Non solo Big Tech. I settori dimenticati che potrebbero sorprendere gli investitori sono questi

Redazione Money Premium

23 Gennaio 2026 - 08:19

Non basta individuare settori con valutazioni basse, perché è necessario capire se tali valutazioni riflettano solo un eccesso di pessimismo o problemi strutturali di lungo periodo.

Non solo Big Tech. I settori dimenticati che potrebbero sorprendere gli investitori sono questi

Non è solo una bolla dell’intelligenza artificiale: sempre più analisti sostengono che i mercati statunitensi siano immersi in una vera e propria “everything bubble”, una fase in cui non soltanto i titoli tecnologici ma anche le obbligazioni societarie, l’oro e molti altri asset presentano valutazioni elevate. L’idea che tutto sia caro è diventata quasi un luogo comune, ma storicamente non è mai del tutto vera. Anche nei mercati più euforici esistono sempre segmenti trascurati, evitati dagli investitori e quindi potenzialmente interessanti per chi cerca opportunità controcorrente.

Un primo candidato evidente è rappresentato dalle small cap, che negli ultimi cinque anni hanno avuto una performance nettamente inferiore rispetto alle grandi capitalizzazioni. L’indice Russell 2000 è cresciuto molto meno dell’S&P 500, un risultato sorprendente se si considera che, in teoria, le aziende più piccole dovrebbero offrire rendimenti più elevati per compensare una maggiore volatilità. Le spiegazioni più diffuse chiamano in causa i vantaggi competitivi crescenti delle grandi aziende nell’economia digitale e il ruolo del private equity, che avrebbe acquisito molte delle migliori realtà di dimensioni ridotte prima che potessero emergere sui mercati pubblici. Tuttavia, invece di concentrarsi solo sulle small cap, è utile osservare anche all’interno delle large cap quali settori risultano oggi meno apprezzati.

Per misurare il sentiment del mercato si possono utilizzare le valutazioni rispetto alle medie storiche. Confrontando i multipli prezzo/utili prospettici dei vari settori dello S&P 500 con le rispettive medie degli ultimi dieci anni si ottiene una mappa imperfetta ma indicativa di dove si concentra l’ottimismo e dove prevale lo scetticismo. Questo tipo di analisi va interpretato con cautela perché alcuni settori sono stati distorti da eventi eccezionali come il periodo pandemico, mentre altri, come energia e finanziari, non sono sempre ben rappresentati dal rapporto prezzo/utili. Nonostante queste limitazioni, emergono alcuni comparti che appaiono meno cari rispetto alla loro storia recente, in particolare sanità, beni di consumo di base, utilities e immobiliare.

La sanità è un settore che negli ultimi anni ha vissuto una fase complicata, anche se di recente ha mostrato segnali di recupero. All’interno del comparto, le assicurazioni sanitarie sono tra le più impopolari, spesso sotto attacco politico e mediatico. Un esempio emblematico è UnitedHealth, il maggiore assicuratore statunitense, frequentemente criticato per il funzionamento del sistema sanitario nel suo complesso. Nonostante ciò, l’azienda ha mantenuto nel tempo una crescita degli utili relativamente stabile e il settore ha già dimostrato in passato di saper reggere periodi di forte impopolarità. Nel campo farmaceutico, invece, molti grandi gruppi sono valutati come se non dovessero più crescere, una visione che potrebbe rivelarsi eccessivamente pessimistica considerando i continui investimenti in ricerca e sviluppo e la ciclicità delle scadenze brevettuali.

Ancora più marcato è il disinteresse per i beni di consumo di base, che comprendono alimentari, bevande e prodotti per la casa. Secondo i sondaggi tra i gestori, questo settore risulta fortemente sottopesato nei portafogli globali ed è anche uno dei più colpiti dalle vendite allo scoperto. Le aziende di cibo confezionato faticano a crescere in un contesto di cambiamento delle abitudini alimentari, mentre i produttori di alcolici soffrono per una possibile riduzione dei consumi, soprattutto tra i più giovani. Il problema per l’investitore è che storicamente questi titoli tornano in auge soprattutto durante le grandi fasi di paura, quando il mercato cerca stabilità più che crescita. In assenza di una crisi profonda, il settore appare meno come una vera scommessa contrarian e più come una forma di protezione difensiva, ruolo che può essere svolto anche dalle obbligazioni.

Utilities e immobiliare vengono spesso considerati alternativi ai bond per via dei flussi di cassa relativamente stabili e dei dividendi. Le utilities, in particolare, negli ultimi anni hanno beneficiato indirettamente del boom dell’intelligenza artificiale, poiché la crescita dei data center richiede enormi quantità di energia. Questo ha permesso al settore di tenere il passo con un mercato dominato dalla tecnologia, almeno fino a pochi mesi fa, quando l’entusiasmo si è parzialmente raffreddato. Anche se oggi le valutazioni sono più contenute, è difficile sostenere che il settore sia davvero tra i più trascurati.

Diverso è il discorso per l’immobiliare. Nell’ultimo anno una larga maggioranza dei titoli immobiliari dello S&P 500 ha registrato cali significativi. L’aumento dei tassi di interesse, le difficoltà nel rifinanziamento del debito e i cambiamenti strutturali nel mercato degli uffici hanno messo sotto pressione l’intero comparto. Qui la distinzione tra aziende destinate a soffrire a lungo e quelle in grado di adattarsi diventa cruciale, ed è proprio in questo contesto che un approccio contrarian potrebbe avere senso, anche se richiede competenze specifiche e un’analisi molto selettiva.

In conclusione, se davvero i mercati statunitensi sono immersi in una bolla generalizzata, la ricerca di opportunità controcorrente diventa più complessa. Non basta individuare settori con valutazioni basse, perché è necessario capire se tali valutazioni riflettano solo un eccesso di pessimismo o problemi strutturali di lungo periodo. Sanità, beni di consumo di base e immobiliare offrono potenzialmente spunti interessanti, ma per ragioni molto diverse e con livelli di rischio altrettanto differenti. In un contesto in cui quasi tutto appare costoso, il vero investimento contrarian non consiste semplicemente nel comprare ciò che gli altri evitano, ma nel comprendere se le ragioni di quell’evitamento siano davvero destinate a persistere nel tempo.