I CCT tornano sotto i riflettori: con cedola variabile e rendimenti oltre il 3%, oggi possono offrire più difesa dei BTP in uno scenario di tassi ancora alti.
Per anni sono rimasti in secondo piano, quasi compressi tra il dominio dei Btp tradizionali e il successo delle emissioni più recenti pensate per il risparmiatore retail. Eppure ci sono fasi di mercato in cui alcuni strumenti tornano a farsi notare non per moda, ma per funzione. È ciò che sta accadendo ai Cct, che stanno lentamente riemergendo nel dibattito sui titoli di Stato italiani.
Non è un caso che questo interesse riaffiori proprio mentre il mercato torna a interrogarsi sulla traiettoria dei tassi, sull’inflazione e sugli effetti delle tensioni geopolitiche. Quando il costo del denaro smette di sembrare prevedibile, anche la struttura delle obbligazioni torna a fare la differenza. E in questa differenza i Cct occupano uno spazio particolare.
Il confronto con i Btp, allora, non va letto come una sfida tra uno strumento buono e uno cattivo. Va piuttosto interpretato come un confronto tra due modi diversi di stare sul mercato obbligazionario italiano: uno più rigido, fondato sul rendimento fisso; l’altro più flessibile, costruito per adattarsi ai movimenti dei tassi. Capire questa distinzione è oggi molto più importante che inseguire soltanto il rendimento apparente. [...]
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