Pensioni, allarme conguaglio che ne riduce l’importo

Simone Micocci

23/12/2023

Pensioni, a gennaio il conguaglio che rischia persino di azzerarne l’importo. Le istruzioni Inps per i soggetti a rischio.

Pensioni, allarme conguaglio che ne riduce l’importo

Sulle pensioni di gennaio (ma non per tutti) sono in arrivo aumenti ma non solo: come spiegato dall’Inps, infatti, nel prossimo cedolino è stato effettuato il conguaglio dal quale ne potrebbero scaturire dei tagli.

Un appuntamento particolarmente temuto dai pensionati, in quanto dal conguaglio fiscale ne può risultare un aumento ma anche un taglio che, a seconda dei casi, può essere talmente consistente da limitare gli effetti della rivalutazione.

È bene dunque soffermarci sulla ragione per cui nonostante gli aumenti annunciati la pensione di gennaio rischia di essere persino più bassa rispetto a quella di dicembre. Anche perché, non c’è solo il conguaglio: dopo la parentesi di questo mese, dal prossimo tornano a essere applicate le ritenute per le addizionali regionali e comunali.

Pensioni, cos’è il conguaglio e quando riduce l’assegno

Come confermato dall’Inps con l’apposita guida sul cedolino della pensione mensilmente pubblicata sul sito ufficiale, a gennaio l’Inps ha provveduto a effettuare il conguaglio.

Nel dettaglio, si tratta di un ricalcolo a consuntivo delle ritenute erariali relative al 2023, quali Irpef e addizionali regionali e comunali a saldo. In poche parole l’Inps tenendo conto delle sole prestazioni pensionistiche da lui erogate, ha calcolato l’importo complessivamente pagato al pensionato.

Dopodiché ne calcola le imposte dovute e:

  • se inferiori a quelle trattenute mensilmente dal cedolino ne effettua un rimborso;
  • se superiori a quelle trattenute mensilmente dal cedolino, invece, procede con una trattenuta.

Come spiegato dall’Inps, il recupero delle imposte avviene di consueto sui ratei di gennaio e febbraio, anche con azzeramento della pensione in pagamento laddove le imposte dovute risultino pari o superiore al rateo in pagamento.

C’è un’eccezione: per i pensionati con importo annuo complessivo dei trattamenti fino a 18 mila euro per i quali il ricalcolo Irpef ha comportato un conguaglio a debito d’importo superiore a 100 euro, le somme dovute vengono rateizzate in 11 mensilità, a decorrere da gennaio e fino a novembre 2024.

Il prossimo conguaglio

Bisogna prestare attenzione a non confondere il conguaglio di gennaio con quello che segue alla presentazione della dichiarazione dei redditi.

Nel primo caso, infatti, il ricalcolo delle imposte riguarda i soli trattamenti erogati dall’Inps: non è da escludere, quindi, che a seguito del conguaglio ne risulti comunque un debito Irpef da dover versare per l’anno di imposta 2023.

La risposta definitiva si avrà solamente in sede di dichiarazione dei redditi, quando il pensionato comunicherà all’erario tutti i redditi percepiti (ad esempio quelli da lavoro oppure l’assegno di mantenimento) potendo tra l’altro beneficiare di detrazioni e deduzioni.

Le altre imposte sul cedolino di gennaio 2024

Oltre al conguaglio, poi, sul trattamento pensionistico viene trattenuta la quota Irpef mensile sulla quale vanno considerate le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2024 con la quale l’aliquota dovuta sull’importo compreso tra 15 mila e 28 mila euro scende dal 25% al 23%.

Tornano a gennaio, dopo la pausa di dicembre visto che le trattenute sono effettuate in sole undici rate annuali, le addizionali regionali e comunali relative al 2023.

Bisognerà attendere, invece, per la trattenuta per addizionale comunale in acconto per il 2024, in quanto decorre da marzo (fino a novembre).

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