Pensione a 66 anni per le donne: come funziona

Simone Micocci

4 Maggio 2021 - 08:30

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Andare in pensione a 66 anni: per alcune donne è una possibilità. Lo prevede l’Opzione Dini: in alternativa è possibile godere di un calcolo più favorevole dell’assegno.

Pensione a 66 anni per le donne: come funziona

C’è un caso in cui le donne possono andare in pensione a 66 anni anziché 67. A disciplinare questa ipotesi è - come ci ricorda un dossier pubblicato dalla Camera dei Deputati nel quale vengono riassunte tutte le opzioni utili per il pensionamento - è l’articolo 1 (commi 12, 23, e 40 lettera C) della Legge 335/1995, la cosiddetta Legge Dini.

Questa è molto importante in quanto modifica il regime di calcolo per la pensione: dal 1° gennaio 1996, infatti, si è passati da retributivo al contributivo, con novità anche per il collocamento in quiescenza. La Legge Dini, però, prevede anche un’opzione contributiva per l’accesso alla pensione di vecchiaia, la quale - appunto - agevola le donne consentendo loro di andarci con un anno di anticipo e con meno contributi rispetto a quanto richiesto dalla normativa vigente.

Quando si parla di agevolazioni per le donne che intendono accedere alla pensione si pensa subito ad Opzione Donna, una misura appunto introdotta per garantire flessibilità in uscita alle lavoratrici che possono vantare 35 anni di contributi. A queste viene consentito l’accesso alla pensione all’età di 58 (per le lavoratrici dipendenti) e 59 anni (per le autonome), accettando un ricalcolo interamente contributivo della pensione. Quello che molti non sanno è che per le donne (anche per gli uomini, ma per questi è meno conveniente) vi è un’altra misura che consente di accedere alla pensione in anticipo, rivolta a chi non può vantare tutti gli anni di contributi richiesti da Opzione Donna.

Come funziona l’Opzione Dini per l’accesso alla pensione

La Legge 335/1995 e il DL 335/2001 riconoscono ai lavoratori che al 31 dicembre 1995 possono far valere un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni, la possibilità di optare per la liquidazione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole del sistema contributivo, a condizione che abbiano maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 15 anni, di cui almeno 5 nel sistema medesimo.

Questa agevolazione vale tanto per gli uomini che per le donne: vi è dunque la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi, a patto però che ci sia almeno un versamento contributivo prima del 1° gennaio 1996, e almeno 5 anni di contributi versati successivamente.

Come anticipato, però, questa misura è più conveniente per le donne rispetto agli uomini.

Come funziona l’Opzione Dini per le donne

Oltre all’Opzione Donna - fino ad oggi riconosciuta solamente a coloro che ne hanno maturato i requisiti entro il 31 gennaio 2020 - per le lavoratrici vi è anche l’agevolazione specifica riconosciuta dall’Opzione Dini.

Con questa, infatti, non vi è solo la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi anziché 20. Alle donne, infatti, è anche riconosciuto uno sconto dell’età anagrafica di quattro mesi per ogni figlio, per un massimo di dodici mesi.

Se una donna ha avuto tre figli, quindi, può accedere alla pensione di vecchiaia con 66 anni di età, uno in meno rispetto ai 67 anni richiesti nel 2021, oltre appunto alla possibilità di andarci con 15 anni di contributi piuttosto che con 20.

Calcolo agevolato della pensione per le donne che accedono all’Opzione Dini

In alternativa allo sconto sull’età per andare in pensione, le donne con figli possono beneficiare di un calcolo più favorevole dell’assegno.

Come anticipato, infatti, andando in pensione con l’Opzione Dini si accetta un ricalcolo dell’assegno interamente con il sistema contributivo. Un metodo sicuramente più svantaggioso rispetto al retributivo, ma per le donne con figli vi è la possibilità di godere di un’agevolazione. Nel dettaglio, il metodo contributivo consiste nella trasformazione del montante contributivo in assegno di pensione tramite l’applicazione di un determinato coefficiente, tanto più vantaggioso quanto più si ritarda il collocamento in quiescenza.

Ebbene, per le lavoratrici con figli che rinunciano allo sconto sull’età vi è la possibilità di beneficiare di un coefficiente di trasformazionelegato all’età posseduta al momento del pensionamento maggiorato di un anno in caso di uno o due figli, di due anni in caso di tre o più figli”.

Considerando, dunque, un accesso alla pensione a 67 anni di età, vediamo quale sarebbe il coefficiente di trasformazione a seconda dei casi.

Coefficiente di trasformazione senza agevolazione Coefficiente di trasformazione per chi ha uno o due figli Coefficiente di trasformazione per chi ha tre o più figli
5,575% 5,772% 5,985%

Argomenti

Iscriviti alla newsletter