Pensioni, Fornero “a metà” nel 2025. Cosa significa e che cambia rispetto a oggi

Simone Micocci

20/05/2024

Nel 2025 possibile un ritorno parziale alle regole imposte dalla riforma Fornero. Modifiche al calcolo dell’importo, flessibilità a rischio.

Pensioni, Fornero “a metà” nel 2025. Cosa significa e che cambia rispetto a oggi

Nel 2025 sono attesi diversi cambiamenti sulle pensioni, con la legge Fornero che dopo anni di “stallo” tornerà prepotentemente a farsi sentire. Negli ultimi 5 anni, infatti, le regole previste dalla riforma del 2011 sia per l’accesso che per il calcolo dell’assegno sono state mitigate sia da alcune decisioni governative, vedi il maggiore utilizzo del meccanismo delle quote, e dallo scoppio della pandemia.

Dal prossimo anno, però, le cose potrebbero cambiare e almeno in parte gli effetti della legge Fornero comporteranno svantaggi per i lavoratori. Non ancora completamente: ad esempio, il ministero dell’Economia ha fatto sapere che nonostante la risalita delle aspettative di vita dopo la crisi pandemica, non c’è stato ancora un incremento tale da giustificare un incremento dell’età pensionabile a partire dal prossimo anno.

Ricordiamo infatti che la riforma del 2011 ha stabilito che ogni biennio le regole per il pensionamento devono essere riviste tenendo conto dell’andamento delle aspettative di vita, un meccanismo che da quando è attivo ha comportato l’incremento di 1 anno dell’età pensionabile.

Appuntamento rimandato al 2027 quindi, quando l’età per la pensione dovrebbe tornare a crescere (secondo le stime di 2 o 3 mesi al massimo).

Ma se da una parte l’effetto Fornero non c’è stato, non si può dire altrimenti sul calcolo delle pensioni che il prossimo anno dovrebbe prevedere delle regole meno favorevoli, con il rischio di avere un assegno più basso rispetto a chi a parità di contributi ci è andato nel biennio ancora in corso.

Così come c’è chi guarda con preoccupazione ai vincoli di bilancio a cui dovrà sottostare il governo Meloni, un’imposizione che arriva direttamente dall’Unione Europea e che potrebbe mettere la parola fine alle misure di flessibilità che in questi anni hanno consentito perlomeno di aggirare le regole fissate da Fornero.

Calcolo delle pensioni meno favorevole

Ne abbiamo già parlato qui: il calcolo delle pensioni del 2025 potrebbe non essere così favorevole come è stato negli ultimi due anni.

La ragione sta nel fatto che nel sistema contributivo, utilizzato per tutti i periodi successivi al 1996, il calcolo delle pensioni viene effettuato prendendo tutti i contributi versati e trasformandoli attraverso l’applicazione di un apposito coefficiente, tanto più vantaggioso quanto più viene ritardato il collocamento in quiescenza.

Questi coefficienti, chiamati appunto “di trasformazione”, dipendono proprio dalle aspettative di vita e così come le regole per il pensionamento vengono aggiornati ogni due anni.

Il Covid ha fatto sì che, per la prima volta da quando sono utilizzati, nel biennio 2023-2024 sono risultati più convenienti rispetto a quello precedente. Il che ha significato una pensione più alta per chi è andato in pensione in questi anni.

Tuttavia, l’aumento delle speranze di vita registrato in quest’ultimo periodo (con un ritorno quasi al periodo pre pandemico) pur non essendo sufficiente per aumentare l’età per la pensione basterà per far sì che i coefficienti di trasformazione vengano rivisti in peggio.

Quindi, nel biennio 2025-2026, dovrebbero tornare a scendere e così sarà anche in futuro a meno che (speriamo di no ovviamente) le tendenze al rialzo per le aspettative di vita dovessero subire un nuovo scossone.

Andare in pensione a partire dal 2025, quindi, sarà meno conveniente rispetto a oggi, a fronte di una taglio che sarà più rilevante per coloro che hanno un montante contributivo elevato.

Flessibilità a rischio

Mai come oggi siamo stati vicini a un ritorno integrale alle regole di pensionamento fissate dalla riforma del 2011.

Negli ultimi anni, per quanto questa non sia mai stata messa in dubbio, ci sono state riforme che hanno assicurato una maggiore flessibilità al sistema. Ad esempio tutelando i lavoratori gravosi e le altre categorie più fragili con la cosiddetta Ape Sociale, l’anticipo pensionistico raggiungibile già all’età di 63 anni e 5 mesi. Così come Quota 100 prima, poi diventata Quota 102 e infine Quota 103.

L’obiettivo del governo Meloni sarebbe quello di proseguire per questa strada, con il sogno di poter arrivare alla tanto promessa Quota 41 per tutti consentendo a ogni lavoratore la possibilità di anticipare l’accesso alla pensione una volta raggiunti i 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica (mentre oggi questa possibilità è riservata ai soli precoci).

Tuttavia, bisognerà fare i conti con una legge di Bilancio 2025 nel rispetto dei vincoli del nuovo Patto di Stabilità, con risorse limitate a poche e mirate misure. Ecco perché il 2025 potrebbe essere l’anno in cui la flessibilità sarà sempre per meno persone, con le regole fissate da Fornero che per la maggior parte saranno le uniche possibili per andare in pensione.

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