Pensione di febbraio pagata lunedì prossimo. Nessun aumento o novità, il cedolino conferma il rinvio degli arretrati.
Non è il cedolino degli aumenti, non è il mese delle novità e non è nemmeno la pensione “più ricca” che in molti si aspettano leggendo titoli e anticipazioni circolate in questi giorni. Quella in pagamento lunedì 2 febbraio è una pensione ordinaria, già definita e senza incrementi aggiuntivi rispetto al mese scorso, nonostante l’attenzione mediatica lasci intendere il contrario.
Complice il consueto “gioco” degli annunci sugli aumenti delle pensioni, anche questa volta si è generata confusione. La rivalutazione c’è, ma non scatta a febbraio: è già entrata in vigore con il cedolino di gennaio. E gli altri aumenti previsti dalla legge di Bilancio, almeno per ora, non si vedono.
Con la pubblicazione del cedolino di febbraio, infatti, viene confermato che sul pagamento del 2 febbraio non sono stati applicati né il nuovo calcolo Irpef né le maggiorazioni aggiuntive. A essere accreditata è quindi la sola pensione, tassata secondo le regole in vigore nel 2025, senza differenze rispetto al mese scorso, fatta eccezione per chi è ancora interessato dai conguagli fiscali.
Per capire davvero cosa c’è - e soprattutto cosa non c’è - nel cedolino di febbraio, serve fare chiarezza, partendo dal calendario dei pagamenti e arrivando al nodo centrale: gli aumenti ci sono già stati o arriveranno più avanti, ma non ora.
Perché la pensione di febbraio viene pagata lunedì 2
Il pagamento della pensione di febbraio non arriva il 1° del mese, come spesso accade, ma slitta a lunedì 2 febbraio per tutti i pensionati. Il motivo è puramente calendariale: sabato 1° febbraio cade di domenica, giorno che non è considerato bancabile né per le banche né per Poste Italiane.
La regola generale stabilisce infatti che la pensione venga accreditata nel primo giorno bancabile del mese, con l’unica eccezione rappresentata dal cedolino di gennaio, che viene pagato il secondo giorno bancabile. Nel caso di febbraio, quindi, il primo giorno utile è proprio lunedì 2, data in cui scatta l’erogazione sia per chi riceve l’accredito in banca che per chi lo riceve su conto postale.
Non ci sono dunque differenze tra canali di pagamento né scaglionamenti: tutti i pensionati ricevono la pensione lo stesso giorno, indipendentemente dall’importo o dalla tipologia di trattamento. Un dettaglio importante, soprattutto in un mese in cui molti attendono il pagamento per verificare eventuali variazioni sull’importo.
Cosa c’è nel cedolino di febbraio (e cosa no)
Il cedolino della pensione di febbraio, già disponibile nell’area personale Inps, conferma che non ci sono nuovi aumenti. L’importo in pagamento lunedì 2 febbraio è sostanzialmente uguale a quello di gennaio, sia al lordo sia al netto, fatta eccezione per i pensionati interessati dal proseguimento del conguaglio fiscale.
Nel rateo di febbraio è presente sì la rivalutazione dell’1,4%, ma non si tratta di una novità: l’adeguamento al costo della vita è già scattato con la pensione di gennaio e quindi non produce ulteriori incrementi questo mese. In alcuni casi, l’effetto della rivalutazione può risultare poco visibile o addirittura annullato dal conguaglio Irpef, che l’Inps sta recuperando tra gennaio e febbraio e, se necessario, anche nei mesi successivi.
Quello che manca è invece ciò che molti si aspettavano. Nel cedolino di febbraio non sono state applicate le nuove regole Irpef introdotte dalla legge di Bilancio, che riducono dal 35% al 33% l’aliquota sulla parte di pensione compresa tra 28.000 e 50.000 euro. L’Inps continua quindi a calcolare l’imposta secondo le regole del 2025.
Assente anche l’aumento di 20 euro sull’incremento al milione, previsto per rafforzare gli assegni più bassi, così come non ci sono altre maggiorazioni o bonus aggiuntivi. Restano infine invariate le trattenute per addizionali regionali e comunali riferite al 2025.
Quando arriveranno davvero gli aumenti: si guarda a marzo con gli arretrati
Se nel cedolino di febbraio non ci sono novità, questo non significa che gli aumenti previsti dalla legge di Bilancio siano saltati. Al contrario, l’Inps è al lavoro per applicare le nuove misure nei prossimi mesi, con ogni probabilità a partire da marzo, quando dovrebbero arrivare anche gli arretrati per quanto non pagato a gennaio e febbraio.
Ricordiamo che sul fronte fiscale il taglio dell’Irpef riduce dal 35% al 33% l’aliquota applicata sulla parte di pensione compresa tra 28.000 e 50.000 euro. Il beneficio massimo è pari a 440 euro l’anno, circa 36 euro al mese in più sulla pensione. Questo significa che, se l’aggiornamento arriverà a marzo, gli arretrati potranno valere fino a 70 euro per due mensilità.
Più semplice il discorso per i pensionati che percepiscono l’incremento al milione: la legge di Bilancio riconosce un aumento di 20 euro al mese, che non è stato ancora applicato. In caso di slittamento a marzo, l’arretrato sarà pari a 40 euro, che si sommeranno all’importo mensile rivalutato.
Uno schema già visto in passato: anche nel 2024, con la revisione delle aliquote Irpef, gli effetti della riforma arrivarono solo a marzo, accompagnati dal pagamento delle mensilità arretrate. Fino ad allora, quindi, niente illusioni sul cedolino di febbraio. Lunedì 2 febbraio viene pagata la pensione ordinaria; gli aumenti veri, con qualche decina di euro in più, sono attesi più avanti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA