Oro in mercato orso? No panic, c’è chi punta a $10.000 entro questo anno

Laura Naka Antonelli

24/03/2026

Perché i prezzi dell’oro possono volare fino a $10.000 entro il 2030, a dispetto dei crolli recenti, scattati nonostante l’escalation delle tensioni geopolitiche.

Oro in mercato orso? No panic, c’è chi punta a $10.000 entro questo anno

Oro bene rifugio per eccellenza, eppure azzannato da un’ondata di vendite che lo hanno portato a crollare in mercato orso, bear market: praticamente, in quella situazione in cui le quotazioni di un asset finanziario capitolano a un valore inferiore di almeno il 20% rispetto ai massimi precedentemente testati.

Così è andata ai prezzi dell’oro, con i contratti spot sul metallo giallo che sono scesi a livelli inferiori di circa il 21% rispetto al record assoluto testato alla fine di gennaio, pari a $5.594,82 l’oncia. Oggi, dopo le forti vendite delle ultime sedute, sia il contratto spot che i contratti futures segnano un lieve rialzo, viaggiando entrambi al di sopra della soglia di $4.300 l’oncia.

Gli smobilizzi fanno dunque una pausa, mentre chi ha già puntato sull’oro o intende farlo si sta chiedendo cosa fare e come muoversi. A dispetto del dietrofront significativo dei prezzi, le view bullish non mancano. Tra queste, ne spicca una che scommette su prezzi dell’oro in volata addirittura fino alla soglia di $10.000 l’oncia.

La profezia di Ed Yardeni, prezzi oro fino a $10.000 entro il 2030. Le nuove previsioni per il 2026

A confermare la fiducia sconfinata nei prezzi dell’oro sono soprattutto alcuni veterani che investono guardando ai guadagni che possono incassare nel lungo periodo.

Tra questi, in una email in risposta alla CNBC, si mette in luce Ed Yardeni, numero uno di Yardeni Research, società di consulenza nota per fornire un’ampia gamma di raccomandazioni e di analisi sull’asset allocation e sulle strategie di investimento.

Così Yardeni: “Confermiamo la stima di 10.000 dollari entro la fine del decennio”, dunque entro il 2030.

Le previsioni sull’ultima fermata sono state lasciate dunque intatte, sebbene l’esperto abbia annunciato di aver abbassato le stime sui prezzi dell’oro per la fine del 2026, dal precedente target pari a $6.000 a quota $5.000, valore superiore del 15% circa rispetto ai livelli attuali.

Insieme a molti altri strategist, Yardeni è dell’idea che il recente tonfo delle quotazioni dell’oro rifletta più un fenomeno di breve termine che una vera scossa alla narrativa che ha finora blindato i buy sul metallo prezioso.

I fattori che avallano la view strutturale bullish per i prezzi dell’oro

E non è l’unico a vederla così, visto che diversi sono gli economisti e gli strategist che ricordano che l’oro ha alcuni fattori dalla sua parte, rappresentati dalla persistenza dei rischi geopolitici, dalla forte domanda delle banche centrali e dalla prospettiva di un dollaro USA più debole: tutti elementi che avallano uno scenario strutturale bullish, più che bearish.

Se l’oro è capitolato in queste ultime sedute, è stato inoltre soprattutto per il rafforzamento del dollaro, valuta in cui sono espressi i prezzi del metallo, come quelli della maggior parte delle commodities, e nei confronti dei quali la relazione è inversamente proporzionale.

Oro vittima delle ultime scommesse su inflazione e tassi Fed

Va sottolineato che l’oro è sceso - e il dollaro è salito - per un motivo, tra tutti, ben preciso: la prospettiva di una inflazione in accelerazione negli Stati Uniti - così come in Europa - che ha portato i mercati a scommettere su banche centrali meno propense a tagliare i tassi (come nel caso della Fed), o pronte ad alzarli (nel caso della BCE).

Tali prospettive hanno indotto diversi trader ad anticipare inevitabilmente uno scenario di rendimenti dei bond più alti in futuro, e dunque a scaricare quegli asset che, come l’oro, sono conosciuti per presentare rendimenti pari a zero.

Allo stesso tempo, sono molti gli strategist che ritengono che il recente forte calo del bene rifugio sia l’effetto più di un sell off di breve termine - che rappresenta anche un’allettante opportunità di ingresso per chi non si è ancora posizionato sull’asset - che un punto di svolta.

Recente tonfo dell’oro punto di ingresso attraente per gli investitori?

Justin Li, strategist della divisione di investimenti di Global X ETFs, ha confermato per esempio il proprio scenario di base, di prezzi a $6.000 l’oncia entro la fine dell’anno, aggiungendo di considerare la recente flessione delle quotazioni “un punto di entrata attraente per gli investitori ”.

Anche Lin ha spiegato che il “sell off sembra essere stato scatenato dalla combinazione di una sensibilità di breve termine ai tassi di interesse più alti (occhio al balzo dei rendimenti dei Treasury), al ribilanciamento del portafoglio in una situazione di debolezza del mercato azionario e a un certo grado di compiacenza nonostante la guerra in corso in Iran”.

Compiacenza che, va sottolineato, è stata fatta notare anche dagli esperti di Goldman Sachs.

Perché le fondamenta del mercato dell’oro rimangono solide

Ma le fondamenta che giustificano lo shopping di oro, ha continuato lo strategist, sono tuttora solide, per chi ragiona in un’ottica di lungo termine, anche perché, oltre che dall’ “ incertezza persistente che arriva dal fronte geopolitico”, sono supportate dalla “ domanda continua delle banche centrali e da flussi in entrata sostenuti in ETF sull’oro”.

Tra l’altro, secondo Li, esiste “un’alta probabilità” che le banche centrali si facciano avanti per accelerare il ritmo degli acquisti, a seguito del recente sell off, stabilizzando così il mercato.

Dagli ultimi dati del World Gold Council è emerso che le istituzioni hanno acquistato nel corso del quarto trimestre del 2025 230 tonnellate di oro, confermando il trend di de-dollarizzazione e di diversificazione delle loro riserve.

Nel confermare la propria view bullish sui prezzi dell’oro, in un’altra intervista, Ed Yardeni ha spiegato di puntare a prezzi a $10.000 l’oncia entro la fine del decennio, definendo il trend attuale una fase, semplicemente, di consolidamento: una semplice parentesi ribassista che non gli impedisce di scommettere su quotazioni tanto altre entro i prossimi quattro anni.