Dopo i crolli del 2022 azioni e obbligazioni possono offrire buone opportunità

Giancarlo Marcotti

13 Gennaio 2023 - 17:06

Un anno shock questo 2022 per i mercati finanziari. Male l’azionario, terribile l’obbligazionario che è risultato il peggior anno di sempre. Ed allora come sarà il 2023?

Dopo i crolli del 2022 azioni e obbligazioni possono offrire buone opportunità

Dopo questo splendido 2022 per i mercati finanziari ... no, non mi sono sbagliato, ritengo l’anno appena trascorso veramente eccezionale perché finalmente è accaduto quel che andavo sostenendo da tempo.

Ossia che ci sarebbe stato un fortissimo storno sui mercati azionari ed un crollo verticale per quanto riguarda i mercati obbligazionari.

In effetti l’indice di riferimento della Borsa americana, lo S&P500, nel 2022 ha perso il 19,44% risultando il settimo peggior anno della sua storia.

E’ curioso vedere in quali anni la performance dello S&P500 è risultata ancora peggiore rispetto all’anno appena trascorso: abbiamo naturalmente il 1930 ed soprattutto il 1931 che rimane il peggior anno di sempre con un -47,07%, poi il 1937 altro anno di grande depressione, il 1974 con la crisi energetica, il 2002 scoppio della bolla cosiddetta dot com ed il 2008 che tutti conosciamo come l’anno della crisi finanziaria.

Ma se il mercato azionario è sceso in maniera impressionante ancor peggio è andata al mercato obbligazionario che ha visto il 2022 terminare, secondo alcuni, come il peggior anno di sempre.

Ma se il fortissimo calo del mercato azionario era assolutamente prevedibile, direi che fosse del tutto scontato il crollo verticale del mercato obbligazionario.

Ricordiamo infatti la relazione inversa esistente fra il rendimento dei titoli obbligazionari ed il loro valore, visto che i tassi avevano raggiunto livelli mai visti nella storia, i titoli dello Stato dei maggiori Paesi erano arrivati ad avere rendimenti negativi … insomma i rendimenti dei titoli obbligazionari non avrebbero potuto far altro che aumentare, determinando così un calo del loro valore.

Se a questo aggiungiamo l’inflazione, che ha costretto le Banche Centrali ad alzare in maniera molto sensibile e repentina i tassi di interesse… ecco che il risultato non poteva essere diverso.

Vedere titoli dello Stato statunitensi a lungo termine perdere oltre il 30%, stiamo parlando dei Treasuries i titoli del debito pubblico dello Stato più importante al mondo, non stiamo parlando di un Paese in via di sviluppo, di un Paese Emergente.

Insomma quel che è accaduto nel 2022 sul mercato obbligazionario è qualcosa che non ha precedenti e probabilmente non accadrà mai più in futuro.

Ed allora in questa situazione che previsioni possiamo fare per l’anno appena iniziato?

Molti analisti vedono la situazione ancora problematica e non si aspettano buone nuove. Certo l’inflazione dovrebbe essere in calo, ma resta su livelli “storicamente” elevati, quindi le Banche Centrali non allenteranno presto la politica monetaria restrittiva.

Tassi elevati naturalmente incidono negativamente sull’economia, insomma avete capito, previsioni negative anche per il neonato 2023.

Tuttavia, personalmente, non sono di questo parere, in particolare per quanto riguarda Wall Street, ossia il mercato americano.

Il rialzo dei tassi, negli Stati Uniti, è stato consistente e repentino, al momento il tasso di riferimento è al 4,50%. Ritengo che possa essere ulteriormente alzato, ma ormai restano pochi margini di crescita.

Qualche risultato è già stato ottenuto, l’inflazione negli Stati Uniti ha visibilmente rallentato, per tale motivo ritengo che difficilmente la Federal Reserve porterà i tassi oltre il 5%.

Nella seconda parte dell’anno, poi, la Fed potrebbe prendere in esame anche la possibilità di cominciare a ridurre i tassi, seppure molto gradatamente.

Questo è il motivo principale per il quale ritengo che si possa terminare l’anno in corso anche con un rialzo seppur contenuto, ripeto, mi sto riferendo ai mercati azionari statunitensi.

Il secondo aspetto che mi rincuora è di tipo propiziatorio, negli ultimi 50 anni, infatti, soltanto in una occasione l’indice di riferimento della Borsa americana, lo S&P500 ha fatto registrare un ribasso per due anni consecutivi.

In quell’occasione lo S&P500 fece registrare un calo per tre anni di fila, mi riferisco al 2000, 2001 e 2002. In tutti gli altri casi, nel 1977, nel 1981, nel 1990, nel 2008 e nel 2018, quando lo S&P500 ha terminato le contrattazioni in calo, l’anno successivo è sempre stato un anno di crescita.

Quindi auguriamoci che questa “tradizione” che, ricordo, ha avuto solo un’eccezione, si possa confermare e quindi al termine dell’anno in corso si possa tornare a vedere una freccia verde davanti alla performance dell’indice di riferimento della Borsa americana.

Per quanto riguarda poi il mercato obbligazionario, ebbene, anche in questo caso, a mio avviso, deve prevalere l’ottimismo.

Certo un cauto ottimismo soprattutto dovuto al fatto che la totale debacle registrata nel 2020 ha fatto tornare i prezzi dei titoli a reddito fisso entro livelli fisiologici.

E dato che, come ho detto, nella seconda parte dell’anno i tassi potrebbero anche risultare in flessione, il mercato obbligazionario potrebbe tornare ad essere anche appetibile.

Non nego che l’economia reale possa andare in sofferenza nell’anno in corso, sono tanti infatti i punti oscuri che devono essere superati per tornare alla “normalità”, le ferite inferte al commercio internazionale non saranno facilmente sanabili, però… se i mercati finanziari, come sempre, fossero anticipatori…

Capisco quindi anche i tanti report che invitano alla prudenza, ma lo storno dello scorso anno è davvero risultato molto pesante, soprattutto per quanto riguarda il mercato obbligazionario.

Insomma il mio ottimismo, ripeto, moderato ottimismo, deriva molto dal fatto che i mercati hanno subito un vero shock lo scorso anno e quindi ora hanno margini di crescita.

Per sapere come si concluderà sui mercati finanziari quest’anno appena iniziato … non ci resta che attendere.