Pace fiscale non sarà un condono: no agli sconti sulle imposte

Pace fiscale: il M5S dice no al condono ed è a favore di una rottamazione che elimini solo il pagamento di interessi e sanzioni, a dichiararlo è il deputato Giovanni Currò. La Lega propone di effettuare sconti sulle imposte. Ecco le posizioni del Governo a confronto.

Pace fiscale non sarà un condono: no agli sconti sulle imposte

La pace fiscale non sarà un condono, non ci saranno sconti sulle imposte per i soggetti in debito con il Fisco.

Lo ha dichiarato il deputato del M5S Giovanni Currò affermando che in tema di pace fiscale la posizione dei pentastellati è rigida e molto distante da quella della Lega, la cui proposta fin dall’inizio è quella di effettuare degli sconti sulle imposte.

Anche se la definizione di pace fiscale è ancora abbastanza incerta, ad oggi il Movimento 5 Stelle non intende votare alcun condono e resta fermo sull’idea che con tale misura verranno eliminati solo gli interessi e le sanzioni, come previsto dalla rottamazione delle cartelle.

Al contrario il leader della Lega Salvini ha dichiarato che la pace fiscale non sarà una classica rottamazione delle cartelle esattoriali, si cercherà invece di fare un ulteriore passo in avanti e andare incontro ai problemi reali dei cittadini che hanno contratto debiti con lo Stato a causa di una situazione di difficoltà.

Appare ovvio come il Governo del Cambiamento non riesca ancora a trovare un punto d’incontro che metta d’accordo i due partiti della Maggioranza Lega e M5S.

Proviamo ora a fare un quadro della situazione e a vedere nel dettaglio le posizioni della Maggioranza in tema di pace fiscale e le novità che si intendono stabilire con l’entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2019.

Pace fiscale non sarà un condono: il M5S dice no agli sconti sulle imposte

Il Movimento 5 Stelle non vota nessun condono, a dirlo è stato il deputato e membro della Commissione Finanze della Camera Giovanni Currò nel corso dell’intervista rilasciata alla testata Informazione Fiscale in tema di pace fiscale.

Sono mesi che la Maggioranza discute sulla definizione dei criteri per l’accesso alla pace fiscale prevista a partire dal 2019, che secondo la bozza di decreto fiscale, si articola in due diverse procedure di conciliazione:

Il deputato del M5S Currò parla di 53.000 ricorsi in corso di giudizio in Cassazione, dove nella maggior parte dei casi l’Agenzia delle Entrate risulta parte soccombente in primo e secondo grado.

L’intenzione del M5S è quella di venire incontro ai cittadini con una pace fiscale che chiuda un occhio sulle sanzioni e gli interessi, ma allo stesso tempo non far trasparire il messaggio che il comportamento del contribuente corretto alla fine dei conti risulti meno conveniente rispetto a quello dei furbetti.

Il M5S si pone dalla parte dei cittadini che fanno degli sforzi per poter pagare le imposte in modo corretto ed è per questo, spiega Currò, che da una parte è inaccettabile l’idea di un condono, mentre dall’altra si deve porre fine a una soluzione critica che va avanti da molto tempo.

Pace fiscale fino a 500.000 euro: la proposta della Lega

La pensa diversamente la Lega in tema di pace fiscale con la proposta del leader Salvini che spinge per confermare il tetto di 500.000 euro per i debiti ammessi, ipotesi emersa dopo l’approvazione della nota di aggiornamento al DEF.

In attesa della pubblicazione del testo della Legge di Bilancio 2019 prevista entro il prossimo mese di dicembre, in tema di pace fiscale ci sono diverse ipotesi in ballo avanzate dalla Lega.

Nel dettaglio per la pace fiscale si intende stabilire il pagamento di un importo forfettario calcolato in base alla situazione economica di ciascun contribuente con aliquote dal 6% al 25%.

Il vicepremier della Lega Salvini ha dato letteralmente i numeri riguardo i possibili importi ammessi alla pace fiscale, il Ministro dell’Interno è fermamente convinto che oltre alle sanzioni e agli interessi previsti dalla rottamazione delle cartelle dovrà essere ammesso “qualcosa in più”.

Salvini non pronuncia la parola condono, tuttavia afferma che la pace fiscale non sarà una semplice rottamazione delle cartelle esattoriali ma consentirà sconti anche sulle imposte non pagate.

I motivi tirati in causa dal leader della Lega sono molti e vanno dalle concrete difficoltà dei cittadini costretti a lavorare in nero o ai lavoratori che si trovano a dover gestire una situazione economia difficile in seguito al fallimento della propria attività d’impresa, e di conseguenza si trovano sormontati dal debito col Fisco.

Salvini è fermamente convinto che con la proposta della Lega per una pace fiscale che oltre alle sanzioni e agli interessi ammetta anche sconti sulle imposte le casse dello Stato beneficeranno di quello che altrimenti non avrebbero mai incassato.

Di conseguenza il contribuente dopo essersi messo in paro con il Fisco tramite il pagamento dell’importo stabilito tornerà a pagare regolarmente le tasse e le imposte.

Viste le posizioni estremamente divergenti e che entrambi i principali partiti della Maggioranza di Governo portano avanti a spada tratta, si è ancora in alto mare per definire con certezza quali saranno i criteri per l’accesso alla pace fiscale.

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