi fare un passo indietro dopo appena 12 mesi.

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