Pensione: quanti anni di contributi servono per andarci?

Non è possibile andare in pensione senza aver mai lavorato: a seconda della prestazione, infatti, c’è un minimo di contribuzione da soddisfare.

Pensione: quanti anni di contributi servono per andarci?

Messe da parte le ultime notizie sulle pensioni oggi vogliamo fare chiarezza su un importante tema: quello dei contributi previdenziali. Come noto, infatti, per andare in pensione bisogna aver maturato un certo numero di contributi, variabile a seconda della misura alla quale si ricorre.

Ci sono alcuni casi in cui al requisito contributivo si aggiunge quello anagrafico, altri dove invece si può andare in pensione indipendentemente dall’età. C’è però una condizione che qualsiasi persona che vuole andare in pensione deve soddisfare: aver lavorato per almeno qualche anno.

Come anticipato, quell’almeno dipende dall’opzione di pensionamento alla quale si accede: nel dettaglio, ce ne sono alcune che richiedono un numero elevato di contributi (che possono essere effettivi ma anche frutto di riscatto o di versamento volontario) e altre per cui ne sono necessari molti meno.

Vediamo quindi, rispondendo alla domanda di apertura di questo articolo, qual è - a seconda dell’opzione per il pensionamento - il numero minimo di contributi necessario ai fini della pensione.

Quanti contributi servono per andare in pensione

Partiamo dalla misura per cui è necessario il minor numero di contributi per la pensione: si tratta dell’opzione contributiva della pensione di vecchiaia Inps, per la quale sono sufficienti 5 anni di contribuzione effettiva.

Allo stesso tempo, però, per accedere a questa opzione è richiesta un’età anagrafica particolarmente elevata: per andare in pensione, infatti, bisogna aver compiuto il 71° anno di età. Requisito che - essendo legato all’andamento delle speranze di vita - rischia di aumentare ancora nei prossimi anni.

C’è poi la pensione di vecchiaia che fissa l’età pensionabile a 67 anni (anche questo requisito va al passo con le speranze di vita) e prevede un requisito contributivo non inferiore ai 20 anni. Attenzione però: per coloro che rientrano in una delle tre deroghe Amato, o anche nell’Opzione Dini (qui ne trovate un approfondimento), sono sufficienti 5 anni in meno per accedere alla pensione di vecchiaia. Per andare in pensione, quindi, basta avere 15 anni di contribuzione.

20 anni di contributi sono il minimo anche per la pensione anticipata contributiva, alla quale possono accedere solamente coloro che hanno cominciato a maturare contributi a partire dal 1° gennaio del 1996 rientrando così interamente nel sistema contributivo per il calcolo dell’assegno. In questo caso bisogna aver compiuto, però, almeno il 64° anno di età.

Più anni di contributi, invece, sono necessari per accedere alle opzioni di pensionamento anticipato. Ne abbiamo diverse, a partire dalla neonata Quota 100 (su cui in questi giorni si sta tanto discutendo) dove - oltre ad un minimo di 62 anni di età - è prevista una contribuzione minima pari a 38 anni.

In questo caso 38 anni di contribuzione sono il minimo, ma non è sufficiente dal momento che c’è un’altra condizione da soddisfare: come suggerisce il nome della misura, è necessario che il requisito contributivo aggiunto a quello anagrafico dia come risultato 100.

C’è poi la pensione anticipata retributiva che non prevede alcun limite di età: per andare in pensione, infatti, basta aver maturato 41 anni e 10 mesi di contributi (per le donne) o 42 anni e 10 mesi (per gli uomini). Anche Quota 41 non prevede alcun requisito anagrafico: per andare in pensione, quindi, è sufficiente aver maturato 41 anni di contributi purché - essendo la misura riservata ai soli lavoratori precoci - 12 mesi facciano riferimento al periodo precedente al compimento del 19° anno di età.

Quota 41 è però riservata a poche categorie di lavoratori; potete approfondirne l’elenco consultando il nostro articolo di approfondimento.

L’ultima misura che consente di anticipare l’accesso alla pensione è Opzione Donna, per la quale il minimo di contributi richiesto è pari a 35 anni. In questo caso però c’è anche il requisito anagrafico da soddisfare che per le lavoratrici autonome (ricordiamo che questa misura è riservata alle sole donne) è di 59 anni, mentre per le dipendenti è di 58 anni.

Pensione: cosa succede se non si hanno abbastanza contributi?

Se non si raggiunge il numero sufficiente di contributi richiesti dalle suddette misure (e non si ha la possibilità di riscatti o di procedere con la contribuzione volontaria) non si può accedere alla pensione.

In tal caso l’unica possibilità è rappresentata dalla pensione sociale, prestazione assistenziale riservata a coloro che hanno un’età minima di 67 anni e un reddito inferiore a determinate soglie.

Nel 2019 queste soglie sono pari a 5.954,00€ per le persone sole e a 11.908.00€ per chi vive in famiglia: l’importo dell’assegno sociale - che è bene sottolineare si configura come una misura assistenziale e non previdenziale - è pari, almeno per quest’anno, a 458,00€.

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