Pensioni integrative obbligatorie? L’UE ci sta pensando seriamente (e l’Italia trema)

Antonello Motroni

6 Giugno 2026 - 07:55

Addio pensione pubblica come la conosciamo: il rapporto UE dice chiaramente cosa dobbiamo fare subito

Pensioni integrative obbligatorie? L’UE ci sta pensando seriamente (e l’Italia trema)

L’European Financial Stability and Integration Review 2026 riflette sullo stato della previdenza integrativa e sul ruolo che questa potrebbe avere per favorire il rafforzamento del mercato unico dei risparmi e degli investimenti, in un contesto segnato da incertezze geopolitiche e pratiche commerciali protezionistiche.

L’UE affronta sfide demografiche profonde: una popolazione che invecchia, un’aspettativa di vita in costante crescita e una forza lavoro in contrazione. Queste tendenze mettono sotto pressione i sistemi pensionistici a ripartizione. I sistemi PAYG rimangono il pilastro principale del reddito pensionistico in quasi tutti gli Stati UE, con tassi di sostituzione lordi che in media si attestano al 49,2% — superiori alla media OCSE del 43,0%. Tuttavia, la variabilità è molto forte: la Spagna raggiunge l’80,4%, la Grecia il 79,6%, il Lussemburgo il 75,6%; all’opposto, la Lituania si ferma al 17,4%, l’Irlanda al 24,3% e l’Olanda al 28,6%.

In questo contesto, il rafforzamento dei sistemi pensionistici complementari a capitalizzazione assume un’importanza crescente, sia per garantire adeguati livelli di vita al pensionamento, sia per canalizzare il risparmio di lungo termine verso investimenti produttivi, contribuendo così alla crescita economica e all’obiettivo dell’Unione dei Risparmi e degli Investimenti.
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