Nord Stream: il caso che scuote la Germania (e l’Italia)

Roberto Vivaldelli

26/08/2025

Arrestato un ucraino in provincia Bologna per il sabotaggio del Nord Stream. Ma, mentre ci si aspetterebbe una reazione politica decisa, in Germania regna un silenzio assordante.

Nord Stream: il caso che scuote la Germania (e l’Italia)

In Germania, il caso del sabotaggio del Nord Stream continua a tenere banco.

Nel settembre 2022, tre delle quattro linee dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, situati nel Mar Baltico, sono state distrutte da esplosioni, un atto definito dalla Bundesanwaltschaft tedesca come “uno dei più gravi attacchi alla sicurezza energetica europea”. Ora, un cittadino ucraino di 49 anni, identificato come Sergej K., è stato arrestato a Romagna, in Italia, con l’accusa di aver coordinato l’operazione di sabotaggio. Le autorità tedesche lo accusano di “causazione congiunta di un’esplosione di materiale esplosivo” e “sabotaggio contro la costituzione”. La ministra della Giustizia tedesca ha definito l’arresto un “trionfo investigativo”. Ma, mentre ci si aspetterebbe una reazione politica decisa, a Berlino regna un silenzio assordante.

Un attacco senza precedenti

Il sabotaggio del Nord Stream non è solo un crimine contro un’infrastruttura da 7,4 miliardi di euro, ma un colpo al cuore dell’economia tedesca, con costi indiretti per i contribuenti che si contano in miliardi. Secondo la Bundesanwaltschaft, Sergej K., presunto ex agente del servizio segreto ucraino SBU, avrebbe fatto parte di un gruppo che ha collocato ordigni esplosivi vicino all’isola di Bornholm. Se confermato, il coinvolgimento di attori legati all’Ucraina, uno dei principali alleati della Germania in Europa, rappresenterebbe un duro colpo per le relazioni bilaterali. La Germania, infatti, ha stanziato oltre 70 miliardi di euro in aiuti militari, civili e infrastrutturali a Kiev dal febbraio 2022, diventando uno dei suoi maggiori sostenitori.Eppure, la risposta politica tedesca è stata sorprendentemente tiepida.

Nessuna convocazione dell’ambasciatore ucraino Oleksij Makejew, nessuna richiesta ufficiale di chiarimenti a Kiev. Al contrario, il governo sembra paralizzato, mentre vecchie narrazioni, come quella di un possibile coinvolgimento russo per “inviare un segnale” all’Occidente.

Le ombre degli alleati e il ruolo degli Usa

Il caso Nord Stream solleva non pochi interrogativi inquietanti anche sul ruolo di altri attori internazionali, come gli Stati Uniti d’America. Le parole dell’ex presidente americano Joe Biden, pronunciate nel febbraio 2022 durante una conferenza stampa con l’allora cancelliere Olaf Scholz, risuonano oggi con particolare peso. Alla domanda di Reuters sul destino del Nord Stream in caso di invasione russa dell’Ucraina, Biden rispose: “Se i carri armati russi entreranno in Ucraina, il Nord Stream finirà. Troveremo un modo per farlo”. Scholz, presente all’incontro, non contraddisse.

Oggi, mentre gli Stati Uniti forniscono il 15% del gas europeo attraverso il GNL, molti si chiedono se dietro l’operazione ci siano state potenze occidentali. L’ipotesi di un “commando ucraino” che avrebbe agito indisturbato in un’area altamente sorvegliata come il Mar Baltico appare poco credibile. La regione è monitorata da radar avanzati di Danimarca, Svezia e Polonia, rendendo improbabile che un’operazione di tale portata sia sfuggita ai controlli. Ancora più sospetto è il fatto che paesi come Svezia e Danimarca abbiano chiuso le loro indagini senza risultati concreti. Ciò alimenta il sospetto che servizi segreti di maggiore portata possano aver avuto un ruolo, con o senza il consenso di Berlino.