Paura per l’inizio di una possibile fase prolungata di sell off a Wall Street, dopo i forti smobilizzi della vigilia, che hanno portato il Dow Jones a capitolare di 450,94 punti, o dell’1,01%.
Giù anche lo S&P 500, che ha fatto dietrofront rispetto ai massimi recentemente testati, scendendo dello 0,43%, mentre il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno lo 0,47%.
Gli investitori hanno spiegato le vendite con il persistere dei timori sul rischio che l’inflazione USA torni a rialzare la testa in modo importante, a causa della politica economica della seconda amministrazione di Donald Trump, definita inflazionistica.
Nel frattempo, mentre c’è chi paventa l’avvento di una nuova fase catastrofica del 2025 per l’indice S&P 500, c’è anche chi fa notare le azioni “Winner”, ovvero vincenti, dall’inizio dell’anno: azioni che hanno tratto vantaggio proprio dalle aspettative sulle prossime mosse che saranno annunciate da Trump.
Non solo: un altro elemento che ha sostenuto questo comparto azionario, come conferma il trend di un ETF specifico, è l’attesa di una pioggia di dividendi e di operazioni di buyback da parte di alcuni campioni attivi nel settore, dove stanno confluendo diversi investimenti nell’ambito di un processo di rotazione in atto.
Boom di buy sulle azioni energetiche YTD, merito del gas naturale, ma non solo. Occhio all’ETF
Le azioni migliori scambiate a Wall Street di questo inizio dell’anno 2025 sono quelle energetiche, come dimostra il trend dell S&P 500 Energy ETF (XLE), in crescita di oltre il 7% YTD, rispetto al rialzo di quasi il 4%, nello stesso arco temporale, dell’indice S&P 500.
Il merito è dei prezzi del gas naturale, in rialzo a causa della domanda che si è rafforzata nel bel mezzo di temperature gelide negli Stati Uniti, ma non solo.
A confermarlo Louis Navellier, fondatore e direttore degli investimenti di Navellier & Associates, che ha spiegato che “la forza del settore energetico è rappresentata dal gas naturale”, aggiungendo tuttavia che è anche il fattore Trump a fare da assist: “Il Drill, Baby Drill dell’amministrazione Trump è bullish per i prezzi del gas naturale e del gas naturale liquefatto (LNG) ”, ha detto l’esperto, riferendosi alle iniziative del presidente americano volte a deregolamentare l’industria energetica, ad accelerare i permessi e ad aumentare le esportazioni.
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Rally per le azioni Plains All America Pipeline e Baker Hughes. Tra i grandi occhio a BP
Si spiegano così i rally che hanno visto protagoniste tra le azioni del comparto energetico quelle di Plains All America Pipeline (PAA), che hanno incassato un guadagno dall’inizio del 2025 pari a +19%.
Nello stesso periodo di tempo, i buy hanno interessato anche i titoli Baker Hughes (BKR), saliti del 13% circa, dopo che il gigante dei servizi energetici ha annunciato solidi risultati nel quarto trimestre del 2024, grazie alla buona domanda per le sue infrastrutture energetiche relative all’approvvigionamento del gas.
Bene anche la performance delle azioni di MPLX (MPLX), società specializzata nel business dei gasdotti, avanzate sullo S&P 500 del 12%.
Tra i colossi petroliferi tradizionali, i rialzi sono stati più contenuti. I giganti ExxonMobil (XOM) e Chevron (CVX) sono saliti rispettivamente del 3% e del 9%.
In evidenza tra le BIG il trend YTD di BP, che è stato decisamente migliore rispetto alle grandi rivali, pari a un rally del 17%, in una fase in cui il colosso britannico sta tornando a focalizzarsi sul segmento del petrolio e del gas, pressato dagli investitori attivisti, che chiedono di fare un passo indietro dal mercato delle energie rinnovabili.
Dividendi e buyback, l’altro elemento che ha scatenato l’ondata di buy
Ma, per l’appunto, a rendere in generale le azioni energetiche particolarmente attraenti sono anche i dividendi e le operazioni di buyback messe in conto dagli investitori.
“In questo momento, nel settore del petrolio e del gas, tutto ruota attorno alla disciplina nella gestione del capitale, tutto riguarda la distribuzione di cash agli azionisti”, ha commentato il gestore senior di portafoglio Rob Thummel. Una disciplina che arriva, tra l’altro, in un momento in cui la produzione delle aziende energetiche viaggia a livelli record.
Vale la pena menzionare tra le ultime notizie, quella che ha interessato questa settimana Devon Energy: il gruppo ha annunciato di aver riportato nel quarto trimestre utili migliori delle attese, sulla scia di una produzione salita al massimo di sempre.
L’azienda ha così fatto la gioia dei suoi azionisti, comunicando la decisione di aumentare i dividendi trimestrali del 9% nel corso del 2025.
A tal proposito, sempre Thummel ha fatto notare che non solo le società energetiche stanno producendo più petrolio e gas, ma lo stanno facendo anche “in modo più efficiente, facendo scendere di conseguenza i costi di trivellazione ”.
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Euforia destinata a spegnersi? I due fattori che pesano sul settore energetico
Detto questo, dopo questa fase di buy, qualche esperto invita alla cautela, segnalando che forse sarebbe arrivato il momento di passare all’incasso.
Due fattori potrebbero infatti frenare la fase di euforia, a dispetto dei futures sul gas naturale che hanno testato di recente i record degli ultimi due anni, come ha spiegato Rob Haworth, strategist senior degli investimenti di U.S. Bank Asset Management, interpellato da Yahoo Finance: “Un fattore è la transizione verso la primavera, che ovviamente ridurrà la domanda di gas metano. Un secondo fattore potrebbe essere rappresentato dalla fine della guerra tra la Russia e l’Ucraina, che potrebbe riportare l’offerta di energia russa sul mercato globale ”.
Va ricordato inoltre che, dopo il rally di inizio 2025, i prezzi del petrolio stanno riportando una performance praticamente piatta. “Non credo in questo rally”, ha detto inoltre Stewart Glickman, vice direttore della divisione di ricerca di CFRA Research, facendo riferimento alle indicazioni arrivate dalla stessa OPEC+, relative alla possibilità che l’arrivo di nuovi barili venga ritardato per la quarta volta, sulla scia delle preoccupazioni per una situazione di eccesso di offerta.
“ Non ci troviamo in una situazione di reale scarsità dell’energia, e gli investitori dovrebbero forse smorzare l’entusiasmo per le prospettive delle aziende energetiche nel 2025”, ha concluso Glickman.