Per comprendere la portata del fenomeno della tecnodestra, abbiamo intervistato Alessandro Aresu, consigliere scientifico della rivista Limes.
Palantir Technologies non è più soltanto una società di software. È diventata uno dei simboli più potenti del nuovo intreccio tra tecnologia, sicurezza, intelligence, guerra e politica. Nata nell’orbita della Silicon Valley e dei circuiti strategici statunitensi, oggi opera come infrastruttura decisionale per governi, eserciti, agenzie di sicurezza e grandi imprese.
Dietro la sua traiettoria c’è anche l’influenza di Peter Thiel, imprenditore e investitore che ha progressivamente esteso la propria azione ben oltre il mondo delle startup. La sua visione non riguarda solo l’innovazione tecnologica, ma il rapporto tra tecnologia e forma dello Stato, tra sicurezza e libertà, tra governance e dati.
In questo scenario si inserisce una domanda sempre più centrale: che cos’è la “tecnodestra”? È soltanto una convergenza tra Silicon Valley e conservatorismo politico oppure qualcosa di più profondo, cioè l’emergere di una nuova élite che considera la tecnologia non come strumento neutrale, ma come forma di governo?
Il punto di svolta, secondo molti analisti, è il passaggio dalla tecnologia come supporto alla decisione pubblica alla tecnologia come ambiente in cui la decisione viene prodotta.
Palantir rappresenta proprio questo cambio di paradigma: sistemi che integrano dati pubblici e privati, li correlano, li rendono leggibili in tempo reale e li trasformano in scenari operativi. Non si tratta solo di analisi, ma di una vera e propria ingegneria della decisione. In questo senso, la distinzione tra azienda tecnologica e attore politico diventa sempre più sottile.
Per comprendere la portata del fenomeno, abbiamo intervistato su questi temi Alessandro Aresu, consigliere scientifico della rivista Limes e autore di libri come Geopolitica dell’intelligenza artificiale e Il dominio del XXI secolo.
Secondo Aresu, la chiave non è soltanto tecnologica ma geopolitica: la gestione dei dati e delle infrastrutture digitali sta diventando un elemento centrale della sovranità. Chi controlla queste infrastrutture non si limita a fornire servizi, ma contribuisce a definire le capacità operative degli Stati stessi.
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Alessandro Aresu
Alessandro Aresu è un analista geopolitico e saggista italiano, tra le voci più riconosciute in Italia sul rapporto tra tecnologia, economia e potere globale.
Consigliere scientifico della rivista Limes, Aresu si occupa in particolare di strategie industriali, competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, e trasformazioni del capitalismo contemporaneo legate all’intelligenza artificiale e alle infrastrutture digitali.
La sua formazione è giuridica, ma il suo lavoro si è progressivamente concentrato sulla lettura geopolitica dei processi economici e tecnologici. Questo approccio lo ha portato a costruire una prospettiva originale, in cui le dinamiche del potere globale vengono interpretate attraverso il ruolo delle imprese, delle catene del valore e delle tecnologie strategiche.
Tra i suoi libri più noti figurano Geopolitica dell’intelligenza artificiale, dedicato alla competizione globale sull’IA e alle sue implicazioni politiche, e Il dominio del XXI secolo, in cui analizza le nuove forme del potere nel mondo contemporaneo, tra Stati, multinazionali e innovazione tecnologica.
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