Tempi complessi per Nvidia, il colosso dei chip e delle schede grafiche che sta risultando l’azienda più strategica del mercato globale dell’intelligenza artificiale. Il gruppo di Santa Clara vive una fase impetuosa di espansione del suo business che va di pari passo con l’emersione di sfide e criticità. Il primo fronte attraversa pressoché tutto il mondo. Il secondo, invece, riguarda un Paese in particolare: la Cina. Ma andiamo con ordine.
L’azienda di Jensen Huang si trova ad oggi in una fase dinamica sul piano del mercato. È entrata nel capitale di Intel, storica rivale al cui salvataggio sta procedendo in sinergia con il governo USA, e ha lanciato un investimento da 100 miliardi di dollari nel capitale di OpenAI che in vista del futuro del progetto Stargate si preannuncia una grande scommessa sul futuro: il gruppo di Sam Altman si impegnerà a dare priorità alle unità computazionali, ai processori e alle GPU di Nvidia nei suoi futuri centri di elaborazione, mettendo dunque in preventivo colossali flussi di cassa per il gruppo di Santa Clara. Nvidia, inoltre, vale 4,4 trilioni di dollari ed è di gran lunga l’azienda più capitalizzata al mondo.
Huang sta diventando, sostanzialmente, non solo il re dell’IA ma anche il più indaffarato direttore commerciale del pianeta, dato che ultimamente gira il mondo ricevendo udienza da top manager, magnati, capi di Stato e di governo e ministri, spesso al seguito del presidente Donald Trump. *AI’s global salesman*, lo ha definito il Financial Times, notando che l’imprenditore di origini taiwanesi ha partecipato il 17 settembre al banchetto di stato al Castello di Windsor con il presidente e Re Carlo III prima di incontrare Keir Starmer e rivendicare la spinta degli investimenti nel Paese, promuovendo l’ipotesi che la Gran Bretagna diventi una superpotenza dell’IA.
«Huang ha promosso l’idea di quella che lui chiama IA sovrana, in cui i paesi sviluppano il proprio sistema di IA, dall’infrastruttura informatica alla regolamentazione dei dati», nota il Ft. La strategia è chiara: ogni Paese dovrebbe scalare al meglio la sua strategia IA, pensare al proprio modello ottimale e poi puntare sulle tecnologie migliori per applicarlo. Che, ovviamente, sono da identificare con quelle Nvidia. 20 almeno i progetti di questo tipo su cui l’azienda è impegnata. Il più interessante è quello del Vietnam, fautore della “terza via” tra ChatGPT e DeepSeek, tra USA e Cina.
Per Huang l’IA non dovrebbe essere in bianco e nero ma una scala di grigi su cui modulare la proiezione della sua azienda e, di conseguenza, i suoi affari. L’IA è il sistema che più incarna il capitalismo contemporaneo, la complementarietà tra materiale e immateriale, la spinta all’innovazione e la definizione di nuovi trend e nuovi equilibri e, di conseguenza, non andrebbero messi paletti espliciti. A tal proposito, il Ceo del gruppo di Santa Clara ha sviluppato una sua dottrina della sicurezza economica che ha rivolto principalmente alla Cina, facendo pressioni sulle policy dell’amministrazione Trump.
Ma subendo, in quest’ambito, una cocente delusione. Trump ha, nelle scorse settimane, aperto alla fornitura di chip H20 per i data center cinesi: depotenziati rispetto ai prodotti premium di Nvidia ma comunque strategici, questi processori sono stati a lungo centrali nella corsa tecnologica cinese. A inizio settembre però la Cina ha posto un alt a Nvidia vietando ai suoi campioni nazionali l’uso dei chip del colosso californiano, giustificando la mossa con le conseguenze della presunta posizione dominante acquisita dal gruppo dopo l’acquisto dell’azienda israelo-americana Mellanox.
La competizione è attiva e Pechino intende applicare all’estremo la dottrina Huang di una IA sovrana… facendo a meno di Nvidia!
Parliamo di un processo sostanziato da tempo. Nel quadro di un’attività economica aumentata esponenzialmente per il boom dell’IA, i ricavi cinesi di Nvidia sono aumentati nominalmente ma calati in percentuale. Nel 2021 erano poco sotto i 4 miliardi e rappresentavano il 23,3% del fatturato. La previsione per il 2025 è che siano 17,11 miliardi ma con una percentuale quasi dimezzata del totale, il 13,11%. Più affari, dunque, ma con meno rilevanza. E in Cina campioni come Huawei lavorano al loro personale apparato tecnologico cercando di garantire più scalabilità e proiezione al loro settore industriale per l’IA.
Wei Shaojun, vicepresidente della China Semiconductor Industry Association, ha parlato del fatto che la dipendenza da Nvidia del settore cinese minaccia la sicurezza industriale nazionale e invitato a aumentare gli sforzi per disaccoppiarsi. Su Washington e Santa Clara torna il boomerang della sicurezza nazionale: interdire la tecnologia a Pechino ha stimolato innovazione e creatività. Contribuendo alla rincorsa di Pechino su Washington.
Per il global salesman questo rischia di essere uno scacco sul breve periodo e il presupposto per l’emersione di concorrenti sul medio-lungo. Per gli USA, una variabile critica nella partita mondiale per la leadership IA, che vede la Repubblica Popolare rimontare con arrembanza.