Pensioni, beffa Ape Sociale: nel 2021 non spetta a più persone

Antonio Cosenza

25 Novembre 2020 - 22:18

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Ape Sociale: niente allargamento della platea dei beneficiari, salta la norma contenuta nelle bozze della Legge di Bilancio.

Pensioni, beffa Ape Sociale: nel 2021 non spetta a più persone

L’Ape Sociale nel 2021 non subirà variazioni, come invece avevamo anticipato qualche giorno fa.

Con l’approvazione del disegno di legge di Bilancio, infatti, scopriamo che il Governo ha eliminato la norma contenuta nelle prime bozze con la quale già nel 2021 la platea dei beneficiari dell’anticipo pensionistico avrebbe compreso una nuova categoria di disoccupati.

Come noto, oggi possono accedere all’anticipo pensionistico solamente i disoccupati che da almeno tre mesi hanno smesso di percepire l’indennità di disoccupazione NASpI. Si pensava che la Legge di Bilancio 2021 avrebbe però esteso anche ai disoccupati senza NASpI la possibilità di accedere all’Ape Sociale, sempre se ne soddisfano gli altri requisiti (sia anagrafici che contributivi).

D’altronde sono mesi che il Governo pone l’attenzione sulla necessità di riconoscere una maggiore flessibilità ad alcune categorie meritevoli di tutela, quali appunto i disoccupati. Per il momento, però, non c’è nulla da fare: con l’approvazione del disegno di legge scompare la parte con cui la platea dei beneficiari dell’Ape Sociale sarebbe stata allargata.

Legge di Bilancio 2021: nessuna novità per l’Ape Sociale (che però viene prorogata)

La Legge di Bilancio 2021 conferma l’anticipo pensionistico per un altro anno. Con la manovra finanziaria, infatti, il Governo ha deciso di rifinanziare per altri 12 mesi l’Ape Sociale, permettendo ad alcune categorie di persone di uscire dal mercato del lavoro, percependo un’indennità sostitutiva fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione, all’età di 63 anni.

Tra queste categorie, anche nel 2021 troviamo i disoccupati, ma solo quelli che soddisfano determinati requisiti, quali:

  • possesso di almeno 30 anni di contribuzione;
  • si trovano in stato di disoccupazione a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale nell’ambito della procedura della conciliazione obbligatoria, o anche scadenza di un contratto a termine;
  • nei tre anni precedenti hanno avuto periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi;
  • aver concluso da almeno tre mesi il godimento dell’intera prestazione previdenziale di disoccupazione, spettante. Se non è maturato il diritto alla NASpI non si può accedere neppure all’APE Sociale.

Ebbene, se fino a qualche giorno fa credevamo che quest’ultimo vincolo - ossia l’aver maturato i requisiti per beneficiare della NASpI - sarebbe stato eliminato con la Legge di Bilancio, oggi scopriamo che non è così.

Nello schema della manovra consegnato dal Governo al Parlamento, infatti, non c’è più la norma che avrebbe consentito l’accesso all’APE Sociale anche ai lavoratori dipendenti privi dei requisiti contributivi e assicurativi. Una norma annunciata anche nella relazione illustrativa allegata all’ultima bozza, ma che non ha trovato spazio nel testo definitivo.

Vedremo se un passo in questa direzione verrà fatto in Parlamento, oppure se anche nel 2021 resteranno invariate le categorie che possono accedere all’Ape Sociale al compimento dei 63 anni.

Ape Sociale: chi vi può accedere nel 2021

Quindi, salvo modifiche in corso di esame parlamentare, le platee beneficiarie dell’Ape Sociale nel 2021 restano le stesse degli anni scorsi. Ai disoccupati, si aggiungono anche:

  • caregivers che da almeno sei mesi assistono il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità. Sono inclusi anche coloro che assistono, un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Anche per questi è richiesta un’anzianità contributiva di 30 anni;
  • invalidi civili di grado almeno pari al 74% con almeno 30 anni di contribuzione;
  • lavoratori gravosi. Il lavoro gravoso deve essere svolto per almeno sei anni negli ultimi sette oppure per almeno sette anni negli ultimi dieci. In questo caso la contribuzione è di almeno 36 anni.

Va detto che per le donne vi è una riduzione del requisito contributivo pari a 12 mesi per ciascun figlio, nel limite massimo, però, di 2 anni.

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