Uno degli spunti più sorprendenti — ma poco discussi — dell’ultimo World Happiness Report è che il peggioramento marcato della salute mentale tra i giovani adulti nell’ultimo decennio riguarda principalmente, se non esclusivamente, il mondo anglosassone.
La quota di giovani adulti che sperimenta regolarmente stress e rabbia è aumentata bruscamente negli ultimi 15 anni negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. Altrove in Occidente, secondo i dati dettagliati del Gallup World Poll utilizzati nel rapporto, la situazione è rimasta sostanzialmente stabile.
Un fenomeno simile riguarda la fiducia dei giovani nel patto sociale per eccellenza: se lavori sodo, sarai ricompensato con sicurezza, stabilità e status. Al di fuori del mondo anglosassone, la fiducia in questo principio di equità sociale è costante in tutte le fasce d’età. Nel mondo anglosassone, invece, è alta solo tra gli anziani e praticamente distrutta tra i giovani.
Una teoria per spiegare questo pessimismo generazionale specifico dell’area anglosassone è che la lingua inglese e la cultura ad essa associata abbiano portato i giovani a sviluppare un modo particolare di parlare di salute mentale ed emozioni negative, contribuendo all’aumento delle segnalazioni di malessere — e forse anche a un reale peggioramento del benessere psicologico.
Questa ipotesi è affascinante e plausibile, ma desidero proporre un altro elemento: la casa.
Sebbene molti paesi stiano affrontando un calo dell’accessibilità abitativa, il problema è particolarmente grave nel mondo anglosassone.
In Germania e in Spagna, i prezzi reali delle abitazioni sono aumentati rispettivamente del 32% e del 44% dal 1995. Negli Stati Uniti, l’aumento è stato dell’85%, mentre nel Regno Unito, in Irlanda, Australia, Nuova Zelanda e Canada si supera il 200%.
Il risultato è stato uno strappo brutale al sogno tipicamente anglosassone della proprietà immobiliare. I tassi di proprietà tra i 25 e i 34 anni nei paesi anglosassoni sono crollati tra i 20 e i 50 punti percentuali nello stesso arco di tempo.
Anche se la situazione abitativa nell’Europa occidentale continentale non è perfetta, gli shock sono stati più contenuti e la sicurezza abitativa è molto più diffusa. I tassi di proprietà tra i giovani adulti sono più alti, così come la disponibilità di affitti stabili a lungo termine e protezioni per gli inquilini.
Ciò che rende ancora più dannosa la crisi abitativa nel mondo anglosassone è il valore culturale e finanziario assegnato alla proprietà: essa rappresenta il simbolo per eccellenza del successo personale e il principale strumento per accumulare ricchezza in sistemi di welfare meno generosi rispetto a quelli europei continentali.
I governi, i politici e la società anglosassone hanno educato un’intera generazione a puntare tutto sulla casa. Poi, più che cambiare le regole del gioco, hanno fatto sparire il tabellone e tutti i pezzi, senza fornire spiegazioni.
Le conseguenze di questa promessa tradita sono evidenti. Il calo della proprietà immobiliare tra i più giovani si riflette perfettamente nella loro crescente sfiducia che il duro lavoro porti ancora al successo.
In quest’ottica, l’insicurezza, lo stress e persino la rabbia che si avvertono sempre più chiaramente tra gli under 40 anglofoni non possono essere liquidati come catastrofismo irrazionale o moda del linguaggio psico-sociale. Riflettono esperienze dirette, concrete.
Affrontare questa crisi e riattivare il percorso verso il successo e la stabilità non è solo una questione di giustizia generazionale. È un passo fondamentale per contenere l’ascesa di politiche anti-sistema e atteggiamenti nichilisti sempre più diffusi tra i giovani.
Le persone sono estremamente sensibili al loro status socio-economico. Se non possono salire di livello, cercheranno di abbassare quello degli altri, anche a costo di ridurre il benessere collettivo.
La buona notizia? Tutto questo può essere risolto. E i politici non devono nemmeno guardare fuori dal mondo anglosassone per trovare una soluzione. Da Houston, Texas, a Auckland, Nuova Zelanda, la liberalizzazione urbanistica ha favorito la costruzione di nuove abitazioni e migliorato l’accessibilità. Persino in California, simbolo del Nimbyismo americano, sono in corso riforme significative.
Il mondo anglosassone ha lasciato una generazione alla deriva. È ora di tendere una mano.
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