Partita IVA o dipendente: chi guadagna di più? Pro e contro

Rosaria Imparato

23 Novembre 2021 - 15:51

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Guadagna di più un lavoratore autonomo con la partita IVA o un lavoratore dipendente? Vediamo i pro e i contro delle due modalità, considerando anche gli adempimenti fiscali e i regimi agevolati.

Partita IVA o dipendente: chi guadagna di più? Pro e contro

Guadagna di più un lavoratore dipendente o una partita IVA? È una domanda che tutti i lavoratori a un certo punto della propria vita professionale si pongono. Ci sono pro e contro di entrambe le situazioni lavorative, e non esiste una risposta giusta per tutti.

Quello che si può fare, però, è informarsi bene su vantaggi e svantaggi di entrambe le modalità, ed è importante sia il punto di vista pratico (dagli adempimenti fiscali alle questioni contributive) sia la sfera che riguarda le proprie preferenze e attitudini caratteriali.

Perché se è vero che potenzialmente un lavoratore autonomo con la partita IVA può lavorare (e quindi fatturare) molte più ore di un dipendente, sul piatto della bilancia finale vanno messe cose che non hanno un prezzo, ma un valore, come il tempo libero da dedicare ad attività che non siano prettamente lavorative, le ferie e le malattie pagate.

Insomma, oltre allo stipendio (e al compenso) ci sono altre questioni, come le responsabilità da prendersi, o la libertà di decidere se quando e come lavorare, definendo gli orari e organizzando il lavoro in base alle proprie esigenze.

Detto ciò, vediamo chi potrebbe guadagnare di più tra una partita IVA e un dipendente.

Come si calcola lo stipendio di un lavoratore dipendente

Naturalmente non tutti i dipendenti guadagnano lo stesso stipendio. La cifra finale in busta paga dipende:

  • dal CCNL di appartenenza del proprio settore;
  • dal livello di inquadramento del dipendente;
  • dai minimi salariali.

Alcuni CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) per esempio prevedono anche la quattordicesima mensilità, mentre altri solo la tredicesima.

Ma avere un contratto da lavoratore dipendente significa anche che il datore di lavoro svolge il ruolo di sostituto d’imposta: significa che tutti gli adempimenti pratici spetteranno a lui/lei. Il lavoratore vedrà direttamente in busta paga il pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali, così come gli assegni familiari e le detrazioni.

Dal cedolino paga mensile, il dipendente può vedere:

  • quanto ha pagato di IRPEF;
  • la quota dei contributi previdenziali (a carico del datore di lavoro);
  • eventuali contributi ad altri Fondi previdenziali se si è iscritti a delle Casse Professionali o di assistenza sanitaria integrativa, se prevista dal CCNL.

Queste voci, sommate, concorrono alla retribuzione lorda mensile: tolte queste, il dipendente vedrà a quanto ammonta il suo stipendio netto.

Partita IVA: vantaggi e svantaggi

Per i lavoratori autonomi, o freelance, che si aprono la partita IVA, la situazione è completamente diversa.

Non ci sono CCNL di riferimento, ma si stabilisce un compenso col proprio cliente, dopo aver presentato un preventivo, in cui di solito si calcolano le ore di lavoro stimate per consegnare il progetto, oppure se il tipo di lavoro prevede più elementi (come un pacchetto di articoli, per esempio) ci si può accordare per una cifra forfettaria.

Dal punto di vista pratico, però, deve essere il titolare di partita IVA a pagare da solo sia le tasse allo Stato che i contributi al proprio Ente previdenziale di riferimento.

La flat tax per le partite IVA

Quindi, volendo tirare le somme, il lavoratore dipendente non può guadagnare sotto una certa cifra, stabilita dai minimi salariali del proprio CCNL di riferimento, ed è il suo datore di lavoro a occuparsi della parte fiscale e contributiva.

Un lavoratore con la partita IVA, invece, dovrà occuparsi di pagare le tasse e i contributi (ci si affida, di solito, a un commercialista di fiducia, che costituisce quindi un costo aggiuntivo). Se da un lato non ci sono limiti a quanto fatturare, dall’altro bisogna avere l’accortezza di mettere da parte le somme da versare come tasse e contributi.

Il vero asso nella manica delle partite IVA, però, è la flat tax, cioè il regime di tassazione agevolata al 15% per ricavi e compensi fino a 65.000 euro di ricavi e compensi. In pratica, viene applicata una tassa secca del 15% non sull’intero fatturato, ma solo sui ricavi e compensi.

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