L’AI sta uccidendo i dividendi. Perché i tuoi investimenti sicuri stanno morendo?

Redazione Money Premium

29 Maggio 2026 - 14:25

Risparmiatori italiani in trappola: l’AI ha reso inutili i titoli da cedola. Ecco perché si tratta di un cambiamento epocale.

L’AI sta uccidendo i dividendi. Perché i tuoi investimenti sicuri stanno morendo?

Il rapporto tra investitori e dividendi sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Per decenni i dividendi hanno rappresentato il pilastro fondamentale per milioni di risparmiatori, specialmente in Italia, dove la cultura del reddito passivo è particolarmente radicata.

Generazioni di famiglie hanno costruito i propri portafogli puntando su cedole regolari provenienti da grandi gruppi come Eni, Enel, Intesa Sanpaolo, Generali o Stellantis, con l’obiettivo di ottenere un flusso costante di reddito da affiancare alla pensione o semplicemente per dormire sonni più tranquilli.

Oggi però questa impostazione classica si trova di fronte a una sfida senza precedenti: l’esplosione dell’Intelligenza Artificiale sta cambiando radicalmente le priorità delle aziende quotate.

Il declino storico dei rendimenti da dividendo

Negli Stati Uniti, il dividend yield medio dell’S&P 500 è sceso intorno all’1%, un livello pericolosamente vicino a quello registrato durante la bolla dot-com del 2000. Questo non è un caso isolato. Le aziende più dinamiche e innovative del mercato americano stanno scegliendo di reinvestire quasi tutti i loro profitti nel business invece di distribuirli agli azionisti sotto forma di dividendi. Il risultato è un divario crescente tra chi punta sulla crescita aggressiva e chi invece si affida alla tradizionale generazione di reddito passivo.

Particolarmente emblematico è il caso dell’indice S&P 500 Dividend Aristocrats, che raccoglie le società considerate più affidabili perché hanno aumentato il dividendo ogni anno per almeno 25 anni consecutivi. Negli ultimi tre anni questo indice ha registrato la peggiore performance relativa rispetto all’S&P 500 dal 2000. Nel 2025 ha guadagnato appena il 7,2% contro quasi il 18% dell’indice generale. Anche nel 2026 il divario continua a essere evidente, con gli Aristocrats che faticano a tenere il passo dei titoli tecnologici legati all’AI.

Perché l’AI sta cambiando tutto

Il motivo di questo cambiamento è chiaro. L’esplosione dell’intelligenza artificiale ha creato una fame insaziabile di capitali. Aziende come Nvidia, Broadcom, Microsoft, Google e le nuove stelle emergenti nel settore stanno investendo decine di miliardi di dollari in data center, chip avanzati, infrastrutture e talenti. In questo contesto, pagare un dividendo generoso viene percepito quasi come uno spreco di risorse che potrebbero invece essere utilizzate per mantenere il vantaggio competitivo in una corsa tecnologica che procede a ritmi frenetici.

Questo fenomeno sta ridefinendo il concetto stesso di “buona azienda”. Per decenni gli investitori hanno premiato le società mature, con flussi di cassa stabili e politiche di remunerazione azionisti generose. Oggi il mercato sembra valorizzare soprattutto la capacità di un’azienda di crescere in modo esplosivo, anche a costo di non distribuire nulla o quasi ai propri azionisti. Metà dei titoli che hanno performato meglio nel 2026 non paga praticamente dividendi.

La situazione specifica per i risparmiatori italiani

Per l’investitore italiano medio, che spesso ha un’avversione al rischio più elevata rispetto all’investitore americano, i dividendi rappresentano ancora un elemento di tranquillità psicologica importante. Ricevere periodicamente dei soldi sul conto corrente aiuta a sopportare meglio le oscillazioni del mercato.Tuttavia, concentrarsi esclusivamente sui dividendi oggi può essere rischioso.

Il rendimento totale di un investimento, infatti, è dato sia dalla cedola sia dall’apprezzamento del prezzo del titolo. E in questa fase storica è proprio l’apprezzamento del capitale a fare la differenza. Molte società growth, pur non pagando dividendi, stanno creando enormi plusvalenze per chi ha saputo posizionarsi per tempo.La domanda che molti si pongono è quindi: come comportarsi in questa nuova era?

La risposta più ragionevole sembra essere quella di cercare un equilibrio. Ridurre gradualmente l’esposizione eccessiva ai titoli puramente da cedola senza abbandonarla del tutto, integrando nel portafoglio una componente di crescita legata ai megatrend tecnologici, in particolare all’intelligenza artificiale. Questo può avvenire sia attraverso singole azioni sia, più facilmente per il piccolo investitore, tramite ETF tematici o indicizzati sul settore tech.