Pensione: quando non può essere più bassa di 525 euro al mese

Simone Micocci

12 Settembre 2022 - 10:45

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La pensione percepita può essere inferiore al minimo fissato dalla normativa; ecco in quali casi si rischia di percepire meno di 525 euro al mese.

Pensione: quando non può essere più bassa di 525 euro al mese

Esiste una pensione minima, ma non è per tutti.

Non tutti coloro che percepiscono una pensione d’importo inferiore al trattamento minimo, infatti, godono di un incremento fino al raggiungimento di tale soglia. Questo perché ci sono dei requisiti ben precisi da soddisfare per godere dell’aumento - o meglio detto “incremento” - della pensione fino alla soglia minima fissata annualmente dall’Inps che per il 2022 è pari a poco meno di 525 euro mensili, 524,35 euro per l’esattezza che all’anno equivalgono a 6.816,55 euro (l’aumento, infatti, si applica su tredici mensilità).

Ci sono dei pensionati, dunque, che pur percependo una pensione inferiore a tale soglia non godono di alcun incremento. Le ragioni di tale esclusione possono essere due: il reddito oppure il regime di calcolo di riferimento.

La pensione per i contributivi puri non prevede alcun importo minimo

La prima precisazione da fare è che il cosiddetto incremento al trattamento minimo della pensione non si applica nei confronti di coloro che hanno l’assegno interamente calcolato con il regime contributivo.

Per i contributivi puri, ossia per coloro che hanno iniziato a versare i contributi successivamente al 1° gennaio 1996, non è previsto dunque alcun adeguamento e questa è una delle ragioni che rendono tale sistema davvero poco conveniente per il pensionato.

Con il sistema di calcolo contributivo, infatti, non solo la pensione viene calcolata tenendo in considerazione solamente i contributi versati dal lavoratore, ma viene anche negata la possibilità di beneficiare di un aumento nel caso in cui l’importo raggiunto risulti inadeguato.

Ecco perché, come consigliato anche dall’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, i contributi puri devono riflettere bene sulla possibilità di anticipare di qualche anno l’accesso alla pensione, in quanto tale decisione potrebbe inficiare negativamente sull’importo dell’assegno.

La pensione viene aumentata solamente a chi non ha redditi elevati

Chi ha iniziato a versare contributi prima dell’1 gennaio 1996, nel caso in cui abbia una pensione inferiore a 524,34 euro potrebbe godere di un incremento fino al raggiungimento di tale importo.

Tuttavia, vi è un secondo requisito da soddisfare: avere un reddito - personale o coniugale - non superiore a una certa soglia. In questo modo il legislatore ha voluto impedire che a godere dell’incremento fossero anche quei pensionati che pur avendo una pensione d’importo molto basso possono contare su altre entrate, come ad esempio sui proventi di una redditizia attività da lavoratore autonomo, e quindi non necessitano di alcun aiuto.

Così come l’importo della pensione minima, anche la soglia entro cui stare per godere dell’incremento è soggetta a rivalutazione annua. Nel dettaglio, per avere diritto a un’integrazione piena, con la pensione che indipendentemente dall’importo percepito sale fino a 524,34 euro, bisogna avere un reddito personale non superiore all’importo annuo del suddetto trattamento minimo, quindi 6.816,55 euro nel 2022.

Hanno diritto all’integrazione, ma non piena, coloro che hanno un reddito personale che non supera di due volte l’importo della pensione minima, quindi 13.633,10 euro per l’anno corrente.

In tal caso, l’integrazione si calcola applicando la seguente formula:

13.633,10 - Reddito personale

Come detto sopra, però, non è solamente il reddito personale a essere considerato ma anche quello coniugale. Ciò vale solamente per le pensioni con decorrenza post 1994, in quanto prima di tale data si tiene conto solamente delle entrate personali del pensionato.

Nel dettaglio, per le pensioni con decorrenza nell’anno 1994 i limiti reddituali sono:

  • fino a 27.266,20 euro per godere dell’incremento pieno;
  • da 27.266,21 euro a 34.082,75 euro per godere dell’incremento parziale.

Per le pensioni con decorrenza post 1994, invece, i limiti sono i seguenti:

  • fino a 20.449,65 euro per l’incremento pieno;
  • da 20.449,66 euro a 27.266,20 euro per l’incremento parziale.

L’integrazione al minimo, quindi, è strettamente legata ai redditi personali del pensionato, come pure della coppia. A tal proposito, a fini della quantificazione del reddito percepito si tiene conto di tutte le entrate, a eccezione dei redditi esenti da Irpef, della pensione stessa da integrare al minimo e del reddito della casa di abitazione. Risultano esclusi dal calcolo anche gli arretrati soggetti a tassazione separata.

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