Addio Fornero per i caregiver? Si valuta la possibilità di mandarli in pensione a 60 anni di età. Ma è complicato.
Mentre si discute di come limitare l’aumento dell’età pensionabile previsto dalla legge Fornero, che porterà a 67 anni e 6 mesi il requisito di accesso alla pensione di vecchiaia a partire dal 2029, non mancano oggi le proposte di legge che mirano perlomeno a rendere maggiormente accessibile il collocamento in quiescenza per alcune categorie di lavoratori.
Tra questi figurano i, o le, caregiver, ossia quelle persone che svolgono lavori di cura nei confronti di coniuge o parente con handicap in situazione di gravità. Lavoratori e lavoratrici che già oggi beneficiano di alcune strade agevolate verso il pensionamento - si pensi ad esempio a Quota 41 come pure all’Ape Sociale - ma che in futuro potrebbero ritrovarsi ad andare in pensione persino a 60 anni.
In Parlamento, infatti, ci sono diverse proposte di legge che mirano a mandare in pensione prima i caregiver e per quanto sia complicato arrivare a una rapida definizione, positiva, di queste proposte, oggi i tempi potrebbero essere maturi affinché venga introdotta una misura ad hoc riservata ai caregiver. E vediamo come potrebbe funzionare.
Chi sono i caregiver?
Come prima cosa è bene inquadrare la figura dei caregiver. Quali sono i lavoratori che possono essere considerati tali? Da definizione, si tratta di coloro che al momento della richiesta di pensionamento assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado - come genitori o figli - con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 104 del 5 febbraio 1992, purché sia al tempo stesso convivente.
In alternativa va bene anche un parente o un affine di secondo grado convivente, come ad esempio un nonno o una nonna, qualora i genitori o il coniuge di questo abbiano compiuto 70 anni, oppure siano affetti da patologie invalidanti, oppure siano deceduti o mancanti.
Caregiver in pensione a 60 anni?
Come anticipato, oggi chi soddisfa i suddetti requisiti può andare in pensione leggermente prima rispetto agli altri lavoratori. Ad esempio, con Quota 41 sono sufficienti 41 anni di contributi, a patto però di essere nel contempo inquadrati come lavoratori precoci, avendo maturato almeno 12 mesi di contribuzione prima del compimento dei 19 anni di età.
In alternativa al compimento dei 63 anni e 5 mesi di età, con almeno 30 anni di contribuzione, si aprono le porte dell’anticipo pensionistico conosciuto come Ape Sociale, con il quale si va a percepire per il tempo che separa dal compimento dei 67 anni un’indennità sostitutiva della pensione per un massimo di 1.500 euro.
Ma a queste due soluzioni potrebbe presto aggiungersene un’altra appunto, quella di cui sta discutendo in Parlamento che mira al pensionamento a 60 anni - e non solo - per i lavoratori sui quali nel contempo gravano anche i lavori di cura, organizzando e definendo l’assistenza di cui necessita la persona con grave disabilità.
Una situazione che accomuna 7 milioni di persone in Italia, per i quali proprio di recente è in discussione l’apposito schema di regolamento che dovrebbe portare anche al riconoscimento di un contributo mensile del valore di 400 euro al mese per chi ricopre questo ruolo.
Slegato dalla cosiddetta legge per caregiver c’è adesso la proposta di pensionamento anticipato per i caregiver familiari, ai quali verrebbe consentito di smettere di lavorare indipendentemente dall’età anagrafica, una volta maturati 20 anni di assistenza in questo ruolo oppure 30 anni di contribuzione effettiva. O in alternativa a 60 anni di età, con 20 anni di contributi.
Va detto che si tratta di tre soluzioni molto più vantaggiose rispetto a quelle attuali - si tratterebbe infatti di uno “sconto” di ben 11 anni di contributi rispetto all’attuale Quota 41, come pure di 7 anni in meno rispetto ai 67 anni della pensione anticipata. Per questo motivo confidiamo che non ci sarà il via libera rispetto a queste tre possibilità per quanto comunque possono rappresentare l’inizio di una discussione, la base dove partire per riconoscere ai caregiver una possibilità alternativa alla legge Fornero.
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