E se la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina si spostasse dall’economia reale alla Finanza? Sarebbero guai seri per il mondo intero.
Andiamo con ordine. Innanzitutto, come ha ben sintetizzato la Cnn, nei giorni scorsi le azioni statunitensi sono crollate, trascinate al ribasso dall’esclusione di Nvidia dalla Repubblica Popolare Cinese, dalle fosche previsioni dell’OMC e dai commenti del presidente della Fed, Jerome Powell.
Lo stesso Powell ha messo in guardia da uno «scenario impegnativo» in cui i dazi porteranno a una tripla sconfitta: una crescita economica più debole, una disoccupazione più elevata e un’inflazione più rapida. E quel che è peggio: tutto in contemporanea.
Si tratta di un rischio enorme che Donald Trump intende evidentemente correre. Il presidente statunitense è stato tuttavia costretto a sospendere con riluttanza i dazi sui dispositivi elettronici made in China perché minacciavano di affondare Apple - che produce la maggior parte dei suoi iPhone oltre la Muraglia - e più in generale l’elettronica statunitense.
Trump è però rimasto inflessibile sul resto delle importazioni cinesi, tassate al 145% dal 10 aprile. La risposta di Pechino non si è fatta attendere: contro dazi alle stelle sul made in Usa, limitazione all’export di Terre Rare e alcune prime manovre finanziarie degne di nota.
Verso una guerra finanziaria tra Usa e Cina?
Nel caso in cui il famigerato decoupling commerciale tra Usa e Cina dovesse trasferirsi anche in campo finanziario, e contagiare così le Borse, i riflettori sarebbero puntati sull’eventuale e massiccio delisting dai listini americani da parte di molteplici società cinesi. Ricordiamo che ben 286 di queste sono quotate alla Borsa di New York, al Nasdaq e alla NYSE American, con una capitalizzazione di mercato complessiva di 1,1 trilioni di dollari. Da gennaio 2024, 48 aziende della Cina continentale si sono quotate nelle tre borse statunitensi, raccogliendo complessivamente 2,1 miliardi di dollari. Tra queste citiamo la società di auto a guida autonoma Pony.ai e la divisione Ev di Geely, Zeekr.
Ebbene, come ha spiegato il South China Morning Post, il loro destino resta incerto dopo che il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, si è rifiutato di escludere l’ipotesi che Washington possa ritirare le azioni cinesi dalle borse Usa. Quando, nel dicembre 2020, questi colossi hanno dovuto affrontare la minaccia di essere escluse dalla quotazione in seguito all’introduzione dell’Holding Foreign Companies Accountable Act (HFCAA), un’ondata di aziende cinesi quotate negli Stati Uniti - come Alibaba Group Holding, NetEase e JD.com - hanno optato per una quotazione secondaria o una quotazione primaria doppia a Hong Kong.
L’HFCAA impone ai revisori dei conti delle società estere quotate negli Stati Uniti di conformarsi alle norme di ispezione del Public Company Accounting Oversight Board (PCAOB), pena la cancellazione dalla quotazione dopo tre anni consecutivi di inadempienza. La minaccia è stata revocata nel 2022, quando è stato raggiunto un accordo tra le autorità di regolamentazione statunitensi e cinesi per consentire al PCAOB di condurre ispezioni di revisione a Hong Kong. Adesso potrebbe ripetersi la stessa storia. In un clima però molto più avvelenato rispetto al passato.
L’ombra del delisting
È legalmente e tecnicamente possibile per gli Stati Uniti delistare le società cinesi quotate negli Stati Uniti. Anzi: il delisting può avvenire anche sulla base di un ordine esecutivo. Nel 2021 la Borsa di New York ha salutato China Mobile, China Telecom e China Unicom proprio in seguito ad un ordine esecutivo che citava preoccupazioni per la sicurezza nazionale.
In caso di decoupling brutale, ha fatto presente Goldman Sachs, gli investitori statunitensi potrebbero essere costretti a vendere quasi 800 miliardi di dollari di azioni cinesi scambiate sulle borse americane, mentre la Cina potrebbe liquidare i suoi titoli del Tesoro e le sue partecipazioni azionarie statunitensi, pari rispettivamente a 1.300 miliardi di dollari e 370 miliardi di dollari.
Alibaba Group Holding è la più grande azienda cinese quotata negli Stati Uniti, con una capitalizzazione di mercato attuale di 257 miliardi di dollari. Il rivale dell’e-commerce PDD Holdings è al secondo posto con un valore di mercato di 125,7 miliardi di dollari, seguito dall’operatore di giochi online NetEase con 64 miliardi di dollari. Goldman Sachs prevede infine che una nuova ondata di azioni cinesi quotate negli Stati Uniti tornerà a Hong Kong, con il rischio di un disaccoppiamento finanziario tra Stati Uniti e Cina che si fa sempre più pressante.